Soltanto negli ultimi vent’anni l’Italia ha perso due milioni di giovani lavoratori, un campanello d’allarme rivolto alla politica e al sistema Paese.
I giovani e il lavoro sono una big issue italiana. Si studia fino a tardi, si rinvia l’ingresso nel mercato del lavoro, quando si trova un impiego i salari sono bassi e serve ancora l’aiuto economico dei genitori. Obiettivamente, un giovane oggi ha poche ragioni per restare in Italia e diverse buone ragioni per andare altrove, alla ricerca di opportunità migliori, di un mercato del lavoro più aperto e premiante, di una stabilità lavorativa che non è sinonimo di ‘posto fisso’ ma è precondizione per ‘fissare’ in un luogo i propri piani di vita.
Tra calo demografico e fuga di migliaia di giovani altamente qualificati, si calcola che soltanto negli ultimi vent’anni l’Italia abbia subito una perdita netta di oltre due milioni di giovani lavoratori, un campanello d’allarme rivolto alla politica e al sistema Paese, a partire dalle imprese, circa l’urgenza di misure mirate a invertire la rotta.
Un Paese senza giovani non ha futuro. In un rapporto sul mercato del lavoro recentemente pubblicato, il Cnel mette in evidenza l’elevato numero di italiani inattivi: si tratta del 33,4% della fascia di persone in età da lavoro, di cui 7,8 milioni sono donne. Rispetto alla media europea, il tasso di inattività riferito alla popolazione italiana con età compresa tra i 15 e i 74 anni è superiore di 7,5 punti percentuali (Italia 42,2%, Europa 34,7% nel 2024).
I neet, intesi come i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in un percorso di formazione, sono circa 1,34 milioni, un numero tra i più elevati in Europa. Indagando sulle cause della inattività, si scopre che il 33,6% dei neet sono disoccupati, mentre il 66,4% sono persone inattive, delle quali il 33,9% non cerca attivamente lavoro e il restante 32,5% costituisce le cosiddette ‘forze di lavoro potenziali’, costituite cioè dagli inattivi disponibili a lavorare ma non alla ricerca attiva di un’occupazione e dagli inattivi che cercano un’occupazione ma non sono disponibili immediatamente.
L’incidenza dei neet al Sud è maggiore che al Nord, tra i diplomati è maggiore che tra i laureati (dove pure il valore rimane elevato: al Sud il 17,7% dei neet possiedono un titolo di laurea, contro il 12,7% del Centro e il 7,9% del Nord). È uno scenario desolante: nel momento in cui ci si affaccia alla vita con una montagna di progetti e desideri, una quota considerevole di giovani appare come immobile, ferma.
Ciò non accade, va da sé, per i nostri ‘Magnifici 40’, i quaranta top manager che si sono distinti nei rispettivi ambiti professionali e che anche quest’anno, immancabilmente, animano la lista dei ‘40 under 40’. Il percorso professionale che ha condotto questi giovani Quaranta in posizioni di assoluto rilievo, a dispetto della giovane età e in controtendenza in un Paese strutturalmente ‘attempato’, è una speranza per chi lavora sodo, con sacrificio e dedizione. C’è una ‘meglio gioventù’ che fa grande l’Italia, e noi di Fortune Italia siamo orgogliosi di accendere i riflettori su chi coltiva sogni e ambizioni.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)
