Nel mondo del venture capital la parola “bolla” suona come un allarme. Di solito invita a fare un passo indietro prima che una correzione bruci i portafogli. Sull’AI, però, due grandi investitori sostengono il contrario. Una bolla potrebbe servire davvero.
Lo hanno detto al Fortune Brainstorm AI. Durante un panel moderato da Allie Garfinkle, Steve Jang, fondatore di Kindred Ventures, e Cathy Gao, partner di Sapphire Ventures, hanno affrontato la domanda che domina la Silicon Valley: siamo in una bolla dell’AI. La risposta è stata semplice. Forse sì. Ma è la domanda sbagliata.
“Penso che sia una bolla, ma le bolle fanno bene all’innovazione”, ha detto Jang. Secondo lui il termine bolla è spesso solo una scorciatoia finanziaria per descrivere una nuova ondata tecnologica, che arriva ogni cinque, sei, sette anni. Questo surriscaldamento serve. “Nel tech e nelle startup hai bisogno di una bolla. Serve ad attirare i migliori talenti del mondo e a raccogliere il capitale per finanziare i problemi giusti”.
Jang vede come un segnale positivo l’uscita di ingegneri di alto livello da aziende solide come Google, Meta e Uber per fondare startup. Non lo considera un campanello d’allarme. Ammette che quando le bolle scoppiano fanno male. Ma finché i media continuano a mettere in discussione il mercato, aiutano a “rilasciare pressione” e a mantenere sano l’ecosistema.
Gao concorda solo in parte. In alcuni segmenti, dice, “le valutazioni hanno superato di molto qualsiasi metrica fondamentale”. Ma invita a non liquidare tutto come eccesso speculativo. Le curve di crescita attuali non hanno precedenti. Superano quelle di qualsiasi azienda vista finora. Questo rende difficile stimare il mercato potenziale. “Non abbiamo una vera idea di quanto grandi possano diventare alcune di queste aziende”.
Dove investire quando la bolla scoppia
Al di là del dibattito macro, i due investitori indicano strategie diverse per resistere a un eventuale scoppio. Jang parte da un principio chiave. Quando arriva una vera ondata tecnologica, cambia l’intero stack. Le opportunità nascono dal basso. Per questo Kindred Ventures punta forte sull’infrastruttura AI. Chip, marketplace di GPU, modelli di frontiera specializzati. Nonostante i nuovi ingressi, osserva Jang, cloud e produttori di chip mantengono margini elevati. Questo dà loro un forte potere di prezzo sulle aziende che costruiscono applicazioni.
Gao guarda invece soprattutto al livello applicativo. Qui è più severa. “Diciamolo chiaramente: l’AI non è più un fattore distintivo”, afferma. Le aziende “AI per X” risultano fragili. Lei cerca realtà che passano da semplici funzionalità a workflow complessi, capaci di integrarsi in profondità nei processi aziendali.
“In futuro sarà solo uno strumento di workflow per il customer support, e tutte le aziende useranno l’AI”, spiega. Nonostante la volatilità, Gao difende il vantaggio del primo arrivato nel mondo enterprise. Lo definisce reale. Cita Salesforce e Workday, che dominano ancora grazie al vantaggio costruito ai tempi del cloud.
Robotica, la parte più fragile dell’AI
Il tono si fa più cupo quando il discorso arriva alla robotica. Jang lancia una previsione netta. Molte startup del settore, dice, stanno costruendo su modelli ancora primitivi. Li paragona alla fase GPT-3.5 della robotica.
“Molte startup di robotica vivranno grandi delusioni quando i modelli miglioreranno e loro avranno costruito per un mondo che non esiste più”, avverte. Secondo Jang, molte aziende di robotica consumer spariranno. I tempi di adozione sociale e normativa saranno troppo lunghi per garantire la sopravvivenza.
“Useremo robot ogni giorno”, dice. “I nostri figli viaggeranno su robot ogni giorno. È un’area entusiasmante”. Ma invita a guardare con attenzione alle startup che costruiscono umanoidi. Dovranno dimostrare che non cadranno, non si bloccheranno, non saranno pieni di bug. Si muoveranno in uffici, case, strade. Ogni ambiente fisico dovrà prepararsi a possibili malfunzionamenti. “Pensateci. È un problema di deep tech enorme”.
Guardando al 2026, Gao lancia una previsione controintuitiva. Anche con modelli migliori, vendere soluzioni alle aziende diventerà più difficile. Restano aperti i nodi della fiducia e della trasparenza. “Le persone si concentreranno sempre di più su fiducia e visibilità. E non abbiamo ancora risolto davvero questo problema”.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

