Dietro lo scintillio delle gemme, Pilar Cabo Coin racconta un modello di impresa fondato sulla qualità e sull’amore per i dettagli.
Dietro ogni gioiello Roberto Coin c’è una storia di passione, intuizione e audacia. Pilar Cabo Coin, responsabile marketing della maison, ci svela come nascono le collezioni più iconiche, come si affrontano le sfide del mercato globale e come la creatività convive con la strategia. Un racconto che unisce il fascino dell’alta gioielleria, la precisione dell’artigianato italiano e la determinazione di chi trasforma un’idea in un simbolo di lusso riconosciuto in tutto il mondo.
Ci può raccontare il suo percorso dalla Svizzera all’Italia e cosa l’ha spinta a cambiare settore?
Mi sono trasferita in Svizzera, dove ho iniziato la mia carriera nel settore bancario, ricoprendo ruoli di responsabilità. Tutto è cambiato quando ho conosciuto mio marito a Roma (l’imprenditore Roberto Coin, ndr). Ci siamo incontrati per lavoro tramite una mia cliente in una situazione molto tecnica, dove bisognava coordinare valute e tempi di pagamento, ma parlando di tutto e di niente ho capito subito che c’era una sintonia speciale.
Da allora Roma ha sempre un posto speciale per noi, sia professionalmente sia personalmente. Insomma, mi sono trasferita in Italia per amore e questo mi ha permesso di entrare in un mondo completamente diverso, quello della gioielleria di alta gamma, un settore in cui ho potuto mettere insieme la mia curiosità per le gemme preziose e l’esperienza manageriale acquisita in banca.
Come ha affrontato il passaggio dalla finanza alla gioielleria di alta gamma?
È stato un percorso graduale. All’inizio tutto era tattico: non avevamo budget, quindi bisognava muoversi a spot, supportare i punti vendita e gestire attività che un brand consolidato normalmente non avrebbe avuto bisogno di fare. Ogni scelta doveva essere studiata sul breve periodo.
Negli ultimi anni invece ci siamo strutturati meglio, abbiamo un budget e una strategia più coordinata. Non possiamo ancora parlare di piani a lungo termine perfettamente definiti, ma il passaggio dalla tattica alla strategia è stato fondamentale. La cosa più importante è stata imparare passo passo, fare esperienza sul campo e consolidare le basi del brand senza perdere la flessibilità iniziale.
Come interpreta i trend di mercato per proporre strategie vincenti?
Osserviamo continuamente il mercato, i clienti, le tendenze e le attività dei competitor. I trend ci aiutano a capire dove intervenire e quali azioni adottare. La nostra forza sta nella flessibilità e nella velocità: possiamo modificare quasi tutto in produzione senza dover dipendere da altre realtà. Questo ci consente di reagire rapidamente, introdurre novità e adattarci alle esigenze dei clienti, mantenendo la nostra identità. L’attenzione ai dettagli e la capacità di cambiare rapidamente sono elementi che ci distinguono nel panorama della gioielleria di lusso internazionale.
Come si affronta la concorrenza con i grandi gruppi del lusso conservando l’identità e i valori del brand?
Per resistere ai grandi gruppi bisogna lavorare diversamente. È più difficile, ma si può fare. Il nostro punto di forza resta la qualità e il prezzo, ma soprattutto la varietà di prodotto.
Noi possiamo cambiare direzione rapidamente, perché realizziamo internamente circa il 95% della produzione. Non dipendiamo da fornitori esterni, e questo ci rende agili nelle decisioni. Nei grandi gruppi, invece, i processi sono molto più lenti: noi, grazie anche al fatto che mio marito decide in prima persona, possiamo agire subito.
È una sfida continua, certo, ma siamo abituati a crescere con i piedi per terra. Ogni passo va consolidato. Non abbiamo mai avuto un boom, la nostra è stata una crescita costante, graduale ma solida.
Ci può raccontare un’iniziativa di marketing che ha avuto un impatto significativo sulla crescita dell’azienda?
Non c’è stata un’iniziativa in particolare, ma negli ultimi anni la campagna con Dakota Johnson ha consolidato la posizione internazionale del brand. Abbiamo anche sviluppato operazioni di marketing esperienziale: eventi privati, collaborazioni etiche, attività mirate a fidelizzare la stampa e i clienti.
Tutto questo ha permesso di rafforzare la nostra autorevolezza e la percezione del brand. Noi siamo ancora ‘normali’, nel senso che non facciamo cose eclatanti o fuori dal comune: la costanza e l’attenzione ai dettagli sono sempre state le nostre basi.
Può raccontarci la sua esperienza come prima presidente di Women Jewelry Association Italia?
È stata un’esperienza molto interessante. Conoscevo bene la realtà americana, che è molto attiva e radicata, e sono stata felice di poterla portare in Italia. Tuttavia, qui l’associazionismo non è così sviluppato come negli Stati Uniti, quindi ci sono stati ostacoli e differenze di mentalità.
È stato stimolante incontrare altre professioniste, creare relazioni e cercare di condividere esperienze, anche se non siamo ancora così uniti come in altri Paesi. È stata comunque un’esperienza preziosa che mi ha permesso di capire meglio il settore e le dinamiche professionali italiane.
Secondo lei quali sono le qualità fondamentali per una leadership femminile nel lusso?
Non credo che la leadership femminile derivi dal fatto di essere donna, ma dalle capacità e dal merito di ciascuna. Il nostro team è per l’80% femminile, ma le scelte vengono fatte in base alle competenze e non al genere. La leadership richiede capacità di prendere decisioni, visione strategica, determinazione e attenzione ai dettagli. Questi sono gli elementi che contano veramente per guidare un brand nel lusso.
Quali sono le nuove tendenze nel mondo delle pietre preziose, considerando che alcune gemme un tempo poco pregiate, come spinelli e tormaline, stanno ora acquisendo quotazioni sempre maggiori?
Oggi, soprattutto a causa dell’aumento dell’oro, si tende a concentrarsi sulle pietre. Noi abbiamo sempre spinto sui diamanti, rubini, smeraldi, ma ora stiamo inserendo anche tormaline, spinelli, granati, berilli e morganite. Queste pietre permettono di realizzare tagli più creativi e giocare con il colore in modi che i diamanti e gli smeraldi non sempre consentono.
La nuova generazione apprezza molto questa varietà. Alcune gemme, come la morganite sono rare e preziose e possono dare un grande effetto senza essere diamanti giganteschi, rendendo i gioielli più accessibili ma comunque straordinari.
Qual è il pezzo o la collezione che più l’ha entusiasmata nel suo percorso in Roberto Coin Spa?
La collezione ‘Appassionata’, lanciata nel 1996, è stata molto significativa. È stata la prima in cui abbiamo inserito il rubino all’interno del gioiello, che da allora è diventato il nostro marchio di fabbrica.
Mio marito inizialmente lo aveva pensato come porta fortuna, e io ritenevo fosse una scelta strana, ma si è rivelata fondamentale. Da allora tutte le nostre collezioni devono avere quel piccolo rubino incastonato, perché i clienti hanno imparato a riconoscere questo dettaglio come elemento distintivo del brand.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)
