La scarsa copertura assicurativa nel Sud-est asiatico mette a rischio un hub sempre più importante per le catene di approvvigionamento globali, mentre la regione è colpita da tempeste tropicali, gravi inondazioni e altri disastri naturali.
Secondo la compagnia di riassicurazione tedesca Munich Re, lo scorso anno le perdite totali causate da disastri naturali nell’area Asia-Pacifico hanno raggiunto i 73 miliardi di dollari, ma solo 9 miliardi erano assicurati. Questo rende l’Asia una delle regioni meno assicurate al mondo contro i disastri naturali. Per confronto, in Nord America è stato recuperato tramite assicurazioni il 70% delle perdite da disastri, pari a 133 miliardi di dollari.
Il secondo disastro più costoso dello scorso anno si è verificato in Asia: il terremoto di magnitudo 7,7 che il 7 marzo ha colpito il Myanmar centrale. Il sisma ha causato perdite per 12 miliardi di dollari, di cui appena 1,5 miliardi assicurati. È stato anche il disastro più mortale del 2025, con 4.500 vittime.
Nei Paesi asiatici a reddito più basso, come Myanmar, Laos, Cambogia e Filippine, la copertura assicurativa può essere inferiore al 5%, secondo Munich Re.
La mancanza di dati climatici affidabili in Asia rende difficile per le compagnie assicurative valutare con precisione i rischi, spiega Benedikt Signer, direttore esecutivo di SEADRIF Insurance Company, la prima struttura regionale asiatica per la gestione del rischio catastrofale, sviluppata in collaborazione con la Banca Mondiale. In contesti poveri di dati, gli assicuratori internazionali non sanno come prezzare il rischio, entrare nel mercato assicurativo o “interagire con i governi”.
Talvolta, aggiunge Signer, i governi considerano le assicurazioni uno “spreco di risorse pubbliche, perché dal punto di vista degli appalti pubblici, quando si acquista qualcosa si deve ottenere in cambio un bene o un servizio”. “Con l’assicurazione, invece, ciò che si acquista è intangibile e non si ottiene nulla se non in caso di indennizzo.”
La carenza di coperture assicurative nel Sud-est asiatico minaccia “un hub essenziale delle catene di fornitura globali”, afferma Janice Chen, responsabile dell’underwriting property treaty per il Sud-est asiatico di Munich Re. “Una copertura assicurativa inadeguata aumenta il rischio che shock economici si propaghino oltre i confini nazionali.”
Agricoltura e manifattura dominano le economie del Sud-est asiatico: la regione produce il 30% del riso mondiale e oltre l’80% dell’olio di palma.
I disastri climatici hanno un impatto significativo sugli agricoltori, causando riduzioni dei raccolti, fallimenti delle coltivazioni e un aumento dei parassiti dovuto a caldo estremo e inondazioni. Colpiscono anche la logistica e le catene di approvvigionamento, danneggiando infrastrutture critiche e provocando ritardi nelle spedizioni.
In assenza di assicurazioni, le popolazioni più vulnerabili subiscono conseguenze ancora più gravi a causa della perdita di abitazioni e infrastrutture.
“Se non si hanno risparmi per ricostruire e non si è assicurati, si può perdere la casa”, spiega Signer, sottolineando che le perdite dovute ai disastri spesso comportano anche una riduzione dei consumi. “Quando mancano le risorse per reagire, si tolgono i figli da scuola o si vendono i pochi beni disponibili solo per riuscire a superare i giorni, i mesi o gli anni successivi.”
SEADRIF, con sede a Singapore, offre polizze assicurative parametriche contro il rischio di inondazioni nel Sud-est asiatico. Nell’agosto 2023, dopo le alluvioni, SEADRIF è riuscita a versare 1,5 milioni di dollari al Laos appena un giorno dopo l’evento, e nel 2025 ha erogato altri 2 milioni di dollari al governo del Paese in seguito a nuove inondazioni.
Oltre alle assicurazioni, per ridurre la vulnerabilità climatica i governi possono investire in difese fisiche come dighe, argini e barriere anti-inondazione, rafforzando al contempo le partnership con organizzazioni multilaterali come la Banca Asiatica di Sviluppo e la Banca Mondiale.
L’articolo originale è su Fortune.com
FOTO: YASUYOSHI CHIBA VIA GETTY IMAGES
