Salto mortale sì, rampa di scale no: i limiti dei robot

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Che si tratti di correre su una pista, eseguire un salto mortale all’indietro, ballare a ritmo di musica o fare kickboxing, i video online di robot umanoidi impegnati in imprese sempre più spettacolari si moltiplicano.
Un robot che fa un salto mortale all’indietro – un gesto impegnativo persino per un atleta – è certamente affascinante. Eppure, se gli si chiedono compiti apparentemente banali, come salire una rampa di scale o afferrare un bicchiere d’acqua, molti robot attuali mostrano limiti significativi.

“Quello che sembra difficile è facile, e ciò che sembra facile è davvero difficile”, ha spiegato Stephanie Zhan, partner di Sequoia Capital, riprendendo un celebre concetto formulato dall’informatico Hans Moravec. Alla fine degli anni Ottanta, Moravec e altri studiosi notarono che era relativamente semplice per i computer superare test di intelligenza astratta, ma molto più complesso svolgere attività che risultano naturali persino ai bambini piccoli.

Robot e computer sono bravi nei compiti complessi

Deepak Pathak, Ceo della startup di robotica Skild AI, ha osservato che robot e computer eccellono nei compiti complessi quando operano in ambienti perfettamente controllati. Mostrando un video di un robot Skild che saltella su un marciapiede, ha fatto notare come di fatto, “interagisca solo con il terreno sotto i piedi”.

Compiti quotidiani come raccogliere una bottiglia o salire delle scale, invece, richiedono un continuo processo di correzione basato sulla vista, processo naturale per un essere umano. “Quell’interazione è alla base dell’intelligenza generale umana”, ha spiegato Pathak. “È qualcosa che diamo per scontato, perché quasi tutti gli esseri umani ne sono dotati”.

Zhan ha ricordato che i video virali dei robot umanoidi raramente mostrano come quelle macchine siano state addestrate, né se possano operare in ambienti non controllati. “La sfida, per chi guarda questi video, è discernere ciò che è reale da ciò che non lo è”, ha avvertito.

Il prossimo passo della robotica

Nonostante le limitazioni attuali, Zhan e Pathak condividono l’ottimismo sul fatto che i progressi nell’intelligenza generale porteranno presto a robot più flessibili, autonomi e utili. “Una volta, i robot erano guidati essenzialmente dall’intelligenza umana: qualcuno molto esperto analizzava un compito e programmava matematicamente il robot per eseguirlo”, ha ricordato Pathak.
Oggi, però, la robotica sta passando “dal programmare al far apprendere dall’esperienza”. È un cambio di paradigma che consente di sviluppare robot in grado di affrontare compiti più complessi in ambienti più dinamici, adattabili senza costi elevati di riprogrammazione.

Zhan ha sottolineato come le aziende di robotica siano ancora vincolate da macchine progettate per compiti molto specifici. Una piattaforma robotica dotata di una forma più ampia di intelligenza potrebbe invece aprire la strada a impieghi finora fuori portata, inclusi lavori pericolosi per gli esseri umani.

Il potenziale riguarda anche il mercato domestico. “Oggi esistono vari robot per la casa, ma quasi sempre svolgono un solo compito”, ha osservato Zhan. “Se riusciremo a costruire robot realmente intelligenti, potremo avere dispositivi capaci di affrontare l’intero ventaglio delle attività domestiche”. Un concetto, questo, ribadito anche da Rene Haas, Ceo di Arm, secondo cui la versatilità dei robot umanoidi li renderà molto più adatti ai lavori di fabbrica rispetto ai bracci robotici attuali.

Presenza umana addio

Naturalmente, un’espansione massiccia della robotica avrà impatti sociali significativi, sostituendo ruoli che oggi richiedono ancora presenza umana. Pathak, tuttavia, vede nell’automazione benefici sostanziali: maggiore sicurezza, eliminazione dei lavori più usuranti e possibilità di colmare la grave carenza di manodopera nell’industria e nei settori manuali – un problema che rallenta anche gli sforzi statunitensi di riportare sul territorio nazionale parte della produzione avanzata.

Pathak immagina inoltre un futuro in cui i robot libereranno le persone dalle incombenze più pesanti, pur riconoscendo che resta aperta la questione della distribuzione equa dei benefici dell’automazione. “Lo scenario migliore è quello in cui tutti possono dedicarsi a ciò che amano”, ha affermato. “Il lavoro diventa più opzionale, e le persone possono scegliere attività che le appassionano.”

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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