Petrolio, l’Iea prevede un crollo della domanda globale

crisi petrolio

La chiusura dello Stretto di Hormuz continua a produrre importanti effetti a livello internazionale. Le previsioni del rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia confermano che quest’anno la domanda di petrolio calerà drasticamente, a livelli visti soltanto nella pandemia, ma l’incertezza sull’esito della guerra in Iran potrebbe scatenare conseguenze economiche ben peggiori.

Quest’anno la domanda mondiale di petrolio è destinata a scendere di 80.000 barili al giorno: il prolungarsi della guerra tra Usa e Iran ha stravolto le previsioni globali. Si tratta di un taglio drastico rispetto a quanto stimato solo un mese fa (ben 730.000 barili in meno). Il crollo previsto per il secondo trimestre del 2026, pari a 1,5 milioni di barili al giorno, segnerebbe la frenata più brusca dai tempi del Covid. Questo scenario – sottolinea l’Agenzia – è fatto sulla base della prospettiva di un accordo tra le parti che porti alla riapertura degli scambi commerciali intorno alla metà del 2026, dunque se tale ipotesi non si concretizzerà i numeri nei prossimi mesi saranno di gran lunga diversi.

Inizialmente, i tagli più consistenti nell’uso del petrolio si sono registrati in Medio Oriente e nella regione Asia-Pacifico, principalmente per nafta, Gpl e carburante per aerei. Tuttavia, il crollo della domanda si estenderà a causa della persistenza della scarsità e dell’aumento dei prezzi.

L’offerta globale di petrolio – segnala l’Agenzia – è crollata di 10,1 milioni di barili al giorno, attestandosi a 97 milioni di barili al giorno a marzo, con i continui attacchi alle infrastrutture energetiche in Medio Oriente e le restrizioni in corso al transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, che hanno causato la più grande interruzione della storia. La produzione dell’Opec+ è diminuita di 9,4 milioni di barili al giorno su base mensile, attestandosi a 42,4 milioni di barili al giorno, mentre l’offerta dei paesi non-Opec+ è calata di 770 mila barili al giorno su base mensile, raggiungendo i 54,7 milioni di barili al giorno, poiché la minore produzione del Qatar ha compensato gli aumenti registrati in Brasile e negli Stati Uniti.

La lavorazione globale di greggio continua a risentire delle interruzioni nell’approvvigionamento di materie prime e dei danni alle infrastrutture, che stanno riducendo la disponibilità di prodotti petroliferi a livello globale. Ad aprile, le raffinerie del Medio Oriente e dell’Asia, già limitate nell’approvvigionamento di materie prime, hanno ridotto la lavorazione di circa 6 milioni di barili al giorno, portandola a 77,2 milioni di barili al giorno. Si prevede ora che la lavorazione globale di greggio diminuirà in media di 1 milione di barili al giorno nel 2026, attestandosi a 82,9 milioni di barili al giorno. I margini di raffinazione sono temporaneamente aumentati in seguito al raggiungimento di massimi storici da parte dei prezzi dei distillati medi.

All’inizio di aprile, le spedizioni attraverso lo Stretto rimangono fortemente limitate, con carichi di greggio, liquidi di gas naturale e prodotti raffinati pari a una media di circa 3,8 milioni di barili al giorno, rispetto agli oltre 20 milioni di barili al giorno di febbraio, prima della crisi. Le esportazioni attraverso rotte alternative – in particolare dalla costa occidentale dell’Arabia Saudita e da Fujairah, sulla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti, nonché attraverso l’oleodotto Itp che collega l’Iraq a Ceyhan in Turchia – erano aumentate a 7,2 milioni di barili al giorno, rispetto a meno di 4 milioni di barili al giorno prima della guerra. La perdita complessiva nelle esportazioni di petrolio supera i 13 milioni di barili al giorno, con la conseguente riduzione della produzione e i danni alle infrastrutture energetiche nella regione, che hanno determinato perdite cumulative di approvvigionamento superiori a 360 milioni di barili a marzo e 440 milioni di barili previsti per aprile.

Tutto questo ha avuto conseguenze anche sui prezzi del petrolio che sono schizzati alle stelle con il Brent e il Wti che hanno toccato entrambi picchi di 120 dollari al barile, con evidenti ripercussioni sul prezzo finale alla pompa.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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