Ucraina, dall’Ue 90 mld dopo il passo indietro sugli asset russi (che ne valgono 210)

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La decisione viene comunicata alle 4 di mattina, segno di quanto non sia stato semplice prenderla. Per capire perché basta analizzarla: il Consiglio Europeo “concorda di erogare all’Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro per gli anni 2026-2027, basato sui prestiti contratti dall’Ue sui mercati dei capitali e sostenuto dal margine di bilancio dell’Ue”.

Festeggiano quasi tutti: da Ursula von der Leyen (“ce l’abbiamo fatta”) a Volodymyr Zelenskyj, fino alla premier italiana Giorgia Meloni, che dice che ha vinto “il buon senso”. Con l’Italia, prevalgono le posizioni di Belgio e Francia, mentre ‘cede’ la Germania, che preferiva la soluzione degli asset.

L’Ue infatti decide così per un dietrofront totale rispetto al piano di utilizzare gli asset russi congelati per finanziarie gli aiuti a Kiev, un piano che tra i vari ostacoli, nelle scorse settimane, ha trovato anche il no della Bce ad essere utilizzata come ‘ultimo garante’ per i rischi legati all’utilizzo stesso degli asset.

Come funziona il prestito: le riparazioni….

Il meccanismo di prestito poggia anche sulle riparazioni che la Russia deve all’Ucraina, che solo nel caso arrivassero risarcimenti da Mosca dovrà ripagare il prestito europeo. Ora Kiev ha risorse per rispondere a Mosca. Ma probabilmente non abbastanza per i costi di due anni di guerra, come sarebbe stato nel caso degli utilizzo degli asset, che valgono molto di più del prestito deciso dal Consiglio (fino a 210 mld).

…e la cooperazione rafforzata

Gli osservatori fanno notare che questa è anche la prima volta che si usa la cooperazione rafforzata (che permette a un gruppo ristretto di Stati membri di prendere decisioni) su un prestito basato su budget europeo con la selezione puntuale dei Paesi su cui ricadono obblighi finanziari. “Attraverso la cooperazione rafforzata (articolo 20 Tue) in relazione allo strumento basato sull’articolo 212 Tfue, qualsiasi mobilitazione di risorse del bilancio dell’Unione a garanzia del prestito non avrà alcun impatto sugli obblighi finanziari della Repubblica Ceca, dell’Ungheria e della Slovacchia”.

Quanto sopra, si legge ancora, “non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e difesa di alcuni Stati membri e tiene conto degli interessi di sicurezza e difesa di tutti gli Stati membri, conformemente ai trattati. Il testo riportato nel documento Euco 26/25 è stato fermamente sostenuto da 25 capi di Stato o di governo. Il Consiglio Europeo tornerà sulla questione nella sua prossima riunione”.

Le parole di von der Leyen

“Abbiamo raggiunto un accordo – ha detto la presidente della Commissione Ue – per soddisfare le esigenze finanziarie dell’Ucraina per i prossimi due anni. Come sapete, la Commissione aveva proposto due soluzioni. Entrambe giuridicamente valide. Entrambe tecnicamente fattibili. Da un lato, abbiamo proposto l’indebitamento dell’Ue sul mercato. Dall’altro, abbiamo sviluppato il prestito per le riparazioni. Già la scorsa settimana, abbiamo inviato un messaggio politico chiaro e forte immobilizzando i beni russi nell’Ue a lungo termine”.

E, ha proseguito, “su questa base, abbiamo concordato di trovare una soluzione per il finanziamento dell’Ucraina per i prossimi due anni. Gli Stati membri hanno accettato di finanziare l’Ucraina attraverso l’indebitamento dell’Ue sui mercati dei capitali, per un importo di 90 miliardi di euro per i prossimi due anni. Lo faremo attraverso una cooperazione rafforzata, sostenuta dal margine di bilancio dell’Ue. E sulla base di un accordo unanime per modificare il Qfp. Analogamente al prestito di riparazione, molto importante, l’Ucraina dovrebbe rimborsare il prestito solo una volta ricevute le riparazioni. Fino ad allora, i beni rimarranno immobilizzati”, ha concluso.

Che fine fanno gli asset russi

L’idea di usare gli asset russi, bloccati presso l’istituto belga Euroclear, non è stata abbandonata. Nel documento separato sull’Ucraina, che ha il sostegno di 25 Stati membri su 27, si legge che “in linea con le precedenti conclusioni del Consiglio Europeo, che sottolineano che, nel rispetto del diritto dell’Ue, i beni della Russia dovrebbero rimanere immobilizzati finché Mosca non cesserà la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina e non la risarcirà per i danni causati dalla guerra, l’Unione Europea, data la situazione senza precedenti, ha adottato, sulla base dell’articolo 122 Tfue, misure di emergenza eccezionali, temporanee e debitamente giustificate per immobilizzare tali beni in modo più duraturo”.

Dopo le recenti proposte della Commissione e dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas, il Consiglio Europeo “invita il Consiglio (cioè i ministri, ndr) e il Parlamento Europeo a continuare a lavorare sugli aspetti tecnici e giuridici degli strumenti che istituiscano un prestito di riparazione basato sui saldi di cassa associati ai beni immobilizzati della Russia”.

Perché la Bce ha detto no a Bruxelles sul prestito a Kiev

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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