Marco Balich: “Mi piace toccare le corde emotive che fanno sentire le persone parte di una comunità”

Marco Balich

Simboli che restano, valori che uniscono. Marco Balich racconta le sfide e il metodo di chi costruisce eventi globali capaci di parlare a milioni di persone.

Marco Balich è la rockstar dei grandi eventi nel mondo. Con la società Balich Wonder Studio, è leader mondiale nella creazione di cerimonie olimpiche, spettacoli immersivi, show permanenti. Nel suo personale medagliere, ha partecipato a ben sedici Olimpiadi, e dei Giochi olimpici Milano Cortina è il gran cerimoniere. “Mi piace emozionare la gente, toccare le corde emotive che fanno sentire le persone parte di una comunità”.

Il calderone, sotto l’Arco della Pace, è diventato il nuovo Albero della Vita, l’opera simbolo da lei ideata per Expo.

È la potenza dei simboli. Intorno all’Albero della Vita si erano consumate diverse polemiche, poi si è rivelato un magnete. Il calderone, dove arde una piccola fiamma, commuove le persone che si avvicinano e ne colgono l’aspetto valoriale. A Cortina è in piazza Angelo Dibona, è ispirato al sole e ai nodi vinciani: si apre e si chiude a ogni ora. Con i miei amici Stefano Domenicali e Renzo Rosso siamo stati fermi ad ammirarlo, eravamo quasi incantati.

La cerimonia italiana si è svolta all’insegna dell’eleganza e della sobrietà, soprattutto se paragonata a quella francese del 2024.

Abbiamo puntato sulla semplicità, non è il momento storico di eventi ipertecnologici e stramuscolari. Umanità, italianità, emozione sono le parole che ci hanno guidato nella scelta di ogni elemento. E poi la pace: la tregua olimpica è un principio universale.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato presente, sin dalla cerimonia di apertura.

Ringrazio il presidente e il Quirinale per aver rappresentato al meglio il valore dell’unità nazionale, di cui i Giochi sono emanazione. Un ringraziamento va anche a Giovanni Malagò che è stato un ottimo presidente del Coni, e poi ai nostri campioni che hanno conseguito risultati straordinari. Federica Brignone ci ha fatto sognare.

Per la prima volta, abbiamo assistito a Olimpiadi ‘diffuse’, secondo un modello destinato a replicarsi in futuro.

La scelta di una pluralità di location ha consentito di aumentare la sostenibilità dell’evento, calcolando che i Giochi invernali, a differenza di quelli estivi, richiedono impianti specifici, meglio allora adattare quelli esistenti. Mi lasci dire che non sono un solista ma posso contare sul prezioso contributo dei miei collaboratori: Damiano Michieletto, Simone Ferrari, Lida Castelli, Lulu Helbaek.

Quanto costa la cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici?

In generale, posso dire che una cerimonia estiva costa tra i 70 e i 200 mln di euro, una invernale tra i 40 e i 100. Per comprendere l’eco di un evento visto in tutto il mondo, lei pensi che Sanremo fa 17 milioni di telespettatori, la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi raduna centinaia di milioni di persone.

Come fa a tenere sotto controllo l’ansia in prossimità di un grande evento?

Nei giorni precedenti diventa un pensiero ossessivo, ci pensi in ogni istante, non puoi permetterti che qualcosa vada storto. Io non soffro di ansia ma ci perdo il sonno. In ogni caso, soprattutto con i Giochi olimpici cui partecipano tanti volontari, lo sclero non è ammissibile, chiunque alzi la voce è fuori.

Quanto tempo richiede l’organizzazione di un’Olimpiade?

Due anni. Sei mesi per sviluppare le idee, sei mesi per definire il budget, sei mesi per i costumi e il casting, sei mesi per le prove generali con i volontari.

Per i Giochi di Milano Cortina avete scelto, come parola chiave, ‘armonia’.

Al centro c’è l’equilibrio armonico tra uomo e natura. È un equilibrio delicato: se proteggi eccessivamente la natura, l’umanità rinuncia allo sviluppo. Se non proteggi la natura, siamo destinati a scomparire. Servono dialogo e armonia, esattamente come tra popoli e tra culture diversi.

 Qual è l’evento di cui va più orgoglioso?

Non saprei, ogni volta è come partorire un figlio a cui lasci un pezzo di vita. Non sono un nostalgico, non vado sempre all’inseguimento di un premio. Con il mio team scegliamo soltanto gli eventi che ci emozionano. A Torino abbiamo fatto danzare Roberto Bolle e sfrecciare una Ferrari di Formula 1.

Due anni fa, a Palermo, abbiamo organizzato la celebrazione per i quattrocento anni di Santa Rosalia con oltre 450mila persone, roba da pelle d’oca. Passiamo dalla Fifa World Cup in Qatar al lancio della Fiat 500. Abbiamo la fortuna di poter scegliere i progetti ai quali lavorare. Io sono un idealista positivo, il cinismo non mi appartiene.

L’intelligenza artificiale cambierà il lavoro creativo?

L’AI è un hype che va bene perché accelera la nostra capacità di ricerca, ma per unire i punti servono le intuizioni degli esseri umani. L’immaginazione appartiene soltanto alle persone e si alimenta dello scambio con gli altri. Non c’è alcuna possibilità che l’AI ti aiuti a concepire un’idea. O ce l’hai o non ce l’hai. Noi uomini siamo fatti per essere sociali.

Il prossimo evento che ha in mente?

Mi piacerebbe immaginare la Festa della Repubblica, il 2 giugno, in una veste nuova, come la festa degli italiani. Insieme alla parata militare, vorrei che sfilassero sportivi e campioni rappresentativi del talento italiano, del genio italiano. La comunità civile. Chissà, magari la proporrò prima o poi…

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di marzo 2026 (numero 2, anno 9)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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