Revolut cambia rotta: per i neolaureati il lavoro torna in ufficio

Revolut lavoro

La fintech britannica mantiene il modello remote-first per la maggior parte dei dipendenti, ma dal 2027 gli assunti nei programmi graduate e internship dovranno lavorare in presenza almeno tre giorni a settimana. L’obiettivo è rafforzare formazione, mentoring e crescita professionale.

Per anni è stata uno dei simboli della rivoluzione del lavoro flessibile. Oggi, però, anche Revolut introduce una distinzione tra chi è già inserito in azienda e chi muove i primi passi nel mondo del lavoro.

La fintech con sede a Londra, che negli ultimi cinque anni ha costruito la propria organizzazione attorno a un modello remote-first, ha annunciato che dal 2027 i nuovi assunti nei programmi dedicati a laureati e tirocinanti dovranno lavorare in ufficio almeno tre giorni alla settimana. Una scelta che segna un cambio di approccio per una delle aziende che più aveva promosso la possibilità di lavorare da remoto, anche dall’estero.

Finora Revolut consentiva ai dipendenti di svolgere la propria attività da qualsiasi luogo, offrendo la possibilità di lavorare fino a 120 giorni all’anno fuori dal Paese di residenza. Una politica che aveva contribuito a rafforzare l’immagine dell’azienda tra le realtà più avanzate sul fronte della flessibilità organizzativa.

Il nuovo modello, tuttavia, riguarda esclusivamente chi entra in azienda attraverso i Talent Programmes. Al termine dei dodici mesi di formazione, anche questi dipendenti potranno accedere al tradizionale contratto remote-first adottato dal resto dell’organizzazione.

La decisione riflette una convinzione sempre più diffusa tra i vertici delle grandi aziende: le prime fasi della carriera richiedono un contatto diretto con colleghi e manager.

«Revolut continua a operare con un modello remote-first a livello globale», ha spiegato un portavoce dell’azienda a Fortune. «Riconosciamo però che l’inizio della carriera trae particolare beneficio dalla collaborazione in presenza e dalle attività di mentoring.»

Quest’anno circa 300 laureati e tirocinanti sono entrati nei programmi di formazione della società e saranno tra gli ultimi a poter scegliere liberamente se lavorare da casa, dall’ufficio o da un’altra città del mondo.

La mossa di Revolut si inserisce in una tendenza più ampia che sta interessando il mercato del lavoro internazionale. Dopo gli anni della pandemia, numerose aziende stanno progressivamente riportando in ufficio soprattutto i dipendenti più giovani, ritenendo che la presenza favorisca lo sviluppo delle competenze, l’apprendimento informale e la costruzione di relazioni professionali.

Tra i sostenitori più convinti del ritorno in ufficio c’è Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, che ha introdotto il ritorno in presenza cinque giorni alla settimana e più volte ha sostenuto che il lavoro quotidiano accanto ai colleghi rappresenti una componente essenziale della crescita professionale. Secondo Dimon, durante gli anni dello smart working molti giovani hanno avuto meno occasioni di sviluppare competenze relazionali, costruire reti professionali e confrontarsi con i manager.

Una posizione condivisa anche da Rich Handler, CEO della banca d’investimento Jefferies, secondo cui la presenza in ufficio offre maggiori opportunità di visibilità e sviluppo della carriera, e dal professore della NYU Scott Galloway, che considera il lavoro in presenza uno degli elementi fondamentali per accelerare il percorso professionale delle nuove generazioni.

Il dibattito resta aperto. Da una parte i lavoratori continuano ad attribuire grande valore alla flessibilità conquistata negli ultimi anni; dall’altra, molte imprese stanno ridefinendo il proprio equilibrio organizzativo, distinguendo tra esigenze operative e percorsi di formazione.

La scelta di Revolut assume un significato particolare proprio perché arriva da una delle aziende che più aveva contribuito a legittimare il lavoro da remoto. Più che un ritorno al passato, rappresenta il tentativo di individuare un nuovo punto di equilibrio: mantenere la flessibilità come elemento distintivo della cultura aziendale, senza rinunciare ai benefici che il lavoro in presenza può offrire nelle prime fasi della carriera.

Poste Italiane Dic 25

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