La padronanza dell’intelligenza artificiale sta diventando un requisito di base in tutti i settori e, per alcuni professionisti con esperienza nel tech, rappresenta persino un vantaggio salariale. È anche lo strumento con cui leader come Emma Grede stanno mettendo al sicuro il proprio futuro professionale.
“Non abbiamo altra scelta che rendere le nostre carriere a prova di AI”, ha dichiarato la cofondatrice di Skims. Grede ha dichiarato di dedicare ogni sei settimane quello che definisce un vero e proprio “AI day”, una giornata intera per “sedersi e imparare” le nuove frontiere della tecnologia. “Sto incoraggiando ogni persona del mio team, in particolare le donne, a fare esattamente lo stesso”, ha affermato. “Non è più opzionale: o lo facciamo, o restiamo indietro.”
Il brand Skims
Chief product officer di Skims, Grede ha lanciato il brand nel 2019 insieme a Kim Kardashian e a Jens Grede. All’inizio di novembre, il marchio di shapewear ha raccolto 225 milioni di dollari raggiungendo una valutazione di 5 miliardi in un nuovo round guidato da Goldman Sachs Alternatives.
L’imprenditrice britannica, con un patrimonio stimato in 405 milioni di dollari e nella lista di Forbes delle donne self-made più ricche d’America per il quarto anno consecutivo, ha spesso sottolineato l’importanza della connessione umana nel business, nelle trattative e nel proprio percorso di crescita. Ma ad agosto ha raccontato a Fortune che è stato Mark Cuban, investitore e star di Shark Tank, a darle la spinta decisiva verso l’AI.
Pur riconoscendo che dedicare tempo allo studio dell’AI “va contro il mio istinto, che tende verso la conversazione reale e l’interazione umana”, Grede ha ammesso che la formazione sarà fondamentale nel lungo periodo. “Dobbiamo rendere a prova di futuro le nostre organizzazioni e noi stessi”.
Caccia ai talenti dell’AI
Grede ha anche raccontato a Fortune di aver offerto al suo staff un bonus economico per integrare l’AI nel proprio lavoro, ben prima della ‘sveglia’ arrivata grazie a Cuban. “Circa due anni fa ho inviato una nota interna promettendo un bonus a chiunque utilizzasse l’IA nelle proprie attività”, ha spiegato. L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo, soprattutto dai team di marketing e finanza.
Grede paragona questa nuova competenza alla corsa al coding del 2010, quando numerose campagne pubbliche invitavano studenti e professionisti a imparare le basi della programmazione. E i dati confermano la tendenza: secondo un rapporto di luglio di Lightcast, i ruoli non tecnici che richiedono competenze in AI stanno aumentando di valore e offrono stipendi più alti del 28%, pari a circa 18mila dollari l’anno in più.
Quasi tre Ceo su quattro nel mondo temono che la competizione per i talenti nell’AI possa frenare la loro crescita futura, e il 77% ritiene che formazione e upskilling della forza lavoro avranno un impatto decisivo nei prossimi tre anni, secondo il Ceo Outlook 2025 di Kpmg. Più del 70% delle aziende, osserva il report, sta già riqualificando i propri talenti ad alto potenziale proprio sull’AI.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com
