Rapporto Inps: più occupati, ma salari bassi e contratti discontinui pesano sulle pensioni

gabriele fava inps

Gli occupati crescono, ma salari bassi e discontinuità contrattuale minano il futuro assegno pensionistico. È questa la fotografia che emerge dal XXV Rapporto annuale dell’Inps, presentato dal presidente dell’istituto di previdenza, Gabriele Fava, nella sala della Regina alla Camera.

Nei primi mesi dell’anno in corso – si legge nel report – il tasso di occupazione sfiora il 63%, il tasso di disoccupazione è attorno al 5%, il numero di occupati è al massimo storico di oltre 24 milioni di unità, la quota di lavoratori dipendenti con contratti temporanei è al 14%. L’occupazione dipendente a tempo indeterminato, che ha stabilmente superato la soglia di 16 milioni di occupati, risulta essere il driver della crescita degli ultimi anni.

Tuttavia, la performance dell’occupazione italiana, se analizzata in prospettiva comparata, continua a presentare elementi di debolezza. Il tasso di occupazione, pur ai massimi storici, resta inferiore a quello delle principali economie europee e si accompagna a livelli ancora elevati di inattività, in particolare tra le donne e nelle regioni meridionali. Il persistente divario di genere, seppur in riduzione, rimane significativo e rappresenta uno dei principali fattori che limitano il pieno utilizzo del potenziale di lavoro disponibile.

Lavoratori dipendenti in Italia: sale il numero di stranieri

I lavoratori dipendenti pubblici e privati (esclusi domestici e operai agricoli) nel 2025 sono oltre 21 milioni, con una crescita di 2 milioni rispetto al 2019 (+10,3% sull’intero periodo, +1,6% in termini di 17 tasso medio annuo di crescita). La quota di lavoro dipendente svolto da stranieri nel 2025 risulta pari a poco più di 3 milioni di lavoratori, il 14,3% del totale. L’anno prima incidevano per il 13,7%, nel 2019 per l’11,4%. L’incremento è tutto attribuibile alla componente di provenienza extra Ue, passata da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025. È approfondito il fenomeno dell’invecchiamento degli occupati dipendenti, che si intreccia sia con le sottostanti dinamiche demografiche (invecchiamento generale della popolazione) sia con i problemi specifici delle classi di età in ingresso e in uscita.

Dal lato della domanda di lavoro, il sistema produttivo italiano continua a evolvere lungo direttrici che confermano tendenze di lungo periodo. Si registra una progressiva ricomposizione settoriale a favore dei servizi, che diventano il principale ambito di crescita dell’occupazione. Contestualmente, si osserva un aumento della dimensione media delle imprese (passata negli ultimi vent’anni da 7,5 a 9,6 dipendenti in media), pur in presenza di una struttura ancora fortemente caratterizzata dalla diffusione di micro-imprese, che nel 2025 rappresentano l’86% del totale delle imprese (ma impiegano il 23% del totale dei dipendenti).

La retribuzione media cresce ma non al ritmo dell’inflazione

Nel 2025 per i 21,045 milioni di dipendenti pubblici e privati (esclusi operai agricoli e domestici) la retribuzione media annua effettiva27 è stata pari a 27.649 euro, con una crescita del 3,6% rispetto all’anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019 (pre-COVID) corrispondendo a un Tasso Medio Annuo (TMA) del 2,3%.

Tuttavia, la crescita delle retribuzioni nominali non è stata sufficiente a compensare l’aumento dei prezzi registrato negli anni più recenti, determinando una perdita di potere d’acquisto in termini reali. Le politiche pubbliche hanno parzialmente attenuato questo effetto attraverso interventi di natura fiscale e contributiva, che hanno sostenuto i redditi netti soprattutto nelle fasce medio-basse, ma senza eliminare del tutto le criticità. L’analisi dei dipendenti occupati per tutto l’anno (full-year) a tempo pieno (full-time) mostra per la retribuzione mediana un aumento tra il 2019 e il 2025 del 10,8% in termini lordi ma del 19,2% in termini netti. Infine, un ultimo contributo analitico è ricavabile dall’analisi delle retribuzioni in chiave longitudinale. A tal fine è stata analizzata la variazione della retribuzione per i soggetti che sono risultati presenti nell’ambito del lavoro dipendente sia nel 2021 che nel 2025, quindi al netto di chi è entrato o uscito, e si è verificato che per i lavoratori che hanno mantenuto la stessa tipologia di orario contrattuale gli incrementi della retribuzione lorda annua sono stati attorno al 17-18%, quindi prossimi alla dinamica dell’inflazione. Ancora una volta, quindi, continuità e intensità lavorativa appaiono elementi cruciali nell’analisi delle dinamiche retributive

Ciò ha comportato che i redditi alti si siano difesi di più sul mercato (e comunque in maniera incompleta rispetto all’inflazione); i redditi medi e bassi, invece, sul mercato (retribuzione lorda) hanno ottenuto risultati nettamente inferiori, però sono stati soccorsi dagli interventi a carico della fiscalità generale fin quasi ad annullare l’impatto dell’inflazione.

Sussidi di disoccupazione: la NASpI è il più utilizzato

L’Inps riporta che i beneficiari di almeno una giornata di NASpI nel 2025 sono pari a 2,845 milioni, in lieve aumento (+0,4%) rispetto all’anno precedente. Nel 2024, a fronte di 2,834 milioni di beneficiari, la crescita era stata più sostenuta (+3,7%) rispetto al 2023. Nel 2025 l’incremento dei beneficiari si colloca in un contesto di moderata espansione dell’occupazione, con una dinamica più contenuta rispetto all’anno precedente sia per i contratti a termine (+0,3%) sia per quelli a tempo indeterminato (+1,2%). Prosegue, inoltre, la riduzione dei trattamenti riferiti ai lavoratori domestici (-5,6%), in linea con il calo già registrato nel 2024 (-5,8%) e coerente con la contrazione osservata nel settore. Quindi, continua a crescere la spesa relativa alla NASpI (inclusi gli oneri per contributi figurativi), che passa da 16.983 a 17.934 milioni di euro (+5,6%).

Accanto alla NASpI, le altre due principali forme di sostegno al reddito dei disoccupati riguardano gli operai agricoli e i collaboratori coordinati a progetto, assegnisti e dottorandi: si tratta della disoccupazione agricola e della DIS-COLL. Nel 2025 gli operai agricoli beneficiari del sussidio di disoccupazione sono pari a 512 mila, in diminuzione rispetto al 2024 (-2,3%) e al 2023 (-4,8%). Nel 2025 i beneficiari risultano pari a circa 36 mila, in aumento del 22,8% rispetto al 2024 e del 28,8% rispetto al 2023.

Crescono i contributi sociali

I contributi sociali nel 2025 sono risultati pari a 273 miliardi di euro (10 miliardi in più rispetto al 2025) e la componente delle agevolazioni (sgravi e sottocontribuzioni) ha inciso per l’8,4%. Tale quota era nettamente maggiore l’anno prima (15,5%): la differenza è dovuta alla conclusione della misura temporanea di riduzione dell’aliquota Ivs a carico dei dipendenti (sostituita da interventi di natura fiscale).

Fava assicura: “La sostenibilità previdenziale si costruisce dentro il mercato del lavoro”

Durante la presentazione del Rapporto Inps, Fava ha voluto anche ricordare che “la previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione”.

Poste Italiane Dic 25

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