A Deruta, affascinante borgo medievale nel cuore verde dell’Umbria, la Grazia Maioliche crea piccole grandi opere d’arte all’insegna della creatività e della tradizione Made in Italy.
Stradine strette, chiese antiche, case di pietra arroccate tra scalinate lente e corte. A ogni passo, poi, una piccola opera d’arte fatta di ceramica: sulle mura cittadine, a decorare una fontanella, sugli stessi gradini, di qua o di là camminando. Siamo a Deruta, piccolo borgo medievale che immerso nell’Umbria più verde rappresenta la culla della più celebre arte vasaria italiana, eccellenza nostrana ammirata e invidiata dal mondo intero. Quell’arte che porta avanti, fin dal 1500, la famiglia Grazia, con la sua produzione di maioliche artigianali. “La nostra storia e quella di Deruta sono talmente intrecciate che non esisterebbe l’una senza l’altra”, ci spiega Chiara Ermellini Grazia, erede della Grazia Maioliche e al timone dell’amministrazione con il padre 86enne Ubaldo, “tanto che la maggior parte delle botteghe nate qui negli ultimi sessant’anni sono state aperte da ex dipendenti della nostra fabbrica”.
Cinque secoli di storia
Servizi di piatti, vasi, candelabri, oggetti di arredamento completamente fatti a mano per un pubblico esigente e raffinato: “Proprio la bellezza dei manufatti è la caratteristica che ci ha sempre accompagnati nei secoli insieme alla ricerca della perfezione e della qualità”, continua Chiara, “anche oggi che è difficile tenere in vita queste tradizioni ed è complicato soprattutto trovare giovani interessati a lavorare in questo campo. Fino a venti, trent’anni fa avevamo dipendenti di tutte le età, che iniziavano subito dopo le scuole dell’obbligo oppure dopo il diploma per venire da noi a bottega. Invece adesso mancano gli aspiranti ceramisti e i nostri artigiani più giovani hanno una quarantina d’anni”.
La produzione però va avanti da quando tutto è cominciato, oltre cinquecento anni fa con un’antica fornace accesa dentro le mura civiche del paese. Conventi, chiese, nobili acquistavano i manufatti da donare poi ai viaggiatori in pellegrinaggio verso la tomba di san Francesco.
E così per secoli, con la tradizione di famiglia portata avanti di generazione in generazione sfidando i tempi e le mode, trasformando l’argilla grezza in opere d’arte. Anche quando, ad esempio, alla fine del secolo scorso la concorrenza della porcellana metteva in pericolo il mercato delle maioliche.
Un altro periodo delicato per la Grazia è stato poi alla fine degli anni 80, come ci racconta ancora Chiara: “Mio padre Ubaldo è stato un visionario, sempre al passo con i tempi. Quando ha iniziato, in quell’epoca, Deruta non si era mai aperta a decori e motivi che venissero dall’estero, che anzi non erano visti di buon occhio, percepiti quasi come un tradimento. Ma lui ha voluto a tutti i costi nuove linee contemporanee collaborando con importanti designer stranieri, soprattutto americani, che sono intervenuti anche nelle forme per rinnovare e rivitalizzare la produzione adattandola al gusto moderno pur nel rispetto della tradizione. Quegli anni sono stati molto creativi per noi e ci hanno permesso di aprirci a mercati internazionali”.
E così passato e presente oggi convivono, rivolti soprattutto verso quel mercato statunitense che acquista qui per poi esporre in lussuosi department store come quelli di Tiffany.
Un cliente d’elezione che non si ferma neppure di fronte all’ostacolo dei recenti dazi imposti dal presidente Trump perché, ci spiega Chiara, “si è passati dal 15% al 20% di spese doganali, un aumento del 5% che per un pubblico di nicchia, d’élite come il nostro, non è rilevante ai fini dell’acquisto di un oggetto desiderato con un costo medio di 200, 250 euro. Oggi siamo un piccolo atelier che produce soltanto su ordinazione e i clienti, affascinati dalla storia e dalla tradizione che rappresentiamo, non si preoccupano troppo di un rialzo di questa entità”.
La pittura innanzitutto
La fabbrica della Grazia Maioliche è un laborioso museo in piena attività, che racconta di secoli di creazioni e dove, al contempo, si svolge l’intero ciclo produttivo, dalla lavorazione dell’argilla delle cave derutesi, che un tempo avveniva con il forno a legna e oggi in quelli elettrici, alle altre varie fasi: quella dello ‘stampatore’, con gli stampi in gesso per produrre oggetti di forma piatta, o quella del tornante, che usa il tornio per i manufatti cilindrici.
Ci sono poi la smaltatura, la pittura e “l’invetriatura”, per rendere l’oggetto, alla fine, più lucido e brillante. “Tra tutte, però, quella della pittura è la fase più importante e delicata dell’intero processo”, precisa Chiara, “perché per quanto una forma possa essere complicata da produrre, è con la pittura che si rende unico un pezzo. Qui davvero l’artigiano dev’essere altamente specializzato. Il mio primo ricordo della fabbrica è proprio legato a quando avevo sette, otto anni e mi divertivo a usare i pennelli stando seduta accanto a una delle nostre pittrici”.
Anima antica
Nella fabbrica c’è anche un’esposizione vera e propria, una collezione privata di oltre seicento pezzi che hanno contrassegnato l’intera storia della Grazia e che viene mostrata, su richiesta, ai clienti più appassionati di quest’arte. Si trova ai piedi del borgo, laddove si concentrano gran parte delle botteghe artigiane dedite alla produzione delle ceramiche artistiche, e fa parte del percorso museale regionale dell’Umbria.
In realtà, però, è l’intero edificio che ospita la Grazia Maioliche a essere un’opera d’arte, un regno dell’argilla che racconta dell’artigianato made in Italy più puro, antico e creativo, con gli scaffali pieni di vasellame grezzo e di opere finite, gli attrezzi di produzione, la prova di secoli di passione e lavoro dei più importanti maestri ceramisti.
“Il nostro palazzo è del 1924”, conclude Chiara Ermellini Grazia, “di recente vincolato dalla soprintendenza e mai toccato negli anni. In questo luogo, in cui sono passate così tante anime che hanno dato tutto di loro per portare avanti quest’arte, si respira una tradizione talmente profonda che è impossibile non innamorarsene”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

