I residenti di una contea rurale dello Utah si stanno opponendo a un gigantesco progetto da 100 miliardi di dollari per la costruzione di un data center sostenuto da Kevin O’Leary, imprenditore canadese noto per il programma televisivo “Shark Tank”. Secondo le stime, l’impianto consumerebbe più elettricità di quella utilizzata in un anno da tutto lo Stato dello Utah.
La scorsa settimana i commissari della contea di Box Elder, nel nord-ovest dello Utah, hanno votato all’unanimità per far avanzare il progetto da 9 gigawatt. La decisione è arrivata mentre decine di residenti protestavano all’esterno chiedendo maggiore trasparenza.
Molti cittadini contestano soprattutto le dimensioni dell’impianto. Il progetto occuperebbe circa 40mila acri, una superficie paragonabile a quella di Washington D.C.
La riunione si è trasformata in un confronto acceso. Secondo quanto riportato da CNN, uno dei commissari ha invitato il pubblico a “crescere”, prima che i funzionari lasciassero la sala per approvare il progetto in una stanza privata, mentre i residenti seguivano tutto in streaming.
Dopo il voto, un gruppo di cittadini ha presentato una richiesta per indire un referendum e bloccare il progetto. L’avvocato della contea sta valutando la validità della domanda. Se l’iter andrà avanti, i promotori dovranno raccogliere oltre 5mila firme.
Le autorità locali sostengono però che un eventuale referendum annullerebbe solo gli accordi negoziati dalla contea, senza fermare automaticamente il progetto.
Kevin O’Leary difende l’iniziativa e sostiene che il nuovo data center creerà migliaia di posti di lavoro. Secondo l’imprenditore, il progetto rappresenta anche una questione strategica per la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina nel settore dell’AI.
In un’intervista a Fox News, O’Leary ha dichiarato che chi ostacola lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e della capacità di calcolo americana “fa il gioco della Cina”.
L’imprenditore ha anche accusato senza prove i manifestanti di essere stati pagati e trasportati sul posto da fuori Stato. Un’inchiesta del Salt Lake Tribune ha però smentito questa ricostruzione.
Il progetto, chiamato “Stratos Project” o “Wonder Valley”, nasce dalla collaborazione tra West GenCo e O’Leary Digital Limited. In Canada, in Alberta, O’Leary sostiene un altro enorme data center da 70 miliardi di dollari con lo stesso nome.
Il caso dello Utah riflette una protesta sempre più diffusa negli Stati Uniti contro l’espansione dei data center. Negli ultimi mesi diverse comunità locali hanno contestato progetti simili per il loro impatto ambientale, energetico e idrico.
Secondo CNN, il data center dello Utah richiederebbe oltre il doppio dell’elettricità che lo Stato consuma oggi in un anno. O’Leary sostiene che l’impianto produrrà energia autonomamente grazie al gas naturale, evitando pressioni sulla rete elettrica locale.
I residenti restano però preoccupati per le emissioni, il calore generato dalla struttura e soprattutto per il consumo d’acqua necessario al raffreddamento dei server. Molti temono conseguenze sul Great Salt Lake, il grande lago salato che continua a ridursi. Secondo la NASA, il livello dell’acqua è sceso di oltre sei metri dal 1986 anche a causa delle attività umane.
I timori non nascono dal nulla. In Georgia, un altro data center avrebbe utilizzato circa 30 milioni di galloni d’acqua senza pagarli inizialmente, contribuendo anche a problemi di pressione idrica nella zona, secondo Politico.
Le tensioni mostrano come la corsa globale all’AI stia aprendo un nuovo scontro tra sviluppo tecnologico, consumo energetico e sostenibilità ambientale.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com
