L’Italia è uno snodo cruciale per il trasporto marittimo e intermodale grazie alla sua posizione strategica al centro del mediterraneo.
Ogni giorno milioni di merci attraversano oceani e continenti, passando silenziose su porti, treni, camion e container prima di arrivare nelle nostre case e nelle nostre città. Dal chicco di caffè che accompagna il risveglio al chip che anima lo smartphone, passando per l’abbigliamento che indossiamo, nulla arriva senza percorrere una rete invisibile che collega il mondo. In Italia la logistica muove un valore enorme: nel 2025 il fatturato ha toccato i 112,4 mld di euro, con una crescita dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Dietro questi numeri si cela il lavoro quotidiano di migliaia di persone, l’efficienza di porti e infrastrutture e la complessità di un sistema che deve affrontare sfide sempre più complesse: reshoring delle produzioni, nuove rotte commerciali, digitalizzazione dei processi e competizione (anche interna, nel caso europeo), il tutto con un’attenzione crescente alla sostenibilità ambientale. In questo contesto, la logistica si conferma una leva strategica per l’economia nazionale.

“È fondamentale per lo sviluppo del sistema dei trasporti e per la crescita delle imprese italiane”, spiega Enrico Maria Pujia, capo del Dipartimento per i trasporti e la navigazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Un’organizzazione efficiente dello stoccaggio, della movimentazione e della distribuzione consente di ridurre costi e tempi, garantendo al contempo un servizio competitivo”.
Il comparto italiano in numeri
Oggi in Italia, il settore dei trasporti e della logistica rappresenta circa il 9-10% del Pil nazionale, generando oltre 150 mld di euro di valore diretto e superando i 200 mld se si considera l’indotto. L’occupazione coinvolge circa 1,1-1,2 milioni di persone, secondo le rilevazioni di Istat e Confetra, dati confermati anche dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La posizione geografica del nostro Paese, al centro del Mediterraneo, ne fa un nodo strategico nel traffico globale. I porti movimentano oltre 490 milioni di tonnellate annue e tra i 10,5 e gli 11 milioni di teu – la twenty-foot equivalent unit, misura standard nel trasporto marittimo e intermodale – di cui circa il 45% concentrato nei porti del Mezzogiorno.
Una centralità di fatto potenziale che, come sottolinea Pujia, l’Italia rappresenta “un naturale ponte tra Asia, Africa ed Europa e un trampolino verso il centro e nord del continente”, una vocazione che oggi torna al centro delle strategie industriali e infrastrutturali.
Il ruolo del Mezzogiorno
Il Porto di Gioia Tauro rimane il principale hub di transhipment italiano, con oltre 3 milioni di teu movimentati ogni anno. Negli ultimi anni, gli investimenti in automazione e nel potenziamento dei collegamenti ferroviari hanno rafforzato il suo ruolo strategico. Attraverso il trasbordo, le grandi navi oceaniche scaricano container che vengono poi redistribuiti nel Mediterraneo, alimentando le cosiddette autostrade del mare, come quello tra Catania, Brindisi e Ravenna.
Queste rotte contribuiscono a ridurre il traffico su gomma, abbassare l’incidentalità e diminuire le emissioni di CO₂. Il trasporto marittimo a corto raggio rappresenta infatti “una risposta concreta alla riduzione del traffico e delle emissioni”, osserva Pujia, ricordando come l’Italia sia oggi leader in Europa per volumi movimentati nel Mediterraneo.
Lo sviluppo della logistica nel Mezzogiorno è quindi cruciale per la crescita economica nazionale. Non è solo una questione di numeri: è il territorio meridionale che può trasformarsi in piattaforma d’accesso alle rotte commerciali globali, rafforzando il ruolo dell’Italia come hub del Mediterraneo. In questa prospettiva si inseriscono anche i grandi interventi infrastrutturali in corso – dal tunnel del Brennero alla Torino-Lione fino al Terzo Valico dei Giovi – che, secondo il Ministero, permetteranno nei prossimi anni di collegare in modo più rapido ed efficiente i porti italiani con il cuore industriale dell’Europa.
È proprio qui che emerge un altro elemento chiave: la gestione delle informazioni lungo la filiera. Secondo Pujia, “lo scambio dei dati e l’utilizzo di tecnologie innovative sono fondamentali per garantire un controllo efficiente dell’intero processo logistico”.
Il nodo dell’intermodalità
La logistica non si limita ai porti: camion, treni, interporti e magazzini compongono una rete complessa che mira a ridurre congestione, emissioni e tempi di trasporto. L’Italia ha potenziato la propria infrastruttura grazie al Pon Infrastrutture e Reti 2014–2020 e agli investimenti del Pnrr, con oltre 25 miliardi destinati a intermodalità porto-ferrovia, digitalizzazione doganale, cold ironing e sviluppo delle Zes nel Mezzogiorno. Ma la vera sfida è culturale oltre che infrastrutturale.
“Non è più possibile pensare alle singole modalità di trasporto separatamente”, osserva Pujia. “Serve una visione integrata tra strada, ferrovia e mare, capace di tenere conto delle interconnessioni e dei cambiamenti geopolitici”. Un cambio di paradigma necessario per trasformare l’Italia in una piattaforma logistica realmente competitiva su scala internazionale.
Il futuro della logistica
Secondo le stime della World Bank e dell’Unctad, il traffico globale di merci crescerà mediamente tra il 3 e il 4% annuo. La logistica italiana si prepara a rispondere puntando su sostenibilità, automazione e regionalizzazione delle supply chain. In questo scenario, la digitalizzazione sarà uno dei principali fattori abilitanti. Il Mit ha già avviato programmi specifici finanziati dal Pnrr per sostenere l’innovazione del settore e la creazione di piattaforme interoperabili.
“La gestione dei dati e la tracciabilità delle merci lungo tutta la filiera saranno determinanti per la competitività”, sottolinea Pujia. Automazione portuale, intelligenza artificiale e sistemi digitali avanzati permetteranno di ridurre costi, tempi e impatto ambientale, migliorando al tempo stesso l’affidabilità delle consegne. Grazie a infrastrutture moderne, posizionamento strategico e investimenti mirati, l’Italia può consolidare il proprio ruolo nel Mediterraneo. Con il Sud pronto a diventare protagonista di questa trasformazione, la logistica si conferma sempre più come una delle leve decisive per la crescita economica e la competitività del Paese.
A complicare lo scenario l’instabilità di alcuni snodi strategici del commercio globale, su tutti lo Stretto di Hormuz. Da qui transitano ogni giorno circa il 20% del petrolio mondiale e oltre un quarto dei flussi globali di gas naturale liquefatto: tra i 17 e i 20 milioni di barili di greggio che collegano i Paesi produttori del Golfo ai mercati internazionali, Europa compresa.
Per un Paese come l’Italia, che importa oltre il 75% del proprio fabbisogno energetico, si tratta di un elemento di vulnerabilità rilevante, capace di incidere sulla competitività dell’intero sistema industriale. In questi scenari, le catene logistiche sono costrette a riorganizzarsi rapidamente: deviazioni delle rotte, tempi di consegna più lunghi e un incremento dei costi che può superare il 30% in caso di crisi prolungate.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)
