Usa, rischio zero crescita occupazionale nei prossimi 5 anni

trump presidente usa

Mentre il mercato del lavoro statunitense mostra segnali evidenti di rallentamento, uno dei principali strateghi di Wall Street lancia un importante monito: negli Usa, la forza lavoro è schiacciata da una crisi demografica e con cambiamenti epocali in atto nelle politiche migratorie, che rendono del tutto possibile che “nei prossimi cinque anni non ci sia alcuna crescita del numero di lavoratori”.

Le implicazioni, secondo David Kelly, chief global strategist di JPMorgan Asset Management, sono profonde sia per la Federal Reserve che per gli investitori, prima fra tutte, la necessità di una prudenza eccezionale prima di procedere a tagli dei tassi d’interesse.

Kelly, nella sua nota settimanale “Notes on the Week Ahead”, ha analizzato le conseguenze – e forse i danni – del sorprendente report sull’occupazione di venerdì, che ha rivisto al ribasso la creazione di posti di lavoro di maggio e giugno di ben 258.000 unità. Inoltre, a luglio, le aziende hanno aggiunto solo 73.000 posti di lavoro, contro una stima di consenso di 110.000. La media trimestrale degli ultimi tre mesi si è così attestata a un misero incremento di 35.000 posti mensili. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,2% a luglio, mentre sia il numero degli occupati sia il tasso di partecipazione alla forza lavoro hanno continuato a diminuire.

Kelly ha inoltre evidenziato segnali di tensione nel mercato del lavoro, in particolare la discesa del tasso di partecipazione dal 62,65% di luglio 2024 al 62,22% di luglio 2025. In termini assoluti, si tratta di quasi 1,2 milioni di persone in meno (di età pari o superiore a 16 anni) che lavorano o cercano attivamente un impiego.

Secondo Kelly, circa la metà di questo calo è dovuta agli americani che vanno in pensione, ma ha sottolineato che la partecipazione è diminuita anche nella fascia d’età 18-54 anni.

Questi segnali di restrizione nell’offerta di lavoro rappresentano, a suo dire, il contesto decisivo per affrontare il tema più ampio della disponibilità di forza lavoro nell’economia. Le tendenze strutturali di lungo periodo indicano che la Federal Reserve e il presidente Jerome Powell si troveranno di fronte a sfide enormi nel combattere l’inflazione—con sempre minori possibilità di quel taglio dei tassi tanto atteso dai mercati.

Il problema strutturale della forza lavoro negli Usa

L’invecchiamento della popolazione e il calo del tasso di partecipazione al lavoro segnalano un problema più profondo e strutturale, destinato a perdurare negli anni a venire.

Kelly ha richiamato le proiezioni del Census Bureau, secondo cui la popolazione in età lavorativa (18-64 anni) si contrarrà nei prossimi anni se l’immigrazione non tornerà ai livelli precedenti. In particolare, il numero di persone in questa fascia d’età calerà di oltre 300.000 unità nell’anno che si concluderà a luglio 2026, e continuerà a scendere a un ritmo simile fino al 2030. L’onda dei pensionamenti e le recenti modifiche ai principali programmi migratori stanno ulteriormente prosciugando l’offerta di lavoro, limitando il potenziale di crescita dell’economia.

Il dilemma della Fed: inflazione, crescita e pressioni politiche

Questo “squeeze” avviene in un momento in cui la Federal Reserve è sottoposta a fortissime pressioni politiche per abbassare i tassi d’interesse: il presidente Trump e i suoi alleati chiedono una politica monetaria più accomodante per compensare gli effetti delle nuove tariffe e sostenere mercati in difficoltà.

Tuttavia, Kelly avverte che la banca centrale deve agire con estrema cautela, poiché tagliare i tassi in un mercato del lavoro strutturalmente rigido rischia di alimentare inflazione salariale e dei prezzi, invece di rilanciare la crescita economica.

Kelly ha osservato che, dall’inizio del XXI secolo, la crescita economica statunitense ha registrato una media del 2,1% annuo, trainata in gran parte da un incremento della forza lavoro dello 0,8% l’anno.

“Partendo da una situazione di piena occupazione, considerando il continuo pensionamento della generazione dei baby boomer e ipotizzando che nei prossimi anni le espulsioni e le partenze volontarie di immigrati annullino completamente i nuovi ingressi, è del tutto possibile che nei prossimi cinque anni non si registri alcuna crescita della forza lavoro”, ha aggiunto.

In tal caso, l’economia crescerà più lentamente, secondo Kelly, “e sarà in grado di crescere più lentamente senza accendere un’inflazione più alta”.

Per la Fed, il messaggio è chiaro: estrema cautela su ogni eventuale taglio dei tassi. Per gli investitori, è un monito a ridimensionare le aspettative di rapidi guadagni economici o di un mercato toro sostenuto da denaro facile. In altre parole, l’“eccezionalismo” americano non può più essere dato per scontato.

Gli investitori, conclude Kelly, “non dovrebbero più scommettere in modo generalizzato su una forte ondata di crescita economica americana o su un imminente ribasso dei tassi d’interesse”.

L’articolo originale è su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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