I futures azionari statunitensi hanno registrato un forte calo nella tarda serata di lunedì, dopo che i mercati globali sono stati travolti dalle vendite in seguito all’avvio, da parte del presidente Donald Trump, di una guerra commerciale contro alcuni alleati della NATO legata alle sue ambizioni sulla Groenlandia.
I futures sul Dow Jones Industrial Average sono scesi di 401 punti, pari allo 0,81%. Quelli sull’S&P 500 hanno perso lo 0,91%, mentre i futures sul Nasdaq hanno ceduto l’1,13%. I mercati statunitensi erano chiusi per la festività del Martin Luther King Jr. Day. In precedenza, il dollaro si era indebolito, alimentando dubbi sul ruolo degli asset statunitensi come beni rifugio, mentre le borse europee e asiatiche hanno chiuso per lo più in ribasso.
Il dazio del 10% dal 1° febbraio
Sabato, Trump ha annunciato l’introduzione di un dazio del 10% a partire dal 1° febbraio nei confronti di Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, destinato a salire al 25% dal 1° giugno, fino al raggiungimento di un “accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia”.
L’annuncio è arrivato dopo che, la settimana precedente, questi Paesi avevano inviato truppe in Groenlandia, ufficialmente per esercitazioni militari e su richiesta della Danimarca. Nella tarda serata di domenica, tuttavia, è emerso un messaggio di Trump indirizzato ai funzionari europei che collegava la sua determinazione a prendere il controllo della Groenlandia al mancato conferimento del Premio Nobel per la Pace.
Le nuove tariffe imposte da Trump contro l’Europa potrebbero avere un impatto geopolitico significativo, mettendo a rischio l’alleanza transatlantica e indebolendo la capacità dell’Ucraina di difendersi dalla Russia.
Cosa pensano di Trump gli analisti di Wall Street
Nonostante ciò, gli analisti di Wall Street appaiono più fiduciosi sugli effetti a breve termine sui mercati finanziari, interpretando l’iniziativa come una mossa negoziale volta a ottenere concessioni.
Michael Brown, senior research strategist di Pepperstone, ha definito la strategia come un tentativo di “escalation per poi de-escalation”, osservando che la tempistica dell’annuncio – alla vigilia dell’intervento di Trump al World Economic Forum di Davos – difficilmente è casuale.
Secondo Brown, per i mercati questo scenario potrebbe tradursi in una fase di volatilità nel breve periodo, alimentata dal continuo flusso di notizie, seguita però da un rimbalzo quando si presenterà l’ennesimo momento “TACO”, acronimo di Trump Always Chickens Out (“Trump alla fine fa marcia indietro”).
Un giudizio simile arriva anche da Jonas Goltermann, vice capo economista dei mercati di Capital Economics, secondo cui “prevarrà il buon senso”. Goltermann ha ridimensionato il rischio di una nuova fase di caos tariffario come quella dello scorso anno, sottolineando che gli investitori hanno ormai imparato a guardare con scetticismo alle minacce di Trump.
Inoltre, ha aggiunto che l’economia statunitense resta solida e che i mercati dispongono di importanti margini di protezione dal rischio. “Considerati i profondi legami economici e finanziari tra Stati Uniti ed Europa, entrambe le parti hanno la capacità di infliggersi danni significativi, ma solo a costo di gravi ripercussioni per se stesse”, ha concluso Goltermann. “È quindi più probabile che prevalga la consapevolezza che una forte escalation sarebbe una situazione di perdita reciproca e che, alla fine, si arrivi a un compromesso, come già accaduto in molte precedenti crisi diplomatiche legate a Trump”.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

