Nel cuore della Chinatown di Bangkok, il canale Ong Ang è stato nel XVIII secolo una fondamentale arteria commerciale. Con il passare degli anni, però, si è trasformato in uno dei corsi d’acqua più inquinati della città.
Il mese scorso, nell’ambito di un più ampio progetto governativo di riqualificazione dell’area, il Siam Cement Group (SCG) – la più antica azienda cementiera della Thailandia – ha inaugurato il primo ponte pedonale stampato in 3D del Paese, realizzato sopra le acque del canale.
L’Ong And di Bangkok e la strategia di SCG
Il ponte rientra nella strategia di SCG volta a introdurre nuovi materiali e tecnologie costruttive nel Sud-est asiatico, spiega Surachai Nimlaor, responsabile delle attività del gruppo nel settore del cemento e delle soluzioni sostenibili.
L’azienda ha iniziato a sperimentare la stampa 3D applicata all’edilizia nei primi anni Venti di questo secolo, arrivando nel 2023 a costruire a Saraburi, in Thailandia, il primo centro medico al mondo realizzato interamente con questa tecnologia. “La stampa 3D ci consente di ridurre i tempi di costruzione e di progettare edifici dalle forme uniche, difficili o impossibili da ottenere con le tecniche tradizionali”, afferma Nimlaor.
Il processo parte dalla creazione di un modello digitale, che viene poi suddiviso in strati per la stampante 3D. I bracci robotici depositano il cemento strato dopo strato, dando forma alla struttura senza ricorrere a stampi o casseforme convenzionali. Questo approccio permette un’architettura più libera, caratterizzata da curve scultoree e pareti ondulate. Il centro medico di SCG, ad esempio, presenta facciate fluide che sarebbero state complesse da realizzare con il cemento colato tradizionale.
Questa tecnologia potrebbe rivelarsi particolarmente utile per la Thailandia, dove l’invecchiamento della popolazione e la scarsa attrattiva del lavoro edile stanno riducendo la disponibilità di manodopera locale. Il settore è così costretto a fare sempre più affidamento su lavoratori stranieri provenienti da Paesi confinanti come Cambogia e Myanmar. Secondo i dati del 2025 del Ministero del Lavoro cambogiano, oltre 1,2 milioni di cittadini della Cambogia lavorano in Thailandia, molti dei quali proprio nell’edilizia.
Nimlaor riconosce tuttavia che gli edifici stampati in 3D sono attualmente limitati a uno o due piani, poiché le costruzioni più alte pongono problemi legati ai carichi strutturali e alla stabilità dei materiali.
La prima cementeria della Thailandia
SCG è stata fondata nel 1913 su iniziativa del re Rama VI per costruire il primo stabilimento di cemento di Bangkok. Nel corso di oltre un secolo, il gruppo si è espanso fino a strutturarsi in tre principali aree di attività: cemento e materiali da costruzione, chimica e packaging.
Oggi SCG è il maggiore produttore di materiali edili della Thailandia e nel 2024 ha registrato ricavi pari a 14,5 miliardi di dollari. L’azienda si colloca al 21° posto nella classifica Fortune Southeast Asia 500, che riunisce le maggiori imprese della regione per fatturato. Negli anni, SCG ha esteso la propria presenza anche ad altri Paesi del Sud-est asiatico, con attività nel settore degli imballaggi in Malesia e un impianto petrolchimico in Vietnam.
Verso un’edilizia più sostenibile
Oltre alla stampa 3D, SCG sta investendo nello sviluppo di cementi a basse emissioni di carbonio, in un settore che, secondo il World Economic Forum, è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di CO₂.
L’azienda sta sperimentando l’uso della biomassa, come il legno, nel processo produttivo del cemento, riuscendo così a ridurre le emissioni fino al 20% per tonnellata, spiega Nimlaor. Questo cemento a basse emissioni viene già esportato negli Stati Uniti e in Australia, dove i costruttori privilegiano materiali conformi ai criteri ESG.
“I criteri ESG sono diventati un motore fondamentale del mercato globale”, osserva Nimlaor. “Sempre più aziende fissano obiettivi chiari di riduzione delle emissioni e impegni concreti in materia di sostenibilità”. SCG punta ora a lanciare una terza generazione di cemento a basse emissioni, capace di ridurre l’impatto ambientale fino al 40%, per arrivare in futuro a una riduzione del 90%.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com
