Difesa, la chiave è il dual use

difesa

Quando l’Esg è diventato una bolla, c’era – tra le altre – una parola probita: ‘militare’. La bolla è evaporata anche per un nuovo mantra: ‘difesa’, che concentra intorno a sé un grande consenso perché intimamente connesso all’obiettivo (desiderio?) di una pace duratura (sostenibile?) che può ragionevolmente essere la prospettiva di chi si reputa preparato ad una eventuale guerra.

Pace e prosperità: il sogno fondativo dell’Ue: le spese europee per la Difesa sono previste in crescita di circa 1.000 mld di euro per il 2030, finalizzate alla creazione di un nuovo ecosistema di attori, tecnologie e strumenti idonei non solo a mettere in sicurezza un futuro di pace, ma altresì a generare un indotto di ‘dual use’ capace di più che triplicare quella spesa in termini di Pil generato nei settori della ricerca, dell’energia, della medicina, del farmaceutico, dell’alimentare, dello spazio, della logistica, delle comunicazioni e delle infrastrutture, della formazione e dell’education. A tali settori stanno già affluendo ingenti investimenti ed un certo surriscaldamento delle valutazioni si è già innescato.

Tuttavia, tanto è semplice il termine difesa (e legittime le aspettative di prosperità che esso sottende) tanto è complessa la sua realizzazione, che si alimenta d’importanti questioni aperte ed imperativamente da risolvere tutte insieme affinchè quella spesa e quell’indotto siano efficaci.

Questioni che non riguardano solo ipotesi circa la ‘capacità industriale’ della difesa (quali saranno le armi del futuro, chi le produrrà ed in quali Paesi, quale sarà l’obsolescenza tecnologica di quella capacità e delle sue produzioni, se il disporre di capacità produttiva di tale genere possa generare o no la necessità del suo uso) e ipotesi relative a dove si svolgerà una guerra (terra, aerospazio, sul mare e sotto il mare, cyberspazio), ma altresì relative alle strategie di difesa possibili (dalle missioni di peacekeeping, alla deterrenza, all’intelligence), fino ai presupposti politici della difesa stessa (il consenso sull’identificazione di un nemico comune, la scelta di alleanze e la costruzione di filiere di fornitura tra alleati, il controllo di contrastanti desideri di sovranità e delle possibili mistificazioni strumentali a realizzarli).

Il nostro quotidiano generà esigenze di difesa sempre più pressanti, perché stiamo assistendo a guerre complesse delle quali siamo più o meno informati e più o meno consapevoli, e rispetto alle quali crediamo di essere più o meno coinvolti ma che stanno tutte modificando inesorabilmente il nostro modo di vivere, di organizzare e di sognare.

Conflitti palesi e potenziali, che si delineano su due o più fronti avversi, con amici e nemici a geometria variabile, che si realizzano con strumenti ed obiettivi non solo fisici: conflitti latenti ed ‘embedded’ nella vita sociale, economica e finanziaria innescati dalle disparità sociali, dall’intelligenza senza sapienza, dall’analfabetismo informatico, dalle fake intention che diventano fake news.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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