Oxford Economics avverte che l’economia Usa dipende troppo dagli investimenti tecnologici. Se il settore rallenta, il Paese diventa vulnerabile. Adam Slater, economista capo, spiega che senza la tecnologia il PIL sarebbe cresciuto appena quest’anno. Un calo del settore potrebbe portare la crescita sotto l’1% nel 2026 e rallentare anche l’economia globale. Pur essendo meno grave rispetto alla bolla dot-com, il livello record di azioni detenute dalle famiglie aumenta il rischio di difficoltà finanziarie se i prezzi crollano.
Gli economisti discutono sull’andamento dell’economia americana, ma tutti concordano su un punto: la crescita recente è stata guidata dagli investimenti tecnologici.
Entusiasmo per l’innovazione
Negli ultimi anni, investitori e aziende hanno avuto molto di cui entusiasmarsi. Lo sviluppo rapido dell’intelligenza artificiale ha cambiato le aspettative sull’efficienza delle imprese e sul futuro del lavoro.
Wall Street ha già vissuto momenti simili. La frenesia dot-com ha creato molti nomi celebri, ma ha anche generato una bolla che ha cancellato trilioni di dollari di capitalizzazione.
Gli analisti sanno che aspettative troppo ottimistiche possono deludere. Persino Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha avvertito che alcune parti del ciclo di investimento attuale potrebbero rivelarsi una bolla.
Scenari di rallentamento del tech
Nuove simulazioni di Oxford Economics mostrano che il fallimento di queste aspettative potrebbe rallentare seriamente l’economia americana.
Adam Slater spiega: “Il settore tecnologico ha guidato la crescita statunitense recente grazie ai prezzi azionari in aumento e agli investimenti in macchinari e software. Se il settore rallenta, gli Stati Uniti diventano vulnerabili. Senza investimenti tech, nel primo semestre del 2025 il PIL sarebbe cresciuto a malapena e gli investimenti delle imprese sarebbero diminuiti”.
Oxford Economics ha simulato due scenari legati a un rallentamento del settore tecnologico, con calo degli investimenti e dei prezzi azionari.
Scenario 1: rallentamento centrato sugli Usa
Nel primo scenario, centrato sugli Stati Uniti con effetti internazionali limitati, il PIL domestico scenderebbe allo 0,8% nel 2026. Slater lo definisce “un flirt con la recessione”. Gli effetti a catena rallenterebbero anche l’economia globale, riducendo la crescita prevista dal 2,5% al 2%.
Scenario 2: shock internazionali
Nel secondo scenario, Oxford Economics ha simulato shock più ampi sui mercati internazionali, simili al 2002, con volatilità che dura diversi trimestri. Gli effetti per gli Usa si aggiungerebbero ai danni del primo scenario, portando il PIL mondiale all’1,7% nel 2026. Messico, Canada e alcune economie asiatiche – Vietnam, Taiwan, Corea del Sud e Malesia – subirebbero perdite significative.
Slater aggiunge: “In tutte queste economie, il PIL scenderebbe di almeno l’1,5% entro il 2027 rispetto allo scenario base”.
Rischio più contenuto rispetto alla bolla dot-com
Slater sottolinea che il rallentamento tech sarebbe significativo, ma meno grave della bolla dot-com negli Usa.
Dal punto di vista azionario, ci sono alcuni parametri di riferimento. Se le azioni tech fossero crollate come nella bolla dot-com nel 2021-2022, avrebbero perso un terzo del valore. Tra dicembre 2024 e aprile 2025, il calo sarebbe stato del 19%.
Slater continua: “Per riportare le valutazioni tech alla media degli ultimi dieci anni, il calo sarebbe del 35%. La media di tutti questi scenari indica un calo delle azioni tech di circa il 25%. È molto meno grave del crollo dot-com, ma può comunque colpire duramente l’economia. Le famiglie americane oggi sono molto più esposte a un sell-off azionario rispetto a 25 anni fa”.
Le partecipazioni azionarie dirette e indirette rappresentano circa il 250% del reddito disponibile, contro il 180% del 2000. Circa il 60% delle famiglie possiede azioni, con esposizione concentrata tra i redditi più alti, che rappresentano il 45-50% della spesa dei consumatori.
L’articolo originale è su Fortune.com
