Lavoro, la rivoluzione dell’AI e la ricetta del Fmi per gestire la transizione

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Il mondo del lavoro sta già risentendo degli effetti dell’integrazione dell’intelligenza artificiale, ma nel futuro il panorama potrebbe essere totalmente diverso con numerose occupazioni che rischiano di scomparire del tutto e costringere le persone ad acquisire nuove competenze per rimanere nel mercato lavorativo.

Questa è la convinzione anche della direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, che in un approfondimento sul tema ha scritto che “per i lavoratori, trovare o mantenere un lavoro dipenderà sempre più dalla capacità di aggiornare le proprie competenze o di apprenderne di nuove”.

Il volto mutevole del mercato del lavoro sta, comprensibilmente, creando ansia tra i lavoratori. Con quasi il 40% dei posti di lavoro globali esposti al cambiamento guidato dall’intelligenza artificiale, le preoccupazioni relative alla disoccupazione e al calo delle opportunità stanno diventando più acute. Ciò sottolinea – secondo Georgieva – la necessità di un processo decisionale proattivo e completo che prepari la forza lavoro alla rivoluzione in atto.

Georgieva sottolinea poi che chi ha competenze sull’AI ottiene uno stipendio, in media, maggiore rispetto agli altri, però sull’occupazione ha un effetto negativo soprattutto per i lavori entry-level che sono più vulnerabili e sostituibili da chatbot. Secondo le rilevazioni del Fmi, il calo dell’occupazione è del 3,6% negli ambiti in cui c’è una forte richiesta di competenza in merito all’AI. “Questi risultati  – sostiene Georgieva -sono in linea con le evidenze emergenti provenienti dagli Stati Uniti secondo cui l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa riduce le assunzioni di personale entry-level, soprattutto quando le attività possono essere automatizzate”.

“Queste tendenze non sono inevitabili”, spiega Georgieva. “Le scelte politiche fatte oggi possono trasformare la disruption in opportunità. La grande domanda per i decisori politici è: come?”

La ricetta di Georgieva consiste in tre direttrici principali: accompagnare i lavoratori nell’acquisizione delle nuove competenze, adottare politiche di concorrenza attraenti in modo tale da facilitare l’ingresso di nuove realtà e, infine, supportare meglio coloro che affrontano transizioni lavorative difficili e facilitarne il reinserimento nel mondo del lavoro.

Georgieva crede anche necessario che i Governi debbano riprogettare i sistemi educativi. L’elevata domanda di nuove competenze informatiche potrebbe non tradursi necessariamente in un aumento proporzionale della domanda di specialisti in IT e AI, soprattutto perché molte attività potrebbero essere progressivamente automatizzate. Pertanto, gli studenti di oggi hanno bisogno di competenze cognitive, creative e tecniche che integrino l’AI e li aiutino a utilizzarla piuttosto che a competere con essa.

Secondo i dati rilevati dal Fmi, Finlandia, Irlanda e Danimarca figurano tra i Paesi meglio posizionati per dotare la propria forza lavoro delle competenze e dell’agilità necessarie per il futuro. Cosa li distingue? Solidi investimenti nell’istruzione terziaria e nei programmi di apprendimento permanente che aiutano i lavoratori ad adattarsi all’evoluzione tecnologica.

La direttrice del Fmi lancia infine un monito: “La misura in cui l’AI rafforzerà le economie dipenderà da quanto bene prepareremo lavoratori e aziende alla transizione. Ma la posta in gioco va oltre l’aspetto economico. Il lavoro porta dignità e scopo nella vita delle persone. Il successo quindi dipenderà dalle misure coraggiose adottate ora: investire nelle competenze, supportare i lavoratori nelle transizioni professionali e mantenere i mercati competitivi affinché l’innovazione sia vantaggiosa per tutti.

Poste Italiane Dic 25

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