AI: le 40 professioni più a rischio secondo Microsoft

intelligenza artificiale

Microsoft ha diffuso un elenco di 40 professioni caratterizzate da un’elevata sovrapposizione con l’intelligenza artificiale. Secondo molti addetti ai lavori, si tratta delle carriere oggi “più a rischio”, con storici, traduttori e rappresentanti commerciali ai primi posti. L’azienda ha tuttavia precisato che un’alta “applicabilità” dell’AI non implica automaticamente la scomparsa di questi ruoli. Nonostante ciò, molte imprese stanno rallentando le assunzioni e riducendo il personale per fare spazio a una produttività potenziata dalla tecnologia.

Mentre colossi come Amazon annunciano apertamente tagli alla forza lavoro legati all’adozione dell’AI, i lavoratori cercano di capire quali professioni potrebbero presto essere ridimensionate o sostituite dall’automazione. A fare luce sulla questione è un rapporto dei ricercatori di Microsoft.

Lo studio di Microsoft su AI e lavoro

Secondo lo studio, traduttori, storici e scrittori figurano tra i ruoli con il più alto livello di esposizione, poiché le loro mansioni sono fortemente allineate alle capacità attuali dell’intelligenza artificiale. Anche gli addetti al servizio clienti e i rappresentanti di vendita – che negli Stati Uniti rappresentano circa cinque milioni di posti di lavoro – dovranno confrontarsi sempre più con sistemi automatizzati.

In generale, i lavori più esposti sono quelli legati al lavoro intellettuale e d’ufficio, come le professioni informatiche, matematiche e amministrative. Anche il settore delle vendite risulta particolarmente vulnerabile, poiché spesso comporta la raccolta, l’elaborazione e la comunicazione di informazioni, attività in cui l’AI sta diventando sempre più efficace. Pur ribadendo che un’elevata applicabilità non equivale necessariamente alla sostituzione di un’intera professione, l’elenco ha rapidamente fatto il giro del web, alimentando la percezione di un rischio concreto.

Il rapporto arriva in un momento in cui aziende come IBM hanno congelato migliaia di nuove posizioni che prevedono verranno assorbite dall’AI nei prossimi cinque anni. Nel frattempo, nel Regno Unito i neolaureati affrontano il mercato del lavoro più difficile dal 2018, anche perché molte aziende stanno sospendendo le assunzioni e utilizzando l’AI per ridurre i costi, secondo i dati di Indeed.

Le professioni salve

Esistono tuttavia professioni che appaiono destinate a rimanere in gran parte al riparo dall’intelligenza artificiale. Si tratta soprattutto di lavori manuali e operativi che richiedono l’uso diretto di macchinari e una presenza fisica costante. Tra questi figurano gli operatori di draghe, gli addetti a ponti e chiuse e i tecnici degli impianti di trattamento delle acque, che presentano un’esposizione pressoché nulla all’AI generativa.

Ciò non significa che l’Ai non avrà alcun impatto sul lavoro umano. Secondo Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ogni professione sarà influenzata dalla tecnologia in qualche modo. “Ogni lavoro sarà coinvolto, e lo sarà immediatamente. È fuori discussione”, ha dichiarato nel 2025 alla Global Conference del Milken Institute. “Non perderai il lavoro a causa di un’AI, ma a favore di qualcuno che sa usarla“.

Una laurea non è più una garanzia

Uno degli aspetti più rilevanti messi in evidenza dal rapporto riguarda il livello di istruzione. Molte delle professioni che potrebbero essere sconvolte dall’AI nel breve periodo – come giornalisti, politologi e consulenti aziendali – richiedono tradizionalmente una laurea. I ricercatori sottolineano però che il titolo di studio, un tempo considerato una protezione contro l’instabilità occupazionale, non rappresenta più una garanzia.

Analizzando oltre 200mila conversazioni reali degli utenti di Copilot, gli studiosi hanno riscontrato una maggiore applicabilità dell’AI nelle professioni che richiedono una laurea rispetto a quelle con requisiti formativi inferiori. Al contrario, esistono settori con una bassa esposizione all’AI e una domanda in crescita. Il comparto sanitario, in particolare, è destinato a creare un numero significativo di nuovi posti di lavoro nel prossimo decennio, soprattutto nell’assistenza domiciliare e alla persona.

Gli autori dello studio riconoscono inoltre che l’impatto dell’AI non si limita ai modelli generativi: altre applicazioni potrebbero automatizzare ulteriormente professioni legate all’uso e al monitoraggio di macchinari, come la guida dei camion.

Kiran Tomlinson, ricercatrice senior di Microsoft, ha chiarito che l’obiettivo dello studio non è prevedere la scomparsa dei posti di lavoro, ma individuare dove l’AI potrebbe trasformare il modo in cui le attività vengono svolte. “La nostra ricerca mostra che l’AI” supporta molte mansioni – in particolare quelle legate alla ricerca, alla scrittura e alla comunicazione – ma non dimostra che possa svolgere integralmente una singola professione”, ha spiegato.

L’articolo completo è disponibile su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.