Milano Cortina 2026, Audagnotto: “Se invitare alla pace è un messaggio divisivo allora abbiamo un problema”

audagnotto milano cortina

Chiudere vuol dire tante cose: spegnere, finire, tagliare, segnare un confine tra prima e dopo. Però quando si parla di Olimpiadi il verbo assume nuovi significati. Chiudere diventa conservare, trattenere, custodire. Diventa ricordare e prendersi cura.

Questo fa Fabrizio Audagnotto, executive producer della cerimonia di chiusura olimpica di Milano Cortina 2026, tra i professionisti italiani più esperti nel settore dei grandi eventi globali. Da Torino 2006 a Rio 2016, da Tokyo a Parigi, passando per Qatar e Messico, Audagnotto ha lavorato nei contesti più sfidanti del mondo con un unico obiettivo: lasciare il segno.

A Verona, con Filmmaster, coordina circa 300 persone tra artisti, tecnici e volontari per uno show intitolato ‘Beauty in Action’ che promette di essere non solo il racconto della bellezza italiana nel tempo, ma anche – forse soprattutto – la fotografia dell’Italia di domani. L’appuntamento è per il prossimo 22 febbraio.

Qual è stata la principale difficoltà produttiva per allestire uno show olimpico all’interno di un monumento nazionale?

Lavorare in un monumento millenario come l’Arena significa confrontarsi con vincoli stringenti, accessi tecnici complessi, limitazioni sui carichi, tempistiche di allestimento rigidamente definite e un coordinamento costante con le autorità di tutela. Ogni elemento scenico e ogni impianto tecnico sono stati progettati su misura, integrando esigenze creative e requisiti strutturali, in uno spazio che non consente soluzioni standard e richiede precisione assoluta. Il nostro è uno show necessariamente unico, che prevede macchine sceniche mai usate prima all’interno dell’Arena.

Il produttore esecutivo tiene insieme tutti i pezzi nel rispetto di tempi, qualità e budget: in un evento olimpico, qual è il pezzo più fragile da tenere insieme? 

Il contesto olimpico aggiunge attori alla scena, rispetto ad altri eventi grandi e complessi. I clienti sono molteplici, il comitato organizzatore ovviamente, che deve gestire le richieste del CIO e quelle delle Istituzioni che vogliono verificare e controllare. Si è costantemente sotto i riflettori dei media e anche per questo tutte le parti coinvolte vogliono essere sicure di essere inattaccabili. Questo talvolta complica il nostro lavoro e, se da una parte è comprensibile, dall’altra può creare frustrazione e rallentare l’efficienza della produzione. La grande esperienza di Filmmaster e di tutto il team è certamente un valore aggiunto anche nella gestione delle difficoltà.

 Il lavoro sulle cerimonie di Milano Cortina è iniziato nel 2023: cosa cambia quando si costruisce uno spettacolo globale sotto osservazione politica, mediatica e internazionale costante?

All’inizio poco, bisogna avere la mente libera e pensare senza farsi condizionare dal contesto e dalla pressione politica e mediatica, poi chiaramente durante lo sviluppo del progetto, quando ci si comincia a confrontare con il comitato organizzatore, con il CIO, il CONI e tutti gli altri attori coinvolti, incluso il broadcast, si deve avere la maturità di accettare che si tratta di un progetto che deve mettere d’accordo molte voci. La sfida è riuscire a farlo senza perdere d’identità.

‘Beauty in Action’ è il concept della cerimonia di chiusura: come si evita che la celebrazione della bellezza italiana diventi stereotipo o cartolina? 

Attraverso la lente della contemporaneità. Filmmaster produce grandi eventi da molti anni, la direzione artistica e creativa insieme alla regista Stefania Opipari, ed il suo team, hanno saputo pensare ad una messa in scena che onora il passato e la tradizione con un linguaggio contemporaneo e moderno.

Lei ha lavorato in contesti molto diversi, da Torino a Londra, da Rio a Tokyo: Milano-Cortina che Olimpiade è, dal punto di vista produttivo e simbolico? 

Simbolicamente è sicuramente differente, per noi che la viviamo, da protagonisti, ma anche per gli spettatori. Necessariamente la “diffusione” fa perdere un po’ l’identità solitamente unica e riconoscibile di un evento come questo, ma, forse, al tempo stesso amplia il racconto del nostro Paese.

In un momento geopolitico estremamente teso, quanto è difficile tenere le cerimonie su un piano universale – fratellanza, pace, inclusione – senza che vengano lette come messaggi politici? Oppure vanno lette come messaggi politici?

Il messaggio di pace è parte delle Olimpiadi, nell’antica Grecia si interrompevano le guerre in occasione dei Giochi e la cosiddetta Olympics Truce, la tregua olimpica. Nella Cerimonia di Apertura abbiamo visto un segmento dedicato alla pace, in cui si è portato in scena in modo simbolico una colomba. Se consideriamo che mettere in scena espressioni artistiche che invitino alla pace, all’inclusione e alla fratellanza siano messaggi politici che possono essere in qualunque modo interpretati come divisivi, abbiamo un problema che va ben oltre le Cerimonie Olimpiche.

Come si gestisce il rischio che un evento pensato per unire diventi terreno di scontro politico o identitario? 

Ci si confronta durante tutte le fasi di creazione, studiando simboli, sensibilità culturali, possibili letture. E si spera di riuscirci e di essere preparati ad affrontare chi cerca di trovare simboli divisivi dove non ci sono.

L’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo marginale: è una scelta artistica o anche una presa di posizione culturale? 

È una scelta artistica anche data dal fatto che l’AI sta evolvendosi così rapidamente che in questo momento sarebbe complicato trovare gli strumenti migliori per creare con l’AI qualcosa che possa davvero stupire, correndo poi il rischio che tra sei mesi appaia già obsoleto. So che è difficile da immaginare, ma credo che siamo a una fase di AI ancora simile a quello che era internet a 56k rispetto ai collegamenti in fibra di oggi. Abbiamo cercato di esaltare il valore umano, l’ingegno, la creatività. L’AI è uno strumento.

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sono anche un grande test per il “sistema Italia”, tra ritardi, costi crescenti e richieste di trasparenza: chi lavora sulle cerimonie sente questo peso?

I budget delle cerimonie di Milano Cortina, per quanto possa sembrare strano, sono bassi per produrre un evento di questo tipo, con le complessità di cui abbiamo parlato prima. Però certo abbiamo la responsabilità di utilizzare questo budget nel modo più efficiente possibile, cioè per rendere indimenticabile tutto quello che va in scena, per il pubblico in Arena e per quello, numerosissimo, che assiste all’evento in TV. Sappiamo bene che per i non addetti ai lavori è complicato capire quanto sia necessario spendere dietro le quinte, per la produzione dello show, per poter vedere quanto si vede in scena.

Quanto è importante, per eventi di questa scala, che lo spettacolo finale non oscuri le domande su sostenibilità, legacy e uso delle risorse pubbliche? 

È importante, ma chiaramente ci sono delle necessità di produzione e di costi che complicano la risposta a queste domande. Vedrete però come, in particolare per costumi e oggetti di scena, abbiamo utilizzato materiali di riciclo con risultati straordinari. La legacy per noi è invece aprire il nostro mondo professionale al territorio in cui produciamo gli eventi: è stato così ad esempio in Ucraina, in Messico, in Brasile, posti dai quali abbiamo coinvolto ragazze e ragazzi che ora sono stabilmente nel contesto dei grandi eventi internazionali, ricoprendo i ruoli più diversi.

Quando l’ultima luce si spegnerà all’Arena di Verona, quale giudizio spera che il mondo dia non solo allo show, ma all’Italia che lo ha prodotto? 

L’ultima immagine che regaleremo al mondo sarà quella di un monumento costruito duemila anni fa e che oggi pulsa di luce, con al centro un pavimento trasformato in un immenso schermo LED. Un simbolo potente dell’Italia che vive il presente e guarda al futuro, godendo del nostro immenso patrimonio storico e culturale.

Poste Italiane Dic 25

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