La green economy si sta ritagliando uno spazio sempre più importante e per le Pmi può essere una leva di competitività.
Ecomondo coinvolge 120 Paesi e oltre 1.700 espositori da tutto il mondo. L’evento, che ha cadenza annuale, è diventato negli anni un punto di riferimento per il settore della green e circular economy facendo incontrare stakeholder, policy maker, opinion leader, mondo della ricerca e delle istituzioni. Dell’importanza, anche grazie a manifestazioni di questo tipo, di mantenere il riflettore acceso su questi temi fondamentali per il futuro del nostro pianeta e dell’evoluzione delle tecnologie utilizzate ne abbiamo parlato con Mauro Delle Fratte, Exhibition manager di Ecomondo.
Ecomondo è diventato negli anni un appuntamento di riferimento a livello internazionale. Quali sono, secondo lei, le ragioni di questo successo?
Ecomondo è cresciuto perché ha saputo accompagnare l’evoluzione della sostenibilità in tutte le sue dimensioni: dall’ambiente alla giustizia sociale, dalla bioeconomia alla mobilità sostenibile.
È diventato un punto d’incontro tra imprese, istituzioni, ricerca e cittadini, trasformando la sostenibilità da concetto a progetto concreto, con aree tematiche, distretti innovativi e oltre 200 convegni che coprono i trend emergenti. E con una prospettiva sempre più internazionale, in qualità di piattaforma globale e hub dell’economia circolare e della transizione ecologica.
In che modo l’evento si è evoluto nel tempo?
In origine concentrato solo sulla gestione dei rifiuti, Ecomondo si è ampliato includendo bioenergie, economia circolare, monitoraggio satellitare, rigenerazione dei suoli, mobilità sostenibile e nuove filiere produttive, offrendo una visione integrata sulla transizione ecologica. La manifestazione è strutturata secondo sette aree tematiche: Waste As Resource, Water Cycle & Blue Economy, Sites & Soil Restoration, Bioenergy & Agriculture, Earth Observation and Environmental Monitoring e Sal.Ve – Salone del Veicolo per l’Ecologia, organizzato con l’Associazione Nazionale Filiera Industriale Automobilistica (Anfia). Accanto alle macroaree ci sono i distretti verticali: Blue Economy a tutela degli ecosistemi marini, Circular & Healthy City per rendere le città più salubri e circolari, Paper District sul design sostenibile della carta, Textile District per una moda etica e tracciabile, Trenchless District con soluzioni no-dig a ridotto impatto e l’Innovation District, pensato per startup e Pmi innovative, con focus su Green Jobs & Skills e sul Premio Lorenzo Cagnoni per i progetti più innovativi legati alla transizione ecologica.
Qual è oggi lo stato di salute della green economy in Italia?
La green economy è vista non più come costo, ma come leva di competitività. Le imprese investono in filiere circolari, bioeconomia e decarbonizzazione, sostenute anche da normative e risorse come il Pnrr. Le istituzioni la considerano parte integrante della governance economica e sociale.
Quanto la circular economy può rappresentare un vantaggio competitivo per il sistema produttivo italiano?
È ormai un pilastro strategico: permette di rigenerare valore e di aprire nuovi mercati, soprattutto per le Pmi e le startup. A Rimini, l’Innovation District, che ospita una selezione di circa 40 giovani imprese italiane e internazionali, di cui circa 20 provenienti da Marocco e Tunisia, testimonia la centralità di questo modello per il futuro competitivo delle imprese italiane. Peraltro, il nostro Paese figura al secondo posto nell’Unione europea secondo l’indice complessivo di circolarità, a testimonianza di un forte impegno nella gestione dei rifiuti ma anche della produzione e del consumo.
Come stanno reagendo le imprese italiane, soprattutto le Pmi, alle sfide poste dalla sostenibilità ambientale?
Molte Pmi vedono in Ecomondo un’occasione per aggiornarsi, creare partnership e accedere a mercati internazionali. Le aziende hanno smesso di considerare la sostenibilità solo un fattore reputazionale e la integrano nei processi produttivi come strategia di crescita.
Quali tecnologie o soluzioni innovative stanno emergendo?
Si va dall’uso di dati satellitari per il monitoraggio climatico all’ecodesign, dal recupero delle materie prime critiche a soluzioni per città circolari, tessile sostenibile e tecnologie trenchless a basso impatto. Le aree più recenti includono bioeconomia rigenerativa, mobilità sostenibile e blue economy. Ecomondo offre l’opportunità di osservare queste tecnologie e innovazioni con l’intento di accelerare la diffusione delle best pratices per la sostenibilità e l’economia circolare.
Che ruolo può avere l’intelligenza artificiale nella gestione efficiente delle risorse e dei processi produttivi green?
L’AI è considerata un tassello fondamentale per il futuro, ad esempio per il monitoraggio ambientale e la gestione ottimizzata delle risorse. Sarà parte integrante dei progetti futuri di Ecomondo.
Quanto è importante il dialogo tra pubblico e privato per accelerare la transizione ecologica?
È centrale: le imprese e le istituzioni collaborano sempre più strettamente. Ecomondo rappresenta una piattaforma unica di confronto e progettazione, come dimostrano gli Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) e promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy. Si tratta dell’appuntamento di riferimento per la green economy, in cui policy maker e aziende discutono insieme di decarbonizzazione, finanza verde e governance integrata.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di ottobre 2025 (numero 9, anno 8)
