Quando la sanità torna sotto casa: il modello territoriale del Gruppo Sanit che sta riportando medici e pazienti nei quartieri

Ermanno Lombardo (Gruppo Sanit)

In Italia l’accesso alle cure non è più soltanto una questione di liste d’attesa o di ticket, ma sempre più spesso di distanza fisica. Negli ultimi vent’anni le città sono cresciute verso l’esterno: nuove periferie, nuovi quartieri, nuovi agglomerati urbani che ospitano decine di migliaia di persone, ma che spesso non hanno seguito la stessa traiettoria di sviluppo dei servizi sanitari. Il risultato è una ‘Geografia della Salute‘ sempre più sbilanciata: grandi poli ospedalieri concentrati nei centri urbani e vaste aree periferiche prive di presidi di prossimità, dove per una visita, un esame o un controllo un anziano deve affrontare spostamenti lunghi, traffico, mezzi pubblici insufficienti o la dipendenza da familiari. Questa condizione produce un effetto invisibile ma drammatico: migliaia di persone rinunciano alle cure non perché non ne abbiano bisogno, ma perché non riescono fisicamente a raggiungerle. In un Paese che invecchia rapidamente, questo fenomeno colpisce soprattutto gli anziani, i disabili e le persone fragili, trasformando l’accesso alla sanità in una questione di autonomia personale e di rete familiare. È in questo vuoto strutturale che negli ultimi anni sta emergendo un modello alternativo di assistenza: la sanità di prossimità privata integrata, fatta di centri territoriali collocati direttamente nei quartieri popolari e capaci di offrire diagnostica, visite specialistiche e servizi ambulatoriali senza costringere i pazienti a spostarsi verso i grandi hub ospedalieri. “Non ha più senso costruire grandi cliniche centralizzate se le persone vivono altrove”, spiega Ermanno Lombardo, fondatore del Gruppo Sanit, una rete di strutture sanitarie territoriali. “Il principio deve essere rovesciato: non sono i pazienti a doversi spostare verso la sanità, ma la sanità a dover arrivare dove vivono le persone”.

Questo approccio non è soltanto logistico, ma sociale. Quando una persona anziana deve chiedere al figlio o al nipote di accompagnarla, spesso rimanda, rinuncia, aspetta. Ogni visita diventa una questione organizzativa, non medica. Portare la sanità nel quartiere significa restituire indipendenza, ridurre le rinunce alle cure e alleggerire il carico sulle famiglie.

Ma la sanità di prossimità ha bisogno di un altro ingrediente fondamentale: le persone che ci lavorano. Ed è qui che il secondo grande problema del sistema sanitario italiano entra in gioco: la crisi del personale.

Il Servizio Sanitario Nazionale perde medici e infermieri da anni, schiacciato da stipendi più bassi rispetto all’Europa, carichi di lavoro crescenti e carriere poco attrattive. Il risultato è una fuga verso l’estero, mentre il pubblico fatica a rinnovare i propri organici. I numeri lo confermano: negli ultimi dieci anni il SSN ha perso oltre 14.000 professionisti sanitari, mentre il privato continua a crescere .

Il modello che sta emergendo nei centri territoriali privati affronta entrambi i problemi insieme: territorio e risorse umane.

Il Gruppo Sanit, ad esempio, ha costruito la propria crescita puntando deliberatamente su giovani professionisti under 30 e sulle donne che costituiscono il 75% del personale attuale. “Preferiamo assumere neolaureati e formarli da zero secondo i nostri standard», spiega Lombardo. «In questo modo costruiamo una cultura professionale orientata sia alla qualità clinica sia al rapporto umano con il paziente”.

In un sistema dove molti giovani medici e infermieri si sentono poco valorizzati, questo modello offre percorsi rapidi di responsabilità, formazione continua e contesti di lavoro meno alienanti rispetto alle grandi strutture ospedaliere.

La convergenza tra sanità di prossimità e nuova forza lavoro crea così un doppio impatto: da un lato più accesso alle cure nei territori dimenticati, dall’altro più opportunità professionali per una generazione che rischia di lasciare il Paese o il settore pubblico.

Non si tratta di sostituire il Servizio Sanitario Nazionale, ma di colmare le sue crepe strutturali. In un’Italia sempre più anziana, con città sempre più estese e una popolazione sempre più fragile, il futuro dell’assistenza non può essere solo negli ospedali, ma nei quartieri.

La vera sanità del XXI secolo sarà quella che riesce a essere vicina, capillare e umana, sostenuta da professionisti giovani, formati e motivati. E in questo scenario, la sanità di prossimità non è più una sperimentazione: è una necessità nazionale.

Poste Italiane Dic 25

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