Iran-Usa: tregua fragile sullo Stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz

Più i termini del cessate il fuoco proposti dagli Stati Uniti appaiono generosi, più l’Iran sospetta che possano nascondere una trappola per preparare un nuovo attacco. Secondo diverse fonti, il regime iraniano starebbe guardando con crescente diffidenza ai negoziati in corso con Washington per estendere la tregua. Mentre i colloqui proseguono e diversi dettagli restano ancora da definire, la bozza dell’intesa prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz e il libero passaggio delle navi senza il pagamento di pedaggi, hanno riferito fonti ad Axios. In cambio, gli Stati Uniti allenterebbero il blocco navale sui porti iraniani e concederebbero una parziale riduzione delle sanzioni, permettendo a Teheran di tornare a esportare petrolio apertamente.

Restano però aperti i nodi più delicati, che dovrebbero essere affrontati in una finestra negoziale di 60 giorni. Tra questi il programma nucleare iraniano, l’arricchimento dell’uranio, la revoca permanente delle sanzioni statunitensi e lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero, stimati in circa 25 miliardi di dollari.

Secondo Axios, gli Stati Uniti manterrebbero comunque la propria presenza militare nella regione e si ritirerebbero solo al raggiungimento di un accordo definitivo. Una scelta che, secondo alcuni analisti, comporterebbe però una significativa perdita di leva negoziale per Washington.

Eric Brewer, ex direttore del National Security Council per la non proliferazione, ha criticato apertamente l’impostazione dei negoziati. “Uno dei problemi di questo approccio e della scelta di rimandare la questione nucleare a dopo è che allentare ora le sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane ridurrebbe, anziché aumentare, la motivazione di Teheran a raggiungere un accordo sul nucleare”, ha scritto su X. Secondo Brewer, collegare le sanzioni allo Stretto di Hormuz rischierebbe inoltre di impedire agli Stati Uniti di reintrodurle in futuro senza correre il rischio di vedere l’Iran riprendere il pieno controllo dello Stretto.

 

Crescono le critiche anche tra i repubblicani

Le indiscrezioni su un possibile prolungamento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran hanno provocato forti reazioni anche tra i repubblicani americani, preoccupati che Donald Trump possa concedere troppo.

Il senatore Lindsey Graham ha messo in guardia contro un’intesa che riconoscerebbe di fatto il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, sostenendo che altererebbe profondamente gli equilibri regionali e potrebbe trasformarsi in un “incubo” per Israele.

Sulla stessa linea anche Roger Wicker, che ha definito una possibile estensione di 60 giorni “un disastro”, sostenendo che annullerebbe i risultati ottenuti con l’operazione militare americana. Anche Ted Cruz ha criticato duramente l’ipotesi di accordo: “Se il risultato di tutto questo dovesse essere un regime iraniano ancora guidato da islamisti che gridano ‘morte all’America’, che riceve miliardi di dollari, può continuare ad arricchire uranio, sviluppare armi nucleari e mantenere il controllo effettivo dello Stretto di Hormuz, allora sarebbe un errore disastroso”, ha scritto su X.

 

L’Iran teme una nuova trappola americana

Nonostante i bombardamenti statunitensi e israeliani abbiano colpito duramente l’economia e l’apparato militare iraniano, Teheran mantiene ancora capacità militari sufficienti per tenere chiuso lo Stretto di Hormuz attraverso missili, droni e imbarcazioni veloci armate.

Nel frattempo, Trump ha mostrato riluttanza a riprendere gli attacchi o rompere il cessate il fuoco, interrompendo anche il tentativo di riaprire il traffico marittimo nello stretto tramite la protezione militare dei tanker americani.

Con l’Iran che continua di fatto a tenere sotto pressione l’economia globale e con il rischio di shock petrolifero nelle prossime settimane, Teheran non sembra intenzionata a fare concessioni significative.

Eppure, secondo alcuni osservatori, neppure il regime iraniano si fida davvero dell’offerta americana.

Vali Nasr, ex consigliere senior del Dipartimento di Stato Usa, ha scritto su X: “L’accordo attualmente sul tavolo sembra una vittoria per l’Iran. Ma Teheran non è convinta che non si tratti di una prova generale di guerra, oggi o tra 30 giorni. Anzi, più i termini sembrano favorevoli all’Iran, più cresce il sospetto che gli Stati Uniti non siano realmente interessati alla pace e vogliano solo distrarre l’Iran prima di un altro attacco”.

Per questo motivo, secondo Nasr, Teheran cercherà segnali concreti di un reale passo indietro da parte dell’esercito americano. Fidarsi degli Stati Uniti rappresenterebbe comunque una scommessa politica e strategica che spetterà alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei decidere se accettare.

Anche l’Institute for the Study of War, in un report pubblicato sabato, sostiene che il regime iraniano ritenga di negoziare da una posizione di forza grazie a quella che considera una vittoria nel conflitto.

Tra gli obiettivi principali di Teheran nei colloqui c’è proprio il riconoscimento della propria sovranità sullo Stretto di Hormuz.

Secondo l’istituto, più i negoziati si trascinano, più si normalizza il controllo di fatto iraniano sulla rotta marittima.

“Gli iraniani sono probabilmente consapevoli di questo vantaggio, ed è uno dei motivi per cui stanno rallentando e rinviando il processo negoziale”, si legge nel report.

“Gli Stati Uniti e la comunità internazionale non dovrebbero permettere all’Iran di imporre una nuova realtà su questa via d’acqua cruciale. Se i negoziati non porteranno rapidamente a un accordo per riaprire lo Stretto secondo il precedente regime di transito riconosciuto a livello internazionale, purtroppo potrebbe rendersi necessario il ricorso alla forza”.

Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com.

Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.