Intervista a Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi.
Nel nostro Paese aumentano le richieste di supporto psicologico, soprattutto tra i più giovani. La complessità della società di oggi produce, infatti, una sovrapposizione di stimoli provenienti da più realtà, quella fisica, quella digitale e quella virtuale, che crea spesso disorientamento e confusione. Gli investimenti nel settore però risultano ancora scarsi.
Ne parliamo con la dottoressa Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi.
Dottoressa Gulino, lei è la prima presidente donna del Cnop. Quale significato ha per lei questo ruolo?
È sicuramente una grande emozione ricoprire questa carica. Siamo circa 144.000 iscritti e la maggior parte di noi sono donne.
Per me è un motivo di grande orgoglio e profondo entusiasmo poter rappresentare, per la prima volta, questa maggioranza anche a livello istituzionale. Di ciò è contenta anche l’intera comunità professionale, che si riconosce sempre di più in una leadership rappresentativa, inclusiva e attenta alle esigenze della nostra categoria.
Quali sono gli obiettivi che si è prefissata a livello nazionale?
Mi piacerebbe, in continuità con la precedente consiliatura e con l’esperienza maturata come presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, continuare a lavorare per l’introduzione e il consolidamento dello psicologo di base. È fondamentale intercettare i bisogni delle persone il prima possibile, perché spesso non si riesce ad agire in ottica preventiva e direttamente accessibile.
Lo psicologo di base ha proprio questa funzione: cogliere segnali di disagio che altrimenti rischierebbero di rimanere sommersi nella quotidianità. Immagino una figura professionale presente sul territorio, ad esempio all’interno delle Case della Comunità, dove possa rappresentare un punto di riferimento accessibile per tutti.
Un altro obiettivo per me prioritario è promuovere la presenza stabile dello psicologo nelle scuole. È importante che ci siano queste figure nei contesti in cui le persone vivono: che si tratti di bambini, adolescenti o adulti, dobbiamo portare il supporto psicologico là dove nasce il bisogno.
Come mai crescono le richieste di prestazioni psicologiche nel nostro Paese?
Il fenomeno ha una doppia lettura. Da un lato, è un segnale positivo: l’aumento della richiesta di prestazioni psicologiche indica che recarsi dallo psicologo non è più un tabù, come lo era 20 o 30 anni fa. È un segnale importante di maturazione culturale e di superamento dello stigma legato alla salute mentale. Questo cambiamento è particolarmente evidente tra i giovani, che stanno mostrando una nuova consapevolezza nel prendersi cura del proprio benessere psicologico.
Dall’altro lato, però, non possiamo ignorare il fatto che questo aumento di richieste ci racconti anche un disagio psicologico sempre più diffuso. Le problematiche c’erano già prima della pandemia, ma dal 2020 in poi abbiamo assistito a un’impennata dei casi di sofferenza psichica, con sintomi e condizioni che sono diventati più frequenti e, in molti casi, più gravi.
Quali sono le difficoltà che la società di oggi si trova ad affrontare?
Le difficoltà sono molteplici e riflettono la crescente complessità del mondo in cui viviamo. Oggi ci troviamo immersi in più realtà contemporaneamente: quella fisica, quella digitale e quella virtuale e questo moltiplicarsi di stimoli rende la vita quotidiana sempre più frenetica e disorientante.
Uno dei problemi principali è proprio la difficoltà nella gestione del tempo. Siamo costantemente di corsa, incapaci di fermarci ma non siamo macchine: siamo persone.
Un’altra grande difficoltà è legata all’idea, ormai pervasiva, di perfezione. Dobbiamo avere un’immagine sociale impeccabile, un aspetto fisico adeguato a certi standard, una vita “da copertina”.
Ma questo modello semplicemente non esiste. È importante, quindi, imparare ad accettarci per ciò che siamo, senza rincorrere obiettivi irrealistici e senza pretendere da noi stessi più di quanto possiamo davvero sostenere.
In Italia gli investimenti sulla salute mentale sono ancora ridotti. Come mai?
Sebbene sia positivo che la domanda di prestazioni psicologiche stia aumentando, a livello culturale si continua ad associare la salute principalmente alla dimensione fisica e alla assenza di malattia. Si tende a considerare il benessere in termini di organi, sangue, disfunzioni corporee. Per questo motivo la spesa sanitaria destinata alla salute psicologica e mentale rimane ancora molto bassa, riflettendo una visione riduttiva della cura della persona.
La nostra Costituzione, in realtà, tutela il diritto alla salute senza distinzioni, una salute globale che dovrebbe includere anche quella psicologica. Purtroppo, solo circa il 5% degli psicologi è inserito all’interno del servizio pubblico nazionale, e questo dato è davvero basso e sconfortante se pensiamo all’aumento esponenziale del disagio mentale, dell’inasprimento di certi fenomeni sociali, del dilagare di solitudini e isolamento.
Per questo motivo reputo urgente investire con coraggio sulla salute e aumentare le risorse da mettere a disposizione del benessere delle persone.
Il bonus psicologico non è sufficiente per far fronte a queste necessità?
In caso di emergenza, il bonus psicologico si è rivelato una misura utile, ma resta una soluzione limitata. La stessa parola “bonus” suggerisce qualcosa di temporaneo e circoscritto, mentre la psicologia riguarda un intervento continuo e strutturato per gestire momenti critici e trasformativi o periodi di stress prolungati che possono invalidare la vita delle persone.
Il bonus, infatti, è una misura una tantum e l’entità economica non è sufficiente a coprire in modo adeguato le esigenze di chi ha bisogno di supporto psicologico a lungo termine.
Mi auguro che nel futuro prossimo si possa andare oltre, con servizi psicologici strutturali che siano garantiti a livello nazionale, proprio come accade con il medico di medicina generale. Lo psicologo di base, così come lo psicologo a scuola, dovrebbero essere figure di riferimento accessibili a tutti, integrate nel sistema sanitario pubblico.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)
