Nel 1983, l’economista premio Nobel Wassily Leontief si domandò se il cambiamento tecnologico potesse diventare così profondo da far sì che “gli esseri umani facciano la fine dei cavalli”, quando i trattori li rimpiazzarono in agricoltura e nei trasporti all’inizio del XX secolo*. I computer non potrebbero forse rendere superfluo il bisogno di esseri umani in grado di pensare, proprio come il motore a scoppio sostituì la necessità della forza animale?
Questa settimana, due analisti di Goldman Sachs hanno tentato di rispondere a tale quesito in un report dal titolo ironico: “Quanto dovremmo preoccuparci di un’apocalisse occupazionale?”
Parecchio, ma non troppo: è questa la loro conclusione.
Joseph Briggs e Sarah Dong stimano, sulla base dei dati del Dipartimento del Lavoro, che il 25% di tutte le ore lavorative potrebbe essere automatizzato dall’AI. Pertanto, “prevediamo che la transizione verso l’AI porterà a una significativa ricollocazione della forza lavoro”.
Tuttavia, l’AI non sostituirà i posti di lavoro in modo uniforme. “La nostra previsione di base, che ipotizza un aumento della produttività del lavoro del 15% guidato dall’AI, combinata con la correlazione storica tra guadagni di produttività tecnologica e perdita di posti di lavoro, implica che il 6-7% delle mansioni verrà sostituito durante il periodo di adozione”, hanno affermato.
“Stimiamo un aumento di picco del tasso di disoccupazione lordo di circa 0,6 punti percentuali (corrispondente a un incremento di 1 milione di lavoratori disoccupati)”.
Sembra uno scenario negativo, ma c’è una buona notizia.
Le precedenti ere di cambiamento tecnologico hanno portato alla creazione di una massa di nuovi posti di lavoro che nessuno era in grado di immaginare prima, ha osservato il team di Goldman.
“Il cambiamento tecnologico è uno dei principali driver della crescita occupazionale a lungo termine attraverso la creazione di nuove professioni: oggi solo il 40% dei lavoratori è impiegato in occupazioni che esistevano 85 anni fa. Ciò suggerisce che l’AI creerà nuovi ruoli proprio mentre renderà obsoleti gli altri”.
“Più di 6 milioni di lavoratori sono attualmente impiegati in occupazioni legate all’informatica che non esistevano 30-40 anni fa, mentre altri 8-9 milioni ricoprono ruoli resi possibili dalla gig economy, dall’e-commerce, dalla content creation o dai videogiochi”.
Tom Lee, responsabile della ricerca di Fundstrat, ha recentemente proposto un paragone simile durante una partecipazione al podcast Prof G Markets con Scott Galloway ed Ed Elson, accostando l’attuale boom dell’AI all’introduzione dei cibi surgelati negli anni ’20.
Citando le ricerche della sua società, ha sostenuto che tale innovazione ha ridotto la manodopera agricola dal 40% al 2% della forza lavoro statunitense; tuttavia, sono stati creati abbastanza nuovi posti di lavoro da rendere la transizione complessivamente positiva.
“Ipotizziamo che ci fosse una CNBC nel 1920 e che questi economisti dicessero: ‘Se arrivano i cibi surgelati ed eliminano il 95% di tutti gli agricoltori, l’economia statunitense verrà spazzata via. L’economia USA non può sopravvivere ai surgelati’… Invece, ciò ha liberato tempo, giusto? E ha creato opportunità, ha permesso alle persone di essere reimpiegate e ha generato una forza lavoro completamente nuova”.
*In origine Leontief scrisse: “Il ruolo degli esseri umani come fattore di produzione più importante è destinato a diminuire, allo stesso modo in cui il ruolo dei cavalli… fu prima ridimensionato e poi eliminato”. Nel tempo la citazione è stata troncata ed è ora ampiamente a lui attribuita come: “Gli esseri umani potrebbero fare la fine dei cavalli”.
Questo articolo è apparso originariamente su Fortune.com

