Il fuoco della creatività non è destinato a spegnersi

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La creatività è un sistema vivente che deve essere coltivato e nutrito, tenendo conto delle sue diverse fasi di sviluppo.

La creatività è giovane. Questa convinzione è largamente diffusa nella nostra società, alimentata dalla preminenza che talenti precoci hanno nella cultura popolare. È descritta come qualcosa di magico che arriva presto nella vita, brilla intensamente e poi, come tante altre risorse cognitive, declina con l’età.

Questa idea è però un mito. La creatività non è un fuoco destinato a spegnersi. È una capacità che evolve, cambiando pelle ma non la sua natura o il suo potere. Gli esempi di maestri maturi sono numerosi quanto quelli dei giovani geni: per ogni Mozart c’è un Verdi; per ogni Picasso un Cézanne; per ogni Steve Jobs un John Goodenough, premiato con il Nobel per l’invenzione della batteria agli ioni di litio, concepita quando aveva quasi sessant’anni.

Come la maggior parte dei miti, tuttavia, anche questo contiene un pizzico di verità. Ciò che cambia con l’età è il modo in cui opera. All’inizio della carriera, il processo creativo tende a essere rapido, veloce, e intuitivo grazie a strutture cognitive flessibili, relativamente poco vincolate dalle regole di un settore. La creatività ‘giovane’ si comporta come gli esploratori: viaggia in tutto il mondo alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Con il prosieguo della carriera, il processo diventa più riflessivo. Le strutture cognitive si fanno più rigide, ma anche più complesse. Consentono di sintetizzare idee già note ma mai collegate in precedenza e di valutare le conseguenze con maggiore attenzione. La creatività più ‘matura’ si comporta come gli archeologi: è fatta di scavi in profondità, di scoperte di connessioni prima invisibili.

Ciò che cambia nel tempo, dunque, è ciò che serve per stimolare questa capacità: il carburante che accende il fuoco, l’ingrediente che dà quel tocco in più alla ricetta. Se esistono forme diverse di creatività, le organizzazioni che vogliono generare idee nuove dovrebbero concentrarsi su ciò di cui i propri dipendenti hanno bisogno per essere creativi nelle varie fasi della loro carriera.

L’ingrediente chiave è, per tutti, la conoscenza, che è allo stesso tempo la più grande alleata e il suo ostacolo più grande. Alimenta il processo creativo ma al tempo stesso lo vincola, restringendo il campo di ciò che appare plausibile, accettabile o meritevole di essere provato.

All’inizio della carriera, il processo creativo trae il massimo beneficio dallo sviluppo di una profonda conoscenza in un’area specifica. Aggiungere profondità a una mente ancora poco condizionata da quel ‘si è sempre fatto così’ che è il più grande ostacolo al cambiamento crea una combinazione eccezionale. La profondità fornisce la materia prima, mentre le strutture cognitive flessibili la ricombinano in modi inattesi.

Con il progredire della carriera, però, rende le strutture cognitive più rigide. In questa fase, l’essere esposti a nuove prospettive, discipline e modi di inquadrare i problemi – ciò che i ricercatori definiscono ampiezza della conoscenza – diventa essenziale. È l’ampiezza della conoscenza che consente alla creatività di durare nel tempo. Nuovi stimoli provenienti da altri settori costringono le strutture cognitive a riorganizzarsi, eliminando connessioni e aggiungendone di nuove. Ciò che prima sembrava scritto nella pietra torna a essere messo in discussione.

La creatività, dunque, non è un gioiello raro riservato a pochi eletti. È un sistema vivente che deve essere coltivato e nutrito, tenendo conto delle sue diverse fasi di sviluppo. Le organizzazioni e i manager che desiderano stimolare la creatività dovrebbero incoraggiare i nuovi assunti a diventare esperti nella propria area, e spingere i professionisti più esperti a uscirne, acquisendo nuove competenze, prospettive, e modi di lavorare.

L’obiettivo non è disimparare ciò che si sa, ma rimanere aperti alla novità: resistere alla chiusura rassicurante della certezza e preservare, anche in fasi più avanzate della carriera, il piacere un po’ disturbante, ma estremamente stimolante, di non sapere cosa verrà dopo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di marzo 2026 (numero 2, anno 9)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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