Il compenso del responsabile di Instagram, Adam Mosseri, è finito al centro del processo sulla dipendenza da social media in corso a Los Angeles contro Meta e YouTube.
Mosseri guida Instagram dal 2016. Durante l’interrogatorio ha dichiarato di percepire circa 900mila dollari l’anno. Riceve inoltre bonus annuali legati alla performance che possono arrivare fino alla metà dello stipendio. A questo si aggiunge una componente in azioni. Il valore varia di anno in anno, ma si colloca nelle “decine di milioni di dollari”. In alcuni anni ha superato i 20 milioni, ha spiegato.
La causa riguarda una giovane di 20 anni, indicata con le iniziali KGM o “Kaley”. La ragazza sostiene di aver sviluppato problemi di salute mentale a causa di una dipendenza dai social. Il suo avvocato, Mark Lanier, ha chiesto a Mosseri se esistesse un legame tra la sua retribuzione e le scelte di crescita dell’azienda. In particolare, ha domandato se l’incentivo economico potesse favorire strategie che alimentano la dipendenza.
Lanier ha citato anche un podcast in cui Mosseri aveva parlato delle qualità “addictive” di Instagram. Mosseri ha risposto di aver usato il termine in modo troppo disinvolto, come spesso accade nel linguaggio comune.
Il manager ha negato con decisione che Instagram crei dipendenza o punti deliberatamente agli adolescenti per massimizzare i profitti. Ha sostenuto che l’azienda ricava meno dai teenager rispetto ad altre fasce d’età, perché non dispongono di un reddito proprio.
Mosseri ha distinto tra “dipendenza clinica” e uso “problematico” delle piattaforme. Ha però ricordato più volte di non essere un medico.
“Credo che proteggere i minori, nel lungo periodo, sia positivo anche per il profitto e per il business”, ha dichiarato rispondendo agli avvocati di Meta.
I documenti interni sotto esame
Durante l’udienza, Lanier ha mostrato alla corte documenti interni di Meta. In alcune email, dirigenti dell’azienda riconoscevano che i filtri potevano avere effetti negativi sulle giovani donne. Secondo quanto riportato da CNN, un messaggio parlava apertamente del rischio di incoraggiare dismorfia corporea tra le ragazze.
In un’altra comunicazione, un dirigente osservava che vietare i filtri avrebbe potuto ridurre la competitività nei mercati asiatici, India inclusa.
Mosseri ha spiegato che in un primo momento Instagram aveva deciso di vietare tutti i filtri che alterano il volto. Successivamente, la società ha modificato quella scelta.
Lanier ha chiesto se un divieto definitivo avrebbe potuto incidere sui risultati economici. Mosseri ha risposto di non aver mai temuto ripercussioni sul prezzo delle azioni, respingendo l’idea che il suo compenso fosse collegato a decisioni di design potenzialmente dannose per gli utenti.
Nei documenti depositati da Meta presso la SEC compaiono solo i compensi dei dirigenti apicali, come l’amministratore delegato Mark Zuckerberg. Mosseri non figura tra questi executive indicati nominalmente. La sua testimonianza offre quindi uno sguardo raro sulla sua retribuzione.
Meta non ha rilasciato commenti immediati sul processo né sulle dichiarazioni relative al compenso del manager.
La deposizione di Mosseri anticipa un passaggio chiave del procedimento. La prossima settimana è attesa la testimonianza del CEO di Meta, Mark Zuckerberg.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

