Quando Fernando Navarrete ha smontato l’impostazione della Bce sull’euro digitale, nessuno a Francoforte (e a Roma, visto che Bankitalia è fortemente coinvolta nel progetto) è rimasto particolarmente sorpreso. Ci si aspettava che il deputato europeo del Ppe e relatore del rapporto sull’euro digitale a Strasburgo desse seguito ai suoi dubbi sulla moneta paneuropea che i banchieri centrali opporranno allo stradominio sui pagamenti di Visa e Mastercard e ai rischi delle stablecoin.
Ora, l’Europa scavalca Navarrete e continua sulla strada di un euro digitale che forse oggi sembra ancora più in discesa: il Consiglio europeo ha approvato all’unanimità il suo approccio alla nuova moneta digitale all’interno del single currency package, impostato su privacy e funzionamento online-offline.
Questo era uno dei punti ‘smontati’ da Navarrete, che insiste sulla necessità di lavorare praticamente solo sull’anima offline della nuova creatura della Banca centrale europea, lasciando l’online alle iniziative paneuropee ma private. Lo ha ricordato Piero Cipollone (nella foto in evidenza), Membro del Comitato esecutivo della BCE, in occasione della tavola rotonda organizzata da Aspen Institute Italia: “Restare a guardare non è una scelta sicura”, ha detto.
Euro digitale online-offline
Il Consiglio ritiene invece l’euro digitale abbia senso sia online che offline, rafforza la posizione di Francoforte e indebolisce quella dell’esponente del Ppe, che non è da solo ma che dovrà ora affrontare la battaglia degli emendamenti a Strasburgo.
Le proposte uscite dal Consiglio riguardano due regolamenti che stabiliscino il quadro giuridico per la potenziale emissione di un euro digitale e un regolamento per salvaguardare il ruolo del contante nell’UE garantendone l’ampia accettazione e disponibilità.
Le prossime tappe le ha ricordate lo stesso Cipollone: “Nell’ipotesi che i colegislatori europei adottino il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale nel corso del prossimo anno, un esercizio pilota e le prime operazioni potrebbero essere condotti a partire dalla metà del 2027 e l’euro digitale potrebbe essere pronto per la prima emissione nel 2029”.
Le date chiave per i colegislatori europei sono principalmente due: l’approvazione del regolamento all’Europarlamento a maggio e la sua definizione da parte del trilogo entro dicembre 2026.
“Restare a guardare non è una scelta sicura”
Nel suo discorso al think tank privato, Cipollone ha ricordato che nonostante la neutralità tecnologica rispettata finora dal lavoro della Bce, Francoforte non può restare a guardare mentre il contante diventa sempre meno centrale e, di conseguenza, la stessa autonomia europea viene minacciata. “Se la moneta di banca centrale diventasse marginale nel mondo digitale, rischieremmo di avere un sistema di pagamento meno resiliente, un sistema finanziario meno stabile, una sovranità monetaria più debole e una minore autonomia strategica. Le istituzioni e le infrastrutture finanziarie europee si troverebbero in una situazione di svantaggio competitivo e il ruolo dell’euro potrebbe indebolirsi”.
Cosa ha deciso il Consiglio
Addirittura la Bce esce rafforzata dall’esame del Consiglio, che ha aggiunto la possibilità di trasferire il wallet che contiene gli euro digitali da una banca all’altra in caso di attacchi all’istituto attraverso il quale l’utente utilizza i suoi euro digitali. Posto che rimane l’obbligatorietà dell’euro digitale per banche e commercianti (escluse le poche categorie che non devono accettare pagamenti digitali), Il Consiglio ha poi lavorato sui tetti per le commissioni applicati ai commercianti più piccoli, con standard unici in tutta l’area Euro.
Da sottolineare il punto dei limiti di possesso sui singoli wallet: per ora non ne è stato definito uno, e la cifra più ricorrente è quella dei tremila euro, ma solo perché è quella che è stata usata come esempio per verificare la tenuta delle banche europee in caso di ‘corsa agli sportelli’, cioè in caso i depositi tradizionali venissero svuotati in massa dai clienti proprio in favore dei wallet con euro digitale. Una verifica che ha confermato alla Bce la tenuta del sistema finanziario post euro digitale, con alcuni esperti che affermano addirittura che un limite a tremila euro potrebbe essere anche troppo prudente.
In ogni caso, ora il Consiglio rimanda la palla a Francoforte: che dovrà stabilire il suo tetto massimo, confrontarlo con una proposta dello stesso Consiglio e poi decidere un valore compreso tra le due cifre.
I tetti verranno rivisti dal Consiglio ogni due anni.
Le altre decisioni sull’euro digitale
I fornitori di servizi di pagamento non possono addebitare ai consumatori determinati servizi obbligatori, come l’apertura e la chiusura di conti, l’esecuzione di transazioni di pagamento in euro digitale dal loro conto o portafoglio, o il finanziamento e il definanziamento dei loro conti o portafogli digitali in euro con denaro dai loro altri conti di deposito nello stesso fornitore di servizi di pagamento.
Tuttavia, alcuni servizi a valore aggiunto possono essere soggetti a commissioni. Con quali prezzi? Il Consiglio si esprime anche su questo.
Il testo stabilisce infatti un quadro per garantire che i fornitori di interfacce e servizi digitali in euro ricevano l’accesso necessario all’hardware e al software dei produttori di dispositivi mobili per garantire che venga concesso l’accesso.
Inoltre, il testo stabilisce il quadro per il modo in cui i PSP devono essere compensati. Durante un periodo transitorio di almeno cinque anni, gli oneri di interscambio e di servizio saranno limitati a un livello basato sulle commissioni per mezzi di pagamento comparabili in quel momento. Dopo il primo periodo transitorio, i limiti di tariffazione saranno fissati in base ai costi effettivi associati all’euro digitale.
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Le altre partite e l’unione dei mercati dei capitali digitali
Oltre ai pagamenti al dettaglio, nei pagamenti all’ingrosso e nei mercati dei capitali “intendiamo rendere disponibile la moneta tokenizzata di banca centrale per sostenere un mercato europeo integrato delle attività digitali”, ha detto Cipollone.
La tokenizzazione, secondo Cipollone, “offre anche l’opportunità di progettare fin dall’inizio un mercato europeo integrato per le attività digitali, ossia un’unione dei mercati dei capitali digitali. Fornire moneta tokenizzata di banca centrale è essenziale affinché questo ecosistema di attività digitali cresca in Europa e non altrove. Così potremo assicurarci che sia basato su infrastrutture europee, sul regolamento in euro e sulle norme applicabili in tutta l’UE”.
Su questo la BCE segue un approccio a doppio binario:
- “Il progetto Pontes collegherà le piattaforme DLT di mercato ai nostri servizi Target, di modo che le operazioni in attività tokenizzate possano essere regolate in moneta di banca centrale”.
- Il progetto Appia esaminerà due possibili approcci per un ecosistema integrato di attività digitali. “In primo luogo, un registro condiviso europeo in cui la moneta di banca centrale, la moneta delle banche commerciali e altre attività convergono in un’unica piattaforma dove gli operatori del mercato forniscono servizi. In secondo luogo, una rete europea di piattaforme interoperabili che riduca le attuali frizioni sul mercato. Questi due approcci non sono necessariamente alternativi e potrebbero anche essere combinati”, dice Cipollone.

