Per competere con la Cina, l’industria della difesa statunitense deve sfruttare il capitale di rischio privato e le tecnologie a duplice uso (civile e militare) per rivoluzionare il proprio approccio nell’era dell’intelligenza artificiale. È questo il messaggio emerso con forza durante un ampio dibattito al summit tecnologico Fortune Brainstorm Tech di quest’anno, tenutosi ad Aspen, in Colorado.
Gli Stati Uniti dipendono da catene di approvvigionamento vulnerabili per minerali critici e componenti ad alta tecnologia. Secondo un gruppo di investitori ed executive in prima linea nel settore, mantenere un vantaggio competitivo richiederà partnership più profonde tra pubblico e privato, oltre a una modernizzazione delle modalità con cui il governo acquisisce e sviluppa l’innovazione. Tra i partecipanti al dibattito figuravano Teresa Carlson, amministratrice delegata del General Catalyst Institute, Jon Garrity, CEO della startup di tecnologia militare Tagup nata al MIT, Aidan Madigan-Curtis, partner del fondo di venture capital Eclipse, e Peter Wilczynski, chief product officer della società di intelligenza spaziale Vantor.
In particolare, il gruppo ha avvertito che il controllo esercitato dalla Cina sulle terre rare e sui minerali critici – che Pechino ha dimostrato di essere disposta a utilizzare come strumento politico – rappresenta una minaccia significativa per la sicurezza nazionale americana. Inoltre, la maggior parte dei componenti utilizzati per asset strategici come le grandi navi da guerra dipende da un unico fornitore. I relatori hanno anche sottolineato come le infrastrutture statunitensi per la produzione di munizioni siano sostanzialmente ferme dalla Seconda Guerra Mondiale e come il Paese sia in netto ritardo nella produzione di droni.
“Hanno una capacità nel campo dei droni tattici migliaia di volte superiore alla nostra”, ha dichiarato Aidan Madigan-Curtis riferendosi alla Cina. “Sono gli unici a possedere un ecosistema della robotica davvero solido. Noi semplicemente non abbiamo questa capacità”.
Le osservazioni del panel hanno ripreso alcuni temi affrontati in precedenza durante il Brainstorm Tech da Brian Schimpf, CEO della società di tecnologia militare Anduril, che aveva avvertito come la catena di approvvigionamento dell’esercito statunitense sia pericolosamente impreparata alla guerra moderna. Un esempio è rappresentato dal rapido esaurimento dell’arsenale americano durante il conflitto con l’Iran. Gli Stati Uniti hanno infatti utilizzato circa 850 missili Tomahawk in quattro settimane di combattimenti, consumando rapidamente una riserva che il Pentagono stava ricostituendo al ritmo di circa 90 missili all’anno.
Washington osserva con crescente preoccupazione queste vulnerabilità, sia sul piano della difesa tradizionale sia su quello del software. La scorsa settimana il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per creare un quadro volontario che consenta al governo federale di valutare per un massimo di un mese i rischi per la sicurezza nazionale legati ai sistemi di intelligenza artificiale più avanzati prima della loro diffusione pubblica. I piani per una nuova direttiva sulla cybersicurezza legata all’IA sono arrivati dopo l’annuncio di aprile da parte di Anthropic del suo modello più avanzato, Claude Mythos, che l’azienda ha definito troppo potente per essere rilasciato pubblicamente e che è stato testato con alcune società private. Martedì, la società ha comunque distribuito una versione ritenuta sicura del modello.
Durante il dibattito di lunedì, Madigan-Curtis ha inoltre evidenziato i nuovi sviluppi nel settore degli armamenti spaziali, citando startup come True Anomaly, impegnata nello sviluppo di una “costellazione di satelliti offensivi” progettata specificamente per la U.S. Space Force.
Secondo Madigan-Curtis, i progressi dell’intelligenza artificiale stanno costringendo Washington a creare nuovi quadri normativi in tempo reale, come dimostra il recente memorandum presidenziale dedicato all’IA.
Dal canto suo, Jon Garrity di Tagup ha sottolineato che l’intelligenza artificiale consente oggi alle forze armate di affrontare un problema storico: misurare con precisione produzione e prontezza operativa. Per colmare il divario manifatturiero e industriale rispetto alla Cina, gli Stati Uniti dovranno necessariamente fare leva sull’IA.
“Per la prima volta, grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale, a nuovi sistemi di rilevamento e a una maggiore disponibilità di dati, possiamo realmente collegare input e output”, ha affermato Garrity. “Si tratta di una capacità completamente nuova che credo trasformerà molto rapidamente il nostro modo di concepire la catena di approvvigionamento”.
L’articolo originale è su Fortune.com
