Il Segretario al Tesoro Scott Bessent (nella foto in evidenza) ha criticato la Federal Reserve lunedì, sollecitando pubblicamente un’indagine approfondita sul funzionamento e sull’efficacia della banca centrale. In un’intervista rilasciata alla CNBC, Bessent ha messo in dubbio che la Fed abbia realmente adempiuto al proprio mandato, lanciando una critica pubblica che, arrivando da parte della più alta carica economica della nazione, è molto inusuale. La critica è rivolta proprio nei confronti della banca centrale in un momento cruciale per la politica economica degli Stati Uniti. Le sue dichiarazioni arrivano nel mezzo di una raffica di attacchi dell’amministrazione Trump alla Fed durante l’estate.
Parlando da Washington, Bessent ha paragonato l’indagine proposta a una revisione di sicurezza come quelle condotte da altre agenzie federali, come la Federal Aviation Administration. “Dobbiamo esaminare l’intera istituzione della Federal Reserve e valutare se abbia avuto successo”, ha dichiarato Bessent al programma “Squawk Box” della CNBC. “L’organizzazione ha raggiunto il suo obiettivo? Se fosse la FAA e ci fossero stati così tanti errori, ci chiederemmo cosa è andato storto”.
Bessent ha inoltre accusato la Federal Reserve di “allarmismo” in merito alle pesanti tariffe imposte dal presidente Trump sulle importazioni, osservando: “Ci sono stati allarmismi sulle tariffe, ma finora abbiamo visto pochissima, se non nessuna, inflazione. Abbiamo avuto ottimi dati sull’inflazione”, ha detto, citando l’ultimo dato che segna l’inflazione annuale al 2,7% a giugno, sebbene leggermente superiore alle attese e al massimo da febbraio. Tuttavia, l’inflazione non si è manifestata nella misura prevista da molti economisti e dalla Fed, che si confrontano con un “mistero da 100 miliardi di dollari”. Morgan Stanley ha definito gli effetti delle tariffe un “mosaico” in evoluzione con impatti “idiosincratici” sull’economia, destinati a generare 2.700 miliardi di dollari nel prossimo decennio.
Ha poi criticato quella che considera una rigidità intellettuale all’interno della Fed, affermando che l’istituzione non riesce a “uscire da un certo schema mentale”, aggiungendo: “Tutti questi PhD là dentro… non so cosa facciano”, esprimendo frustrazione per gli economisti alla guida delle decisioni dell’istituto.
La campagna di pressione
La richiesta di un’indagine da parte di Bessent arriva in un momento di crescente tensione tra l’amministrazione Trump e il presidente della Fed, Jerome Powell. Molti funzionari dell’amministrazione hanno criticato apertamente Powell, dopo che Trump ha espresso su social media la propria frustrazione per il rifiuto del presidente della Fed di abbassare i tassi d’interesse, giustificato dal rischio di un’inflazione fuori controllo. Trump sostiene che l’indecisione della banca centrale sia costata “centinaia di miliardi di dollari” all’economia. Jeffrey Roach, capo economista di LPL Financial, ha dichiarato a Fortune che portare i tassi all’1%, come vorrebbe Trump, sarebbe un risultato “assurdo”.
Sebbene Trump abbia recentemente ridimensionato le voci su una possibile rimozione di Powell, Bessent ha evitato di commentare se avesse sconsigliato direttamente questa opzione, sottolineando invece la necessità di indagare l’intera istituzione, non solo la sua leadership. All’inizio di luglio, Bessent era stato il primo funzionario dell’amministrazione a confermare che la Casa Bianca aveva avviato formalmente il processo per selezionare un successore di Powell.
Nelle ultime settimane, anche altri funzionari come il direttore del Consiglio economico nazionale Kevin Hassett e il presidente della Federal Housing Finance Authority Bill Pulte hanno criticato Powell per i 2,5 miliardi di dollari destinati alla ristrutturazione della sede della Fed a Washington. Powell aveva risposto a queste critiche pochi giorni prima delle dichiarazioni di Bessent. Nel fine settimana, l’Associated Press ha riportato un conflitto tra Casa Bianca e Fed su quale materiale utilizzare nella ristrutturazione: vetro o il più costoso marmo, preferito dall’amministrazione Trump secondo i verbali delle riunioni. A peggiorare il clima, lunedì alcuni parlamentari repubblicani hanno inviato una segnalazione penale contro Powell, accusandolo di aver rilasciato dichiarazioni false al Congresso sui lavori di ristrutturazione. Powell, dal canto suo, ha chiesto all’ispettore generale della Fed di avviare una revisione per garantire trasparenza.
Mercati e indipendenza
L’indipendenza della Federal Reserve è considerata un pilastro della credibilità economica degli Stati Uniti sui mercati globali. Alcuni funzionari della Casa Bianca e operatori di mercato temono che attacchi crescenti possano minare la fiducia nelle istituzioni. Il leader della maggioranza al Senato John Thune ha sottolineato come i mercati sembrino sostenere un ruolo indipendente della Fed, mentre Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha respinto l’idea che ci sia un processo formale in corso per sostituire Powell, affermando che l’indipendenza della banca centrale è “assolutamente fondamentale”. È opinione diffusa che la perdita di indipendenza della Fed comporterebbe un crollo della credibilità economica americana, e Deutsche Bank ha ipotizzato uno scenario in cui, se Trump rimuovesse Powell prima della fine del mandato, il dollaro e il mercato obbligazionario potrebbero crollare.
Nonostante le tensioni politiche, Bessent ha ribadito che sarà Trump a decidere in ultima istanza sul futuro della leadership della Fed. I mercati sembrano rispondere come descritto da Thune, con i titoli azionari che hanno toccato nuovi massimi a luglio grazie a un rapporto sull’occupazione migliore del previsto e a un aumento sia delle vendite al dettaglio che della fiducia dei consumatori. Tutti elementi che contribuiscono proprio a ciò che Trump vorrebbe evitare: il mantenimento dei tassi d’interesse invariati.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com
