La ricerca come bussola essenziale: parla Andrea Lenzi, presidente del Cnr

Intervista ad Andrea Lenzi, presidente del Cnr: Nbfc coordina competenze scientifiche per proteggere gli ecosistemi e stimolare e sostenere politiche pubbliche ambientali efficaci.

Proteggere la biodiversità significa anche costruire politiche pubbliche più efficaci e basate su dati affidabili. In questo processo la ricerca svolge un ruolo fondamentale. Studia i cambiamenti degli ecosistemi, produce conoscenze e aiuta le istituzioni a prendere decisioni più consapevoli. Il presidente del CNR, Andrea Lenzi, illustra il valore della collaborazione scientifica sviluppata attraverso il National Biodiversity Future Center. 

Presidente Lenzi, perché oggi la ricerca sulla biodiversità è così strategica per il futuro del Paese? 

La conservazione della biodiversità rappresenta una delle grandi sfide ambientali, scientifiche e culturali del nostro tempo. Essa non riguarda soltanto la tutela degli ecosistemi, investe temi più ampi: l’adattamento ai cambiamenti climatici, la sostenibilità dei modelli di sviluppo, la salute delle comunità e la qualità degli ambienti in cui viviamo, inclusi quelli urbani. Il paradigma One Health esprime con chiarezza le relazioni che intercorrono tra salute umana, salute animale e qualità degli ecosistemi, un’interconnessione, ormai ampiamente documentata dalle evidenze scientifiche, che rende necessaria una visione integrata nell’elaborazione delle politiche pubbliche. Investire nella ricerca sulla biodiversità significa quindi dotare il Paese di basi conoscitive solide e validate, indispensabili per affrontare trasformazioni complesse con responsabilità, coerenza e una prospettiva di lungo periodo. 

Qual è il ruolo concreto del CNR all’interno del National Biodiversity Future Center? 

Il CNR è partner fondatore e maggioritario del Centro e ne rappresenta una componente strutturale. Con la sua rete di istituti distribuiti sull’intero territorio nazionale e con competenze che spaziano dalle scienze della vita alle tecnologie, dalle scienze ambientali alla salute, il CNR mette a disposizione del NBFC il patrimonio scientifico della ricerca pubblica italiana. Si tratta di un’esperienza consolidata nel tempo, costruita attraverso decenni di attività scientifica all’avanguardia. Questa capacità diffusa e interdisciplinare costituisce una base imprescindibile per lo sviluppo di nuovi progetti, perché garantisce continuità e solidità metodologica. All’interno di NBFC il CNR contribuisce non solo con competenze scientifiche, ma con la capacità di integrare ricerca di base e applicazioni operative, assicurando che l’infrastruttura nazionale sulla biodiversità poggi su fondamenta robuste e riconosciute. 

In che modo il CNR contribuisce non solo alla ricerca scientifica, ma anche alla definizione di strategie e strumenti operativi per NBFC? 

Il CNR, per sua natura, non svolge soltanto attività di ricerca, ma contribuisce da sempre alla definizione di quadri strategici e strumenti operativi a supporto delle politiche pubbliche e dell’innovazione. In NBFC questa funzione si declina in modo particolarmente concreto. Attraverso la guida dello Spoke 8, dedicato all’innovazione e all’impatto, il CNR ha lavorato per trasformare gli obiettivi scientifici del Centro in dispositivi capaci di valorizzare imprese e territori. I quattro bandi a cascata – due rivolti alle PMI e due alle aree protette italiane – rappresentano l’espressione più evidente di un approccio in cui la ricerca pubblica non rimane confinata alla produzione di conoscenza, ma diventa parte integrante di un sistema che orienta scelte, attiva collaborazioni e sostiene interventi concreti. 

I bandi dedicati alle aree protette sono stati progettati e accompagnati dal CNR: che valore ha questo lavoro per i territori? 

Il valore principale è aver rafforzato il legame tra ricerca pubblica e gestione concreta del patrimonio naturale. Le aree protette sono fondamentali luoghi di tutela, ma sono anche spazi in cui è possibile sperimentare soluzioni innovative, adattate alle specificità ecologiche, sociali e istituzionali dei territori. Attraverso i due bandi dedicati, il CNR e NBFC hanno sostenuto progettualità radicate nei contesti locali. Il volume Custodi. Viaggio tra natura e innovazione nelle aree protette italiane restituisce proprio questa pluralità di esperienze, mostrando come sia possibile coniugare rigore scientifico, attenzione alle specificità dei luoghi e capacità di generare ricadute concrete sugli ecosistemi e sulle comunità locali. In questo senso, il lavoro svolto rappresenta un esempio di ricerca pubblica che diventa partner stabile dei territori, contribuendo anche al rafforzamento della consapevolezza e della partecipazione dei cittadini. 

Perché è importante che un’infrastruttura nazionale come NBFC metta in rete competenze scientifiche diverse sotto l’ombrello di una visione comune? 

Perché nessuna disciplina, da sola, è in grado di affrontarne la complessità. Mettere in rete competenze diverse significa costruire una capacità di analisi più profonda e più flessibile, capace di mostrare il valore aggiunto che deriva dal confronto tra prospettive differenti. Un’infrastruttura nazionale come NBFC consente di orientare questa pluralità di saperi verso obiettivi condivisi, evitando dispersioni e rafforzando l’impatto complessivo della ricerca. La visione comune non uniforma le differenze né ne oscura le specificità; al contrario, le valorizza, mettendone in evidenza le connessioni, facendo emergere nuovi nessi e aprendo ulteriori domande di ricerca. 

Come può la ricerca pubblica aiutare le istituzioni a prendere decisioni più efficaci e basate su evidenze scientifiche in materia di ambiente e salute? 

La ricerca pubblica fornisce un presupposto essenziale per decisioni responsabili: dati affidabili, analisi indipendenti e metodologie validate. In ambito ambientale e sanitario, dove le scelte hanno effetti di lungo periodo e impatti diffusi, la disponibilità di evidenze scientifiche consente di valutare rischi, scenari e alternative in modo più consapevole. Attraverso infrastrutture come NBFC, la ricerca pubblica può rendere queste conoscenze accessibili e utilizzabili, traducendo risultati scientifici in indicatori, modelli previsionali e strumenti di supporto alle politiche. Questo rafforza la qualità del processo decisionale, favorendo interventi coerenti con l’approccio integrato che collega ambiente, salute e gestione del territorio. In questo senso, il contributo della ricerca non è sostitutivo della politica, ma ne costituisce una base informativa solida e trasparente. 

Guardando al futuro, quale ruolo può avere il CNR per rafforzare ulteriormente NBFC e consolidare la leadership italiana sulla biodiversità e sull’approccio One Health? 

Guardando al futuro, il compito del CNR è quello di assicurare che NBFC non sia soltanto un progetto di successo, ma un’infrastruttura stabile della ricerca nazionale. L’approccio One Health, che tanto il CNR quanto NBFC considerano fondamentale, non è un ambito settoriale, ma un modo di organizzare la ricerca e le politiche, e richiede una capacità di coordinamento che solo una grande infrastruttura pubblica può garantire. Questo significa che è necessario consolidare le competenze costruite in questi anni, rafforzare il coordinamento tra istituti e discipline e garantire continuità ai programmi scientifici avviati. La leadership si costruisce attraverso qualità scientifica, capacità di fare sistema e affidabilità nel tempo. Il contributo del CNR sarà quindi quello di mantenere alto il livello scientifico del Centro e di assicurarne l’evoluzione come punto di riferimento nazionale ed europeo per una visione integrata di biodiversità e salute.   

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero speciale di Fortune Italia dedicato all’approccio One Health, in collaborazione con il National Biodiversity Future Center.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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