Con il costo delle università sempre più alto e l’avanzata dell’intelligenza artificiale, il valore della laurea è diventato uno dei temi più discussi nel mondo del lavoro. Negli ultimi anni diversi leader della Silicon Valley hanno messo apertamente in dubbio il peso del titolo accademico: il CEO di Palantir, Alex Karp, ha dichiarato che conta poco dove abbiano studiato i suoi dipendenti, mentre Tim Cook ha spiegato che per lavorare in Apple non è necessariamente richiesta una laurea specialistica.
L’esplosione dell’AI ha rafforzato ulteriormente questo scetticismo. Ma secondo alcuni economisti, il college continua a mantenere un valore che va oltre le competenze tecniche, insegnando capacità che l’intelligenza artificiale non è ancora in grado di replicare.
Tra questi c’è Carl Benedikt Frey, economista dell’Università di Oxford e autore dello studio del 2013 che stimava come quasi la metà dei lavori americani potesse essere esposta all’automazione. Oggi Frey vede un futuro complesso soprattutto per molti lavori qualificati legati alla conoscenza.
“Se l’AI rende questi lavori più semplici, molte attività verranno spostate dove il lavoro costa meno, dall’India alle Filippine”, ha spiegato a Fortune. “Questo eserciterà una forte pressione sui salari dei lavoratori qualificati.”
Nonostante ciò, secondo Frey la laurea continua ad avere senso perché sviluppa tre competenze fondamentali in cui gli esseri umani mantengono ancora un vantaggio competitivo rispetto all’AI: interazione sociale complessa, creatività e resilienza.
Le competenze sociali valgono sempre di più
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha fatto enormi progressi nella comunicazione. Eppure, paradossalmente, proprio questo rende ancora più preziose le competenze relazionali umane.
“Il valore delle competenze sociali è aumentato nell’ultimo decennio, mentre quello delle competenze matematiche è diminuito”, osserva Frey.
L’AI può risolvere problemi matematici o analizzare dati molto più rapidamente di un essere umano, ma non riesce ancora a gestire relazioni complesse, leggere il contesto emotivo o guidare davvero un confronto umano.
Uno studio della Stanford University pubblicato nel 2025 ha evidenziato come, con la crescita dell’AI, le competenze comunicative stiano diventando sempre più importanti, mentre attività ad alto salario come analisi dati e accounting rischiano di perdere valore relativo.
La creatività non è solo rielaborazione
L’intelligenza artificiale può imitare stili artistici, scrivere testi o produrre immagini partendo da enormi quantità di dati. Ma per Frey la creatività umana resta qualcosa di diverso dalla semplice rielaborazione statistica delle informazioni.
“Se nel 1900 avessimo chiesto a un modello linguistico se gli esseri umani sarebbero mai riusciti a volare, avrebbe probabilmente concluso che nessun animale sopra i 30 chili era in grado di farlo”, spiega.
La creatività, quindi, nasce dalla capacità di immaginare scenari che non esistono ancora e di rompere gli schemi esistenti. Ed è anche per questo che dibattito, confronto e pensiero critico — elementi centrali dell’esperienza universitaria — continuano a essere fondamentali.
Anche il World Economic Forum, nel Future of Jobs Report 2025, ha indicato il pensiero creativo come una delle competenze destinate a diventare più importanti nell’economia guidata dall’AI.
La resilienza resta un vantaggio umano
Secondo Frey, l’AI continua inoltre ad avere un limite importante: fatica a muoversi in contesti altamente instabili e imprevedibili.
“Un manuale universitario cambia relativamente poco nel tempo. In ambienti statici l’AI funziona molto bene come tutor”, osserva.
La realtà del lavoro, però, è molto meno lineare. Cambiamenti continui, situazioni impreviste e adattamento restano aspetti profondamente umani. Per questo la resilienza e la flessibilità stanno assumendo un peso crescente nel mercato del lavoro. Anche il World Economic Forum inserisce la resilienza tra le competenze emergenti più rilevanti nell’era dell’intelligenza artificiale.
Secondo Frey, l’università non serve soltanto a trasmettere informazioni, ma ad allenare la capacità di interpretarle e utilizzarle in contesti complessi.
“Nelle professioni caratterizzate da maggiore volatilità e cambiamento quotidiano, il rischio di automazione resta inferiore”, conclude.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.

