Roberta Gili è managing director & owner di Italia Cargo, una realtà che dà al settore della logistica una valenza etica, trasportando farmaci e opere d’arte.
Roberta Gili lavora nel mondo della logistica da quasi quarant’anni. È stata la prima donna a guidare il Freight Leaders Council, un’associazione esclusiva per le eccellenze del settore. “Durante la prima assemblea con tutti i soci, mi si avvicinò un uomo chiedendomi chi fosse il presidente. Gli risposi che ero io e lui rimase di sale”, racconta oggi sorridendo.
Con la sua Italia Cargo, di cui è managing director & owner, è stata tra le cento eccellenze della mostra ‘Made in Italy impresa al femminile‘, tenutasi da pochissimo al Mimit.
Com’è iniziata la sua carriera nella logistica?
Ho iniziato nel 1986 e mi sono formata in un’azienda familiare. Prima di avviare la mia esperienza imprenditoriale con Italia Cargo sono stata top manager, sempre della stessa azienda, che nel frattempo era stata acquisita da un gruppo quotato in Borsa. In quell’occasione ho vissuto sulla mia pelle il gender pay gap.
Quando il Gruppo ha cessato il ramo di attività in cui lavoravo, in me è scattato un desiderio di rivalsa: volevo dimostrare di potercela fare, anche in un settore prettamente maschile. Quindici anni fa ho iniziato con la mia attività di spedizioni internazionali ed ho deciso di specializzarmi anche sui servizi ad alto contenuto tecnico-professionale.
Quindi anche sul trasporto di farmaci e opere d’arte.
Esatto. In particolare, nel caso dell’arte è fondamentale un attento studio degli imballaggi, degli itinerari, dei rischi e della documentazione – le opere d’arte antica infatti non possono essere movimentate liberamente, ma devono sempre essere corredate da idonee certificazioni e da specifiche autorizzazioni della Sovrintendenza – il tutto per far muovere l’opera in piena sicurezza e tutela del bene.
Che tipo di opere le è capitato di gestire?
Abbiamo avuto il piacere di trasportare 25 quadri di Leonardo Da Vinci e della sua grande scuola dall’Italia a Pechino nel cinquecentenario della morte del maestro. All’andata è stata una bellissima esperienza, al ritorno un incubo. Chiusa la mostra, infatti, è iniziato il lockdown in Cina e si sono fermati i trasporti, è stato complicatissimo far rientrare le opere.
Non si potevano ovviamente spedire via nave, molti aeroporti erano chiusi e i pochi voli che operavano erano tutti destinati al trasporto dei farmaci. Alla fine siamo riuscite a imbarcarle ‘last minute’ su un volo per l’Europa che però aveva uno scalo intermedio. Quella notte non ho dormito, nonostante avessi coordinato tutto nel transito e quando sono andata ad accoglierle mi sono sentita davvero sollevata.
Oltre alla cultura, trasportate anche i farmaci.
Il fil rouge è lo stesso: pianificazione e coordinamento, e poi selezione degli imballaggi, monitoraggio della temperatura controllata per salvaguardarne l’integrità e rispetto della sostenibilità. Trasportare farmaci, al di là del business, ha una valenza etica perché si contribuisce alla diffusione della salute e alla lotta alle patologie.
Durante il periodo di Covid-19 abbiamo fatto arrivare negli Stati Uniti i campioni biologici di sangue infetto dall’ospedale di Brescia, per consentirne lo studio all’immunologo Fauci. Il tutto alla temperatura di -80 gradi centigradi.
Trasporti come questo per noi hanno una duplice importanza perché non riguardano solo lo svolgimento del servizio, ma anche il contributo al benessere degli individui, come ho già detto. Attualmente ci occupiamo del trasporto di cordoni ombelicali, campioni biologici, farmaci anti-tumorali e salvavita.
E a volte ci sono emergenze da affrontare. Mi è capitato una volta di partire io stessa con una valigetta per non perdere tempo: sono stata in Sardegna per trasportare farmaci pediatrici ed essenziali che, seguendo le normali procedure, sarebbero arrivati troppo tardi. Il mondo della logistica è anche questo.
E poi cos’altro caratterizza la sua azienda?
Raggiungiamo 190 Paesi, compresa Cuba, dove siamo tra le pochissime imprese di spedizioni accreditate e l’unica azienda femminile.
Ci occupiamo, oltre che di farmaci e arte, anche di altre merci (il general cargo) e di progetti speciali: abbiamo trasportato ad esempio una pressa di 112mila chili – pesante cioè quanto un Boeing – dall’Italia al Messico. Siamo inoltre molto attenti alla sostenibilità ormai da anni ed abbiamo ottenuto la certificazione ESG; nelle nostre strutture utilizziamo energia elettrica al 100% green certificata da fonti rinnovabili, oltre ai veicoli a metano per la distribuzione nazionale.
Come dirige la sua squadra?
Applico una leadership partecipativa. Le mie scelte sono sempre condivise con i collaboratori. Da prima della pandemia ho inoltre adottato un metodo di lavoro che permetta di conciliare vita professionale e vita privata.
Questo consente alle donne di lavorare anche da casa: spesso l’obbligo di cura della famiglia ricade su di noi quindi volevo che questo tipo di attenzione caratterizzasse fortemente la mia azienda.
Cosa direbbe a una giovane donna che vorrebbe avvicinarsi al suo settore, ancora prevalentemente maschile?
Le direi di farlo e con entusiasmo perché avrebbe a che fare con un’attività stimolante, che dà l’opportunità di crescere sotto molti punti di vista, dal momento che non si tratta solo di svolgere una professione, ma anche di sviluppare una parte etica e valoriale. E poi le direi di coltivare la competenza perché l’impegno e la professionalità, assieme alla passione, fanno sempre la differenza. Questo settore può offrire molte opportunità alle donne in cerca di una professione.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)
