Dall’analisi di oltre 30mila articoli economici emerge un’Italia in postura difensiva, tra tensioni globali, preoccupazioni sul lavoro e dipendenza tecnologica. Le aziende certificate BIC, invece, costruiscono un racconto fondato su progettualità, innovazione e valore di lungo periodo.
Mentre il racconto economico del Paese è dominato da parole come “turbolenza”, “protezione” e “dipendenza”, le imprese che ottengono le migliori performance reputazionali parlano di “presidio”, “valore” e “progetto”.
È questo uno dei risultati più significativi emersi durante la settima edizione di Best in Media Communication (BIC), il percorso di certificazione sviluppato da Eikon Strategic Consulting Italia in collaborazione con Fortune Italia, che misura la qualità della comunicazione mediatica delle imprese italiane.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati di una nuova ricerca realizzata da Eikon, basata sull’analisi di oltre 30mila articoli pubblicati nelle pagine economiche delle principali testate nazionali negli ultimi sei mesi. L’obiettivo era individuare il cosiddetto “moodscape” del sistema economico italiano: il contesto emotivo e valoriale che emerge dal racconto mediatico del Paese.
Il risultato restituisce l’immagine di un’Italia che guarda al futuro con prudenza. Negli scenari globali prevalgono concetti associati a tensione, instabilità e reattività; nel rapporto tra società e lavoro emergono preoccupazione, tutela e attesa; quando si parla di imprese dominano i risultati economico-finanziari più che le strategie; il futuro, infine, viene raccontato soprattutto attraverso il prisma dell’intelligenza artificiale e di innovazioni sviluppate altrove.
“Il futuro è raccontato come dipendenza: dipendenza da scelte di altri, da tecnologie di altri, da decisioni di altri”, ha osservato Cristina Cenci, ceo di Eikon Strategic Consulting Italia, illustrando i risultati dell’analisi. Una rappresentazione che, secondo la ricerca, rischia di alimentare una postura difensiva del sistema Paese.
Ed è proprio qui che emerge il dato più interessante.
Le aziende che hanno ottenuto la certificazione Best in Media Communication raccontano infatti una storia diversa. Gli stessi quadranti analizzati per il sistema economico – scenari globali, società e lavoro, strategie e risultati, futuro – restituiscono un lessico profondamente differente.
Alla “turbolenza” dello scenario internazionale le aziende certificate rispondono con il “presidio”; alla richiesta di “tutela” rispondono con “impegno” e “cura”; alla “solidità” economica aggiungono la creazione di “valore”; alla “dipendenza” dal futuro sostituiscono la parola “progetto”.
“Le aziende Best in Media Communication non si limitano a inserirsi nella conversazione pubblica: contribuiscono a cambiarla”, è stato osservato durante la presentazione dei risultati. Una differenza che emerge chiaramente dall’analisi delle narrazioni costruite dalle imprese certificate, capaci di raccontare innovazione, sostenibilità e sviluppo anche in un contesto caratterizzato da forte incertezza.
Sul tema si sono confrontati anche esponenti delle istituzioni. La deputata Ylenja Lucaselli ha sottolineato la necessità di rafforzare la capacità dell’Europa e dell’Italia di competere nei grandi processi di innovazione, evidenziando come molte delle attuali fragilità derivino da scelte strategiche e da un eccesso di burocratizzazione che rischia di rallentare la capacità di risposta del sistema economico.
La senatrice Francesca Tubetti ha invece richiamato il valore della formazione e della cultura del lavoro come elementi centrali per affrontare le trasformazioni in corso. “La politica è fatica, il lavoro è fatica, comunicare è fatica”, ha osservato, sottolineando l’importanza di costruire percorsi fondati su competenze, responsabilità e merito.
Al confronto ha partecipato anche Ettore Rosato, che ha contribuito alla riflessione sul ruolo delle istituzioni nel favorire un ecosistema capace di accompagnare le grandi trasformazioni economiche, industriali e tecnologiche che stanno ridefinendo il contesto competitivo internazionale.
Quest’anno il 70% delle aziende che si sono sottoposte all’audit ha ottenuto la certificazione. Un dato che, secondo gli organizzatori, non misura soltanto la qualità della comunicazione, ma anche la disponibilità delle imprese a sottoporsi a una valutazione esterna rigorosa e continuativa.
Tra le aziende certificate figurano gruppi come Eni, Poste Italiane, Simest, Generali Italia, Axa, Zurich, Edison, Iren, Gruppo Hera, MSD, Takeda, FiberCop, Inwit e Open Fiber, Ely Lilly e BAT protagonisti di alcuni dei settori più strategici dell’economia nazionale.
Il messaggio finale emerso dal BIC è chiaro: in una fase segnata da guerre, transizione energetica, rivoluzione digitale e nuove sfide geopolitiche, la comunicazione non rappresenta più soltanto uno strumento reputazionale. È una leva strategica attraverso cui imprese e istituzioni contribuiscono a definire il modo in cui il Paese interpreta il proprio presente e immagina il proprio futuro.
