La creatività è anche dato, algoritmo, strategia. Serve un approccio fantasioso, aperto alle buone idee e alle nuove tecnologie.
Alla faccia di chi non voleva le Olimpiadi in Italia, dopo aver già sabotato l’ipotesi dei Giochi a Roma nel 2024 (ricordate l’episodio deplorevole della candidatura ritirata a causa dell’opposizione dell’allora sindaco della Capitale Virginia Raggi e dei 5Stelle?), l’evento mondiale ospitato in una duplice sede, Milano e Cortina, la capitale economica e la perla delle Dolomiti, si è rivelato un successo straordinario.
Non solo per il genio creativo del suo ideatore artistico, Marco Balich, cui è dedicata la cover story di questo numero, ma anzitutto per l’incredibile potenziale che i grandi eventi sprigionano sempre a livello globale. L’Italia è salita sul palcoscenico mondiale e si è fatta apprezzare per inventiva, immaginazione, talento.
Al centro primeggiano i valori dello sport – disciplina, sacrificio, superamento del limite -, tutt’intorno si sviluppano business che rendono il Paese ospitante una calamita di viaggi, investimenti, pubblicità. L’economia della creatività, di cui i Giochi sono una delle molteplici espressioni, non è più ascrivibile a fenomeno di nicchia ma rappresenta un vero e proprio volano di crescita economica.
Il Salone del Mobile o la Fashion Week di Milano sono altrettante manifestazioni del talento che si trasforma in oggetti da toccare o in idee da abbracciare. Inoltre, uno dei principali vantaggi dell’economia creativa è la sua capacità di produrre valore aggiunto con un’intensità relativamente bassa di capitale fisico. Talento, idee e proprietà intellettuale diventano asset strategici, capaci di generare ricchezza e occupazione qualificata. Insieme ai contenuti audiovisivi, ci sono quelli digitali, oggi sempre più rilevanti tra influencer e content creator (cui è dedicata una lista ad hoc nelle pagine che andrete a leggere).
È vero che talvolta si può incappare in abbagli privi di sostanza, nei classici gusci vuoti, la giungla del web richiede capacità di discernimento per non cadere nella trappola del finto acchiappaclick. E tuttavia, in innumerevoli casi, i generatori di contenuti digitali si rivelano veicoli formidabili per potenziare l’immagine di un brand, per orientare i consumi o per diffondere un messaggio, soprattutto tra i giovani. L’Italia può giocare un ruolo centrale in questa economia.
Forte di un patrimonio culturale unico e di una tradizione creativa riconosciuta nel mondo delle eccellenze, dalla moda al cinema, il nostro Paese può trasformare la propria identità in crescita economica sostenibile integrando creatività e intelligenza artificiale, gusto del passato e ricerca dell’innovazione.
Oggigiorno la creatività è anche dato, algoritmo, strategia. Serve un approccio fantasioso, aperto alle buone idee e alle nuove tecnologie. Senza scordare che i nostri occhi si nutrono di immagini e suoni, che il bello ci tiene vivi e ci riconnette con una dimensione essenziale dell’esistenza. Fateci sognare, voi che potete.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di marzo 2026 (numero 2, anno 9)

