Stabilimenti balneari in crescita ma turismo in calo: il paradosso del demanio marittimo italiano

Il settore balneare italiano vive un momento di profonda contraddizione: mentre il numero degli stabilimenti cresce di 108 unità raggiungendo quota 7.352 strutture, il turismo costiero registra una flessione dell’1,1% negli arrivi e dello 0,4% nelle presenze nel primo trimestre 2025. Una situazione che mette in evidenza le criticità strutturali di un comparto chiamato a reinventarsi sotto la pressione della direttiva europea Bolkestein.    

Le amministrazioni comunali si trovano al centro di una tempesta perfetta: devono organizzare gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni demaniali entro il 2025, ma navigano in un mare di incertezze normative. ‘La mancanza di un framework legislativo omogeneo a livello nazionale rappresenta il principale ostacolo per i Comuni costieri’, dichiara Ferdinando Croce, specialista in diritto amministrativo che assiste numerose municipalità nella gestione di questa transizione. ‘Gli enti locali sono costretti a elaborare i piani di utilizzo delle aree demaniali senza disporre di direttive standardizzate, esponendosi al rischio di vertenze legali che potrebbero bloccare l’intero sistema’.    

La questione dei canoni demaniali complica ulteriormente lo scenario. Con la deadline del 15 settembre 2025 per il versamento delle tariffe riviste, molti gestori si interrogano sull’opportunità di effettuare investimenti strutturali senza certezze sulla continuità delle loro attività. Il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha definito i nuovi parametri tariffari per l’annualità corrente, ma resta nebuloso il meccanismo di valutazione degli investimenti già sostenuti nelle future procedure competitive.    

Un fenomeno emergente desta particolare allarme: la proliferazione di società costituite specificamente per partecipare alle procedure di gara. ‘Stiamo osservando la creazione di soggetti giuridici progettati per eludere i criteri di competenza ed esperienza settoriale’, evidenzia Croce. ‘Questo meccanismo penalizza gli imprenditori che hanno dedicato anni di attività e risorse al territorio’. La problematica assume connotazioni ancora più complesse in territori come Calabria e Sicilia, dove la programmazione demaniale si intreccia con questioni urbanistiche e ambientali di particolare delicatezza.    

L’impatto socioeconomico di questa metamorfosi tocca aspetti che vanno oltre la mera dimensione commerciale. Gli stabilimenti balneari costituiscono un pilastro identitario ed economico per numerose comunità litoranee. ‘Il pericolo concreto è l’estinzione di un modello gestionale a conduzione familiare che ha contraddistinto per generazioni l’offerta balneare nazionale’, osserva Croce. ‘Occorre individuare un punto di equilibrio tra le istanze di liberalizzazione europee e la salvaguardia di un patrimonio economico-culturale che incarna l’eccellenza del sistema Italia’.    

Le prospettive evolutive del settore dipenderanno dalla capacità del sistema legislativo di garantire stabilità normativa e dalla determinazione delle amministrazioni territoriali nel gestire il cambiamento con equità e trasparenza. Alcune realtà comunali stanno già testando approcci innovativi che introducono meccanismi premiali per sostenibilità ambientale, accessibilità universale e standard qualitativi dei servizi. ‘È essenziale che i piani di utilizzo demaniale non si riducano a meri adempimenti burocratici, ma si trasformino in autentici strumenti di sviluppo territoriale’, afferma Croce.    

La preparazione e l’aggiornamento professionale degli amministratori locali rappresenta un nodo strategico. Molte municipalità, specialmente quelle di dimensioni ridotte, non possiedono le competenze tecniche indispensabili per gestire procedure che richiedono padronanza di diritto amministrativo, urbanistica e normativa comunitaria. In questo contesto, il contributo di specialisti e consulenti diventa determinante per prevenire errori che potrebbero tradursi in costi elevati sotto forma di controversie legali e ritardi nell’attribuzione delle nuove concessioni.    

L’urgenza temporale si fa sempre più pressante e la prossima stagione balneare potrebbe caratterizzarsi per diffuse situazioni di incertezza gestionale lungo le coste italiane. ‘Non è ammissibile presentarsi impreparati all’estate 2026‘, conclude Croce. ‘È indispensabile un’azione sinergica tra governo nazionale, amministrazioni regionali e comuni per assicurare una transizione ordinata che protegga tanto l’interesse pubblico quanto quello degli operatori economici’. La sfida presenta elevati livelli di complessità ma risulta imprescindibile per ammodernare un settore che genera un fatturato multimiliardario e garantisce occupazione a centinaia di migliaia di lavoratori lungo gli oltre 7.000 chilometri di litorale nazionale.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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