L’effetto ‘isola di calore’ dei data center

epa12400426 An image made with a drone shows an Amazon Web Services (AWS) data center in Ashburn, Virginia, USA, 23 September 2025. Virginia is home to more than 650 data centers, the highest concentration of data centers in the world. EPA/JIM LO SCALZO

La corsa all’intelligenza artificiale, sempre più intensa, sta assumendo anche un significato letterale. Le infrastrutture dell’AI stanno infatti riscaldando in modo significativo le aree circostanti, creando un vero e proprio ‘effetto isola di calore dei dati‘, con il potenziale di influenzare centinaia di milioni di persone che vivono nelle vicinanze. È quanto emerge da un nuovo working paper.

Utilizzando un dataset sulle temperature della superficie terrestre prodotto dalla NASA, un team di ricerca guidato dal Dipartimento di Informatica e Tecnologia dell’Università di Cambridge ha rilevato che, tra il 2004 e il 2024, le aree intorno a oltre 6.000 data center nel mondo hanno registrato un aumento medio della temperatura del suolo di circa 2 °C. In alcuni casi, l’incremento ha raggiunto i 9 °C.

Secondo i ricercatori, questo effetto può essere percepito fino a circa 10 chilometri di distanza dalle strutture, con un impatto potenziale su 343 milioni di persone a livello globale. “L’effetto isola di calore dei dati potrebbe avere un’influenza significativa sulle comunità e sul benessere regionale in futuro”, afferma lo studio, che non è ancora stato sottoposto a revisione tra pari.

I data center, che immagazzinano ed elaborano enormi quantità di dati per addestrare i sistemi di AI, sono diventati il fulcro degli investimenti nel settore. Secondo le stime di BloombergNEF, la spesa per queste infrastrutture potrebbe raggiungere i 760 miliardi di dollari nel 2026, rispetto ai 450 miliardi dell’anno precedente. I grandi operatori tecnologici, come Alphabet, hanno raddoppiato gli investimenti nei data center: la sola società madre di Google prevede di destinare 185 miliardi di dollari allo sviluppo dell’infrastruttura AI. Si tratta di cifre che superano il PIL di interi Paesi, come la Svezia.

Impatto climatico dei data center

L’energia necessaria per far funzionare questi impianti è enorme. I sistemi di AI moderni si basano su cluster composti da decine di migliaia di GPU (unità di elaborazione grafica), che generano grandi quantità di calore e richiedono sistemi di ventilazione e raffreddamento ad acqua. Alcuni data center si estendono su centinaia o migliaia di ettari, e il fabbisogno energetico per alimentarli e raffreddarli può superare un gigawatt, sufficiente per fornire elettricità a tra 750.000 e 1 milione di abitazioni.

Questa enorme richiesta di energia ha sollevato preoccupazioni sia per l’impatto ambientale sia per i disagi arrecati alle comunità locali. I data center possono infatti causare inquinamento acustico, con livelli di rumore superiori ai 90 decibel; esposizioni prolungate oltre gli 85 decibel sono considerate dannose per l’udito. Nei climi aridi, inoltre, il massiccio utilizzo di acqua per il raffreddamento solleva timori legati al rischio di siccità.

L’aumento dei consumi energetici mette sotto pressione anche le reti elettriche, in particolare quella statunitense, già datata. In combinazione con eventi climatici estremi e l’aumento dei costi del gas naturale, ciò ha contribuito a un incremento delle bollette elettriche del 7% entro dicembre 2025, secondo gli analisti di Goldman Sachs. Questi costi vengono inevitabilmente trasferiti ai consumatori (soprattutto alle famiglie a basso reddito) poiché le imprese, come i ristoranti, tendono ad aumentare i prezzi per compensare le maggiori spese energetiche.

“I cali di reddito disponibile e di spesa saranno probabilmente più marcati per le famiglie a basso reddito, perché l’elettricità rappresenta una quota maggiore delle loro uscite, e per quelle che vivono in aree con un’elevata concentrazione di data center, dove i mercati energetici regionali subiranno maggiori pressioni”, hanno scritto gli economisti di Goldman Sachs Manuel Abecasis e Hongcen Wei.

I rischi di una crescita incontrollata

Va tuttavia sottolineato che lo studio ha suscitato alcune critiche. Secondo alcuni ricercatori indipendenti, una parte rilevante dell’aumento della temperatura del suolo sarebbe dovuta non tanto al funzionamento dei data center, quanto all’energia impiegata per costruire le strutture su terreni precedentemente liberi o vegetati.

Le implicazioni sono rilevanti, soprattutto alla luce delle incertezze sulla sostenibilità degli investimenti nell’AI. Un’analisi recente di Moody’s evidenzia che quasi due terzi dei finanziamenti complessivi stanziati da Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle – pari a 662 miliardi di dollari – riguardano contratti di leasing per data center che devono ancora entrare in funzione. Solo nell’ultimo anno, queste aziende hanno emesso 121 miliardi di dollari di nuovo debito tramite obbligazioni.

I rischi legati all’espansione dei data center sono stati ulteriormente accentuati dalle tensioni geopolitiche, come il conflitto in Iran, che ha messo sotto pressione le catene di approvvigionamento energetico e tecnologico. Con l’espansione delle infrastrutture AI crescono dunque anche i rischi, sia finanziari sia ambientali.

“L’infrastruttura dell’intelligenza artificiale è, in sostanza, una sfida energetica e di raffreddamento racchiusa in un’opportunità propria dell’economia digitale”, ha osservato Lee Poh Seng, professore esperto di sistemi termici presso la National University of Singapore.

Possibili soluzioni per mitigare l’effetto isola di calore

Nonostante ciò, i ricercatori individuano possibili soluzioni per mitigare l’effetto isola di calore. Tra queste, lo sviluppo di software più efficienti, capaci di ridurre il consumo energetico, e innovazioni hardware, come il miglioramento dei circuiti integrati per favorire il recupero di energia. Un’altra prospettiva è l’adozione di sistemi di raffreddamento ibridi, che combinano il raffreddamento a liquido a livello dei chip con quello ad aria su scala dell’intero sistema.

In conclusione, sebbene l’impatto delle isole di calore generate dai data center possa essere significativo, i progressi tecnologici nel campo dei semiconduttori, dei materiali energetici e dell’ingegneria informatica ed elettrica offrono strumenti concreti per attenuarne gli effetti.

L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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