OpenAI ritiene di aver finalmente conquistato il primato in una delle sfide più seguite nel campo dell’intelligenza artificiale: il coding basato su AI. Il suo ultimo modello, GPT-5.3-Codex, rappresenta un solido passo avanti rispetto ai sistemi concorrenti, mostrando performance nettamente superiori nei benchmark di programmazione e nei risultati dichiarati rispetto alle generazioni precedenti dei modelli di OpenAI e Anthropic. Questo suggerisce un vantaggio competitivo a lungo ricercato in una categoria che potrebbe rivoluzionare le modalità di creazione del software.
Tuttavia, la società sta lanciando il modello con controlli insolitamente restrittivi e sta posticipando il pieno accesso per gli sviluppatori, dovendo fare i conti con una realtà complessa: le stesse capacità che rendono GPT-5.3-Codex così efficace nello scrivere, testare e analizzare il codice sollevano anche seri timori in termini di cybersecurity. Nella corsa alla creazione del modello di coding più potente, OpenAI si è scontrata direttamente con i rischi legati al suo rilascio.
GPT-5.3-Codex è disponibile per gli utenti ChatGPT a pagamento, che possono utilizzare il modello per le attività quotidiane di sviluppo software — come scrittura, debugging e testing del codice — attraverso i tool Codex di OpenAI e l’interfaccia di ChatGPT. Per il momento, però, l’azienda non intende concedere un accesso illimitato per utilizzi di cybersecurity ad alto rischio; inoltre, OpenAI non abiliterà immediatamente l’accesso completo via API, che permetterebbe di automatizzare il modello su larga scala. Queste applicazioni più sensibili sono protette da ulteriori misure di sicurezza, tra cui un nuovo programma di “trusted-access” per professionisti della sicurezza accreditati, a dimostrazione della posizione di OpenAI secondo cui il modello avrebbe superato una nuova soglia di rischio informatico.
Nel post sul blog aziendale che ha accompagnato il rilascio del modello giovedì, la società ha dichiarato che, sebbene non vi siano “prove definitive” della capacità del nuovo modello di automatizzare completamente i cyberattacchi, “stiamo adottando un approccio precauzionale e implementando il nostro stack di sicurezza informatica più completo di sempre. Le nostre misure di mitigazione includono il safety training, il monitoraggio automatizzato, l’accesso fiduciario per le funzionalità avanzate e pipeline di controllo che includono la threat intelligence”.
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha pubblicato un post su X in merito a tali preoccupazioni, affermando che GPT-5.3-Codex è “il nostro primo modello a raggiungere il livello ‘alto’ per la cybersecurity nel nostro framework di preparazione (preparedness framework)”, un sistema interno di classificazione del rischio che OpenAI utilizza per il rilascio dei modelli. In altre parole, questo è il primo modello che OpenAI ritiene sufficientemente avanzato nel coding e nel ragionamento logico da poter favorire concretamente danni informatici nel mondo reale, specialmente se automatizzato o utilizzato su vasta scala.
Questo articolo è apparso originariamente su Fortune.com

