La notizia che tutti gli appassionati della Luna aspettavano è arrivata: la missione Artemis II è ufficialmente partita, a 54 anni dalla chiusura del programma Apollo. Il lancio del razzo Space Launch System è avvenuto con successo alle 00:35 italiane (le 18:35 del 1° aprile negli Stati Uniti) dal Kennedy Space Center in Florida, portando in orbita terrestre la capsula Orion.
A bordo ci sono quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, insieme a Victor Glover (primo uomo afroamericano a spingersi oltre l’orbita terrestre), Christina Koch, prima donna destinata a orbitare intorno alla Luna, e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese (Csa), primo non statunitense a raggiungere una distanza così elevata nello spazio profondo. L’equipaggio si spingerà fino a circa 400mila chilometri dalla Terra, sorvolerà la faccia nascosta della Luna a circa 7.400 chilometri di quota e farà poi ritorno per ammarare al largo di San Diego.
La missione non prevede un allunaggio (mettere piede sulla Luna), ma un sorvolo del satellite, con rientro previsto per l’11 aprile alle 2:10 italiane. “Speriamo fortemente che questa missione segni l’inizio di un’era in cui chiunque potrà guardare la Luna e considerarla una vera e propria destinazione”, ha dichiarato prima della partenza Christina Koch.
Qualche piccolo intoppo
A 49 ore dalla partenza sono iniziate le operazioni di preparazione al lancio, con il caricamento dei propellenti criogenici – idrogeno e ossigeno liquidi – nei serbatoi del razzo SLS. Una fase estremamente delicata che richiede temperature bassissime.
Durante il conto alla rovescia si sono però verificate alcune anomalie: prima al Flight Termination System (FTS), il sistema di sicurezza progettato per distruggere il razzo in caso di deviazioni dalla traiettoria. La seconda ha coinvolto un sensore del Launch Abort System, il sistema d’emergenza in grado di allontanare rapidamente la capsula Orion dal vettore in caso di problemi al decollo.
In ‘volo’, poi, si è verificato un guasto alla toilette di bordo. Il problema è stato rapidamente risolto: “Lavorando a stretto contatto con il centro di controllo, l’equipaggio è riuscito a ripristinare il normale funzionamento”, ha comunicato la Nasa sul blog dedicato alla missione.
Una prova generale nello spazio profondo
Dopo alcune ore di riposo, la sveglia per gli astronauti è prevista alle 13 italiane, quando inizieranno le manovre per lasciare l’orbita terrestre e impostare la traiettoria verso la Luna. A bordo della capsula Orion, gli astronauti metteranno alla prova tutti i sistemi in condizioni reali: navigazione, comunicazioni, supporto vitale, fino alle manovre manuali. È, a tutti gli effetti, una prova generale completa delle future missioni di allunaggio, dopo che Artemis I (nel 2022) aveva validato razzo e capsula senza equipaggio.
Una volta lasciata l’orbita terrestre grazie allo stadio superiore ICPS, Orion inizierà la sua traiettoria verso la Luna. Durante il viaggio, l’equipaggio raccoglierà dati sull’ambiente dello spazio profondo, in particolare sull’esposizione alle radiazioni cosmiche. Uno dei rischi più critici per l’esplorazione umana oltre la Terra.
Il momento più atteso arriverà tra circa cinque giorni (flyby lunare). La capsula non entrerà in orbita lunare, ma sfiorerà la superficie del satellite, sorvolandone il lato nascosto. Per gli astronauti sarà una visione senza precedenti: la Luna come non si vede mai dalla Terra. Sarà anche una manovra chiave, perché Orion sfrutterà la gravità lunare per piegare la propria traiettoria e impostare il viaggio di ritorno.
Perché Artemis II è così importante
La missione Artemis II, il cui nome richiama la dea gemella di Apollo, rappresenta la scommessa degli Stati Uniti sul ritorno alla Luna e l’inizio di una nuova fase dell’esplorazione umana dello spazio. Se tutto procederà come previsto, Artemis IV – attualmente attesa per il 2028 – sarà tra le missioni destinate a riportare esseri umani sulla superficie lunare dopo oltre mezzo secolo.
Artemis II, dopo più di 50 anni il ritorno dell’uomo sulla Luna
L’obiettivo a lungo termine non è soltanto tornare sulla Luna, ma costruire una presenza sostenibile, con basi permanenti replicabili per l’esplorazione di Marte. In questo contesto si inserisce anche il Lunar Gateway, la futura stazione orbitale lunare che fungerà da hub logistico per i trasferimenti tra la Terra e la superficie lunare.
Come hanno detto i quattro astronauti dell’equipaggio in conferenza stampa prima del lancio: “Speriamo fortemente che la nostra missione apra una nuova era in cui la Luna non sia solo bella da guardare, ma diventi anche una destinazione, un obiettivo”.
Il contributo italiano per il ritorno sulla Luna
Dai sistemi di alimentazione alle attività di tracciamento, sono diverse le tecnologie di Leonardo e delle sue joint venture coinvolte nella missione Artemis II. Per il veicolo Orion, nello stabilimento di Nerviano (MI), Leonardo realizza i pannelli fotovoltaici che compongono le quattro “ali” del modulo e le unità di controllo e distribuzione della potenza (Power Control and Distribution Unit – PCDU), fondamentali per alimentare l’elettronica di bordo durante l’intera missione.
A Torino, Thales Alenia Space sviluppa la struttura del modulo di servizio europeo e sottosistemi critici come il controllo termico e la protezione dai micrometeoriti. Al monitoraggio del viaggio degli astronauti contribuisce anche Telespazio, che supporta le attività di tracciamento radio attraverso le antenne del Centro Spaziale del Fucino (AQ).
“Lo Spazio si conferma sempre più strategico per gli equilibri geopolitici e la sicurezza globale. – ha detto Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo – Stiamo passando da una logica di esplorazione a quella di infrastruttura abilitante capace di generare dati e capacità critiche anche per la Terra. Sviluppare una presenza duratura sul suolo lunare è una sfida che rafforzerà lo sviluppo tecnologico, la sicurezza e la competitività industriale”.

