Giuseppe Calabrò, Consigliere per la sicurezza energetica del ministro della Difesa Guido Crosetto, spiega come di fronte ai limiti delle rinnovabili e all’illusione del quantum, la sovranità tecnologica potrebbe passare dai mini-reattori.
La crescita dell’intelligenza artificiale e dell’high performance computing sta trasformando profondamente il rapporto tra capacità di calcolo e disponibilità energetica. Il tema non riguarda più soltanto lo sviluppo tecnologico, ma la sostenibilità delle infrastrutture necessarie ad alimentare modelli sempre più complessi, data center di nuova generazione e sistemi di elaborazione sempre più avanzati. Per questo l’attenzione si è spostata verso il quantum computing, spesso presentato come una possibile soluzione in grado di alleggerire il peso energetico delle infrastrutture digitali. Una prospettiva che viene però ridimensionata da Giuseppe Calabrò, Consigliere per la sicurezza energetica del ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Il quantum computing non rappresenta, almeno nel breve periodo, una soluzione diretta al problema energetico dei data center. È importante evitare un equivoco frequente: quantum computing, intelligenza artificiale e high performance computing sono tecnologie complementari, ma rispondono oggi a esigenze differenti e non sono automaticamente sostitutive tra loro”.
Secondo Calabrò, il quantum computing avrà un ruolo importante soprattutto nell’ottimizzazione di problemi specifici ad alta complessità, senza però modificare in modo sostanziale il quadro complessivo dei consumi energetici legati alle infrastrutture digitali. “In prospettiva, potrà contribuire all’ottimizzazione di specifiche classi di problemi – ad esempio simulazioni avanzate, crittografia, materiali, chimica computazionale, ottimizzazione complessa o alcuni processi industriali – ma non ridurrà in modo significativo il fabbisogno energetico complessivo di cui queste tecnologie necessitano. Anzi, il trend globale va nella direzione opposta: la domanda energetica legata ad AI, Hpc e data center è destinata a crescere in maniera molto rilevante nei prossimi anni”.
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa e dei modelli fondazionali sta infatti aumentando in modo significativo la necessità di energia continua e stabile. “Oggi siamo di fronte a una trasformazione strutturale. L’AI generativa, i modelli fondazionali, l’elaborazione massiva dei dati e le nuove infrastrutture digitali stanno modificando profondamente il rapporto tra capacità computazionale ed energia disponibile. In molti casi il vero collo di bottiglia non è più la potenza di calcolo in sé, ma la disponibilità di energia stabile, continua e sostenibile per alimentarla”.
Il nodo, quindi, assume una dimensione molto più ampia rispetto al solo ambito tecnologico. “La vera questione strategica riguarda quindi la capacità di un Paese di sostenere questa nuova domanda energetica. E qui il tema non è soltanto tecnologico: è infrastrutturale, industriale, energetico e geopolitico insieme. L’interdipendenza tra energia e dati sta diventando sempre più evidente. Le infrastrutture energetiche sono critiche, al pari di quelle digitali”.
Smr, sicurezza e il nodo della sovranità tecnologica
La crescente domanda energetica legata alle infrastrutture digitali avanzate sta spingendo molti Paesi ad aprire una riflessione sulle fonti in grado di garantire continuità e stabilità. Le rinnovabili restano centrali nel processo di transizione energetica, ma presentano limiti strutturali legati alla variabilità della produzione e alla gestione della rete.
“Sistemi di nuova generazione, soprattutto se sviluppati su scala nazionale e con requisiti di continuità operativa, cyber-resilienza e sovranità del dato, richiedono energia continua, programmabile e decarbonizzata. In questo senso, grandi infrastrutture AI e Hpc difficilmente potranno basarsi esclusivamente sulla rete elettrica esistente o su fonti non programmabili. Per questo motivo – sottolinea Calabrò – a livello internazionale, si sta aprendo una riflessione sempre più concreta sulla necessità di integrare le rinnovabili con fonti stabili e programmabili capaci di sostenere infrastrutture digitali energivore. Tra le opzioni oggi maggiormente considerate vi sono gli Small Modular Reactors (Smr), cioè reattori modulari di nuova generazione progettati anche per alimentare data center e infrastrutture critiche ad alta intensità energetica”.
Il contesto italiano
“Naturalmente, il tema nucleare richiede serietà, competenze adeguate e una visione di lungo periodo. Oggi però il punto centrale è che la crescita della domanda energetica legata ad AI, data center e infrastrutture digitali pone problemi concreti di continuità e stabilità degli approvvigionamenti che difficilmente potranno essere affrontati facendo affidamento su un’unica fonte energetica. Le rinnovabili resteranno fondamentali, ma il dibattito dovrebbe concentrarsi meno sulle contrapposizioni ideologiche e più sulla capacità del Paese di costruire un mix energetico credibile, resiliente e sostenibile nel tempo. Anche perché il contesto tecnologico, industriale e regolatorio internazionale è profondamente cambiato rispetto al passato. Le tecnologie oggi in valutazione – in particolare gli Smr – nascono proprio con l’obiettivo di affrontare alcune delle criticità storicamente associate al nucleare tradizionale: maggiore modularità, standardizzazione dei processi costruttivi, livelli di sicurezza intrinseca più elevati, minore occupazione territoriale e possibilità di integrazione progressiva nelle reti energetiche esistenti”, spiega Calabrò. E aggiunge: “Anche il tema dei tempi e dei costi va letto con attenzione. Molti dei ritardi europei degli ultimi anni derivano non soltanto dalla complessità tecnologica, ma anche dalla perdita di filiera industriale, dalla frammentazione regolatoria e dall’assenza, per lungo tempo, di una strategia energetica stabile e continuativa”.
Calabrò poi invita ad essere pragmatici. “Non esistono sistemi energetici privi di impatto, ma oggi il confronto dovrebbe avvenire tra opzioni energetiche reali, valutandone affidabilità, sicurezza strategica, continuità di produzione e capacità di sostenere infrastrutture critiche sempre più energivore. In questo quadro, la domanda non è soltanto quanto costi sviluppare nuove infrastrutture energetiche, ma anche quale possa essere il costo economico, industriale e geopolitico della dipendenza energetica e della mancata capacità di sostenere la nuova domanda di calcolo avanzato. Il vero punto, quindi, non è negare l’esistenza delle criticità, ma capire se il Paese intenda affrontarle attraverso una governance credibile, competenze adeguate, capacità industriale e una visione strategica di lungo periodo”.
Nel caso italiano, chiaramente, il tema resta legato all’evoluzione del quadro normativo sul nucleare sostenibile. “Il disegno di legge sul nucleare sostenibile rappresenta un primo passaggio importante perché punta a creare le condizioni regolatorie, autorizzative e industriali per valutare anche applicazioni di questo tipo”.
L’approccio integrato è fondamentale
La questione, però, non riguarda soltanto l’energia. Secondo Calabrò, il vero tema è la capacità del Paese di posizionarsi nella nuova economia del calcolo avanzato, dove energia, infrastrutture digitali e sicurezza saranno sempre più interconnesse. “Se nei prossimi anni AI, Hpc e quantum computing diventeranno fattori centrali di competitività economica, industriale e persino geopolitica, allora la disponibilità di infrastrutture energetiche adeguate diventerà una condizione abilitante della sovranità tecnologica”.
A questo si aggiunge il tema della sicurezza delle infrastrutture critiche, che non può più essere affrontato separando componente energetica e componente digitale. “Oggi non possono più essere considerate separatamente. La crescente interdipendenza tra energia, dati, cloud, AI e reti rende necessario un approccio integrato alla resilienza delle infrastrutture critiche”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)
