Primo ‘Dialogo per la competitività’ con Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri.
In un’era caratterizzata dall’abbondanza di dati e dalla potenza del machine learning, emerge un paradosso affascinante: più le informazioni diventano granulari e gli algoritmi precisi, più il dialogo si rivela lo strumento indispensabile per navigare il futuro. Se i dati offrono le coordinate, è attraverso il confronto che riusciamo a interpretare i segnali del cambiamento e a trasformarli in visione strategica. Nasce da questa consapevolezza “Dialoghi per la Competitività”, una nuova rubrica su Fortune Italia concepita come sede di approfondimento per leggere i driver che ridisegneranno la nostra competitività futura. Uno spazio in cui l’analisi dei grandi trend globali si intreccia con l’esperienza di chi guida aziende e istituzioni, per mappare le traiettorie della crescita in un mondo in continua trasformazione. Inauguriamo questo percorso analizzando la ridefinizione degli equilibri geopolitici e le sue implicazioni per la competitività dei sistemi produttivi. Non si tratta di una variabile esterna, ma di una condizione strutturale che attraversa le filiere globali, ridisegnandole. Comprendere come i nuovi assetti geopolitici influenzino l’accesso ai mercati e la sicurezza delle catene di fornitura è oggi essenziale per governare la competizione internazionale. Proprio per decodificare questa complessità, il primo dialogo vede protagonista Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, realtà che opera all’incrocio esatto di queste tensioni globali.
Partiamo da un paradosso: in che modo questa fitta interconnessione geopolitica sta riscrivendo le regole della competitività, spingendo le imprese a ripensare radicalmente il proprio ruolo strategico?
Oggi viviamo un ciclo geopolitico che si sta frammentando in blocchi, dove la difesa emerge come pilastro imprescindibile per la sovranità delle nazioni. Poiché oltre il 90% del commercio globale transita via mare, le rotte marittime non sono solo arterie economiche, ma il teatro principale delle sfide globali.
La capacità di presidiare e proteggere queste rotte diventa, di fatto, un prerequisito per la stabilità e la competitività di intere economie. In questo scenario, la cantieristica si evolve da settore tradizionale a leva strategica.
Tuttavia, la frammentazione europea – con piattaforme non interoperabili e requisiti discordanti – limita le economie di scala. Solo una visione industriale comune e standard condivisi permetteranno all’Europa di colmare il divario con gli altri blocchi globali, consolidando una leadership reale nel settore della difesa.
In un contesto segnato da shock sistemici, la gestione del rischio non è più un’attività di supporto, ma una componente strutturale della strategia. Come si traduce questa esigenza nelle scelte di Fincantieri, all’interno di un mercato così vulnerabile?
Fincantieri ha anticipato questi megatrend mettendo la difesa e i nuovi domini, come l’underwater, al centro della propria evoluzione. La sicurezza marittima e la gestione del rischio sono oggi fattori intrinseci alla nostra competitività.
Il nostro Piano Industriale 2026-2030 nasce da questa visione: raddoppieremo la capacità produttiva nei cantieri italiani della Difesa, incrementeremo il vantaggio nei segmenti civili e offshore, e consolideremo il ruolo nell’underwater.
Puntiamo sull’innovazione dual-use e sull’eccellenza operativa per generare valore industriale non solo per l’azienda, ma per l’intero sistema Paese.
Questa capacità di garantire continuità e visione dentro la discontinuità geopolitica non riguarda però la singola impresa, ma l’intero sistema-Paese. Qual è la sfida principale per l’Italia per competere in modo credibile in questa complessità?
La sfida non è solo industriale, è una questione di postura strategica: occorre ancorare la visione industriale al coraggio imprenditoriale e alla capacità di interpretare i megatrend.
Il futuro si giocherà sulla capacità di coniugare sicurezza, innovazione e sostenibilità. Solo guidando questa trasformazione potremo proiettare il sistema Italia verso nuovi orizzonti di leadership globale.
Il dialogo con Pierroberto Folgiero conferma come, proprio nel momento di massima precisione degli algoritmi, la vera discriminante risieda nella capacità di interpretare i segnali e costruire una visione in grado di trasformare la complessità in una rotta percorribile.
La geopolitica smette di essere una variabile esterna per diventare una condizione strutturale del business: presidiare le rotte marittime e i nuovi domini tecnologici, come l’underwater, risponde a un’esigenza di sicurezza, ma rappresenta anche la modalità concreta con cui un’industria nazionale può catturare valore all’interno delle filiere globali.
La competenza distintiva per le imprese diventa lo sviluppo di una ‘geopolitical readiness’: la capacità di incorporare stabilmente il rischio geopolitico nei processi aziendali. Questa postura richiede però un superamento dei confini dimensionali e geografici tradizionali. La sfida della competitività futura si giocherà sulla capacità di trasformare la frammentazione – ancora troppo evidente nel contesto europeo – in una massa critica fondata su standard comuni e piattaforme interoperabili.
Solo attraverso questo salto di scala l’innovazione tecnologica può tradursi in una reale leadership industriale, capace di navigare le interdipendenze globali senza subirle.
‘Dialoghi per la Competitività’ proseguirà esplorando come i principali driver del cambiamento stiano ridisegnando il perimetro del possibile. L’obiettivo resta quello di provare a offrire una bussola interpretativa, affinché la discontinuità dei megatrend sia vissuta come un terreno fertile su cui innestare una nuova stagione di crescita per il sistema Paese.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

