L’era dei supercomputer

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Due sistemi Made in Usa aiuteranno ad affrontare le sfide nei settori dell’energia, della medicina, della salute e della sicurezza.

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando processi lavorativi, automatizzando attività ripetitive, ottimizzando la produttività e introducendo nuovi modelli di collaborazione tra esseri umani e macchine. Sviluppare modelli AI sempre più efficaci potrebbe garantire dei vantaggi competitivi elevati non solo alle aziende private, ma più in generale anche agli Stati.

Non a caso, sono sempre di più i Paesi che stanno investendo massicciamente in questa tecnologia, tant’è che sta prendendo sempre più piede il concetto di ‘AI sovrana’, importante anche e soprattutto per la protezione dei dati dei propri cittadini. A questo proposito, gli Stati Uniti sembrano molto attivi e stanno cooperando con le migliori aziende tech del Paese, finanziando alcuni dei progetti più ambiziosi.

‘Lux AI’ e ‘Discovery’

Il dipartimento dell’Energia Usa, a fine ottobre, ha concluso un accordo per lo sviluppo di due supercomputer denominati ‘Lux AI’ e ‘Discovery’ con Amd, società produttrice di semiconduttori con sede a Sunnyvale, in California. L’azienda è tra i leader mondiali, insieme a Intel, Nvidia e Tsmc, nella produzione di Cpu per il mercato consumer, workstation e server, oltre che di chip grafici integrati.

I due sistemi di nuova generazione saranno installati presso l’Oak Ridge National Laboratory (Ornl) e progettati per espandere la leadership americana nell’intelligenza artificiale e nel calcolo ad alte prestazioni (High performance computing).

Amd, dunque, avrà il compito di fornire piattaforme di elaborazione avanzate che aiuteranno ricercatori, agenzie e innovatori nazionali ad affrontare le urgenti sfide nei settori dell’energia, della medicina, della salute e della sicurezza nazionale.

Una volta pienamente implementati, i sistemi ‘Lux AI’ e ‘Discovery’ rappresenteranno un investimento combinato di 1 miliardo di dollari, tra finanziamenti pubblici e privati.

Il supercomputer ‘Lux AI’ sarà implementato entro i primi sei mesi del 2026. Il sistema risponderà alle esigenze di accelerazione e innovazione nei settori dell’intelligenza artificiale, della ricerca energetica, dei materiali, della medicina e della produzione di macchinari avanzati.

Si tratta inoltre del primo sistema che, grazie alla sua architettura avanzata ottimizzata per carichi di lavoro ad alta intensità di dati, è progettato proprio per addestrare, perfezionare e migliorare modelli di base di AI. ‘Lux AI’ sprigionerà una nuova generazione di capacità scientifiche nell’ambito della missione del Dipartimento dell’Energia statunitense per scoprire materiali innovativi, accelerare la transizione energetica, migliorare la biosicurezza e promuovere la resilienza nazionale in questo ambito.

‘Discovery’ invece entrerà in funzione nel 2028 ed è pensato per rafforzare ulteriormente la leadership statunitense nel calcolo ad alte prestazioni e nell’intelligenza artificiale. Aiuterà a progettare reattori, batterie, catalizzatori, semiconduttori e materiali critici di nuova generazione.

Le criticità della supply chain

I chip sono la componente più importante dei supercomputer AI, di conseguenza diventa fondamentale avere una catena di approvvigionamento costante e sicura.

Gli Usa, dato il contesto economico globale, stanno incentivando la produzione interna di questi materiali: proprio in questa direzione si è mossa Nvidia che nei mesi scorsi ha annunciato che fabbricherà i chip nel proprio impianto in Arizona. Inoltre, a settembre la società guidata da Huang ha teso una mano a Intel, storica concorrente, con un investimento totale di cinque mld di dollari con l’impegno di sviluppare in sinergia chip per computer e data center.

Preservare questa azienda, che negli ultimi tempi naviga in un mare di difficoltà (anche se nel terzo trimestre del 2025 è tornata a far registrare un utile), è anche una delle priorità del Governo degli Stati Uniti che ad agosto aveva comprato 8,9 mld di dollari in azioni per dare ossigeno ad uno dei principali produttori di chip del Paese.

Questo impulso non è scaturito dall’amministrazione Trump, ma Washington aveva avviato già da tempo una politica di incentivi per far tornare la fabbricazione dei semiconduttori all’interno dei propri confini: nel 2022 Joe Biden aveva firmato il ‘Chips Act’ che prevedeva 53 mld di dollari di investimenti in questo specifico settore. Il tycoon, al contrario del suo predecessore, sta adottando il metodo dei dazi per spingere le aziende americane a produrre e investire negli Usa.

E l’Europa?

Il Vecchio Continente, almeno ad oggi, risulta molto in ritardo rispetto sia agli Stati Uniti sia alla Cina. L’Unione europea si è mossa in questo senso per provare a ridurre il distacco con i principali competitor globali attraverso il ‘Chips Act’ che ha come obiettivo primario quello di assicurare l’approvvigionamento di semiconduttori a tutti i Paesi membri.

Per rendere tutto ciò possibile, Bruxelles stanzierà circa 43 mld di euro per la creazione di una filiera europea di produzione, con il fine di portare la quota europea al 20% di quella globale entro il 2030.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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