Specie invasive, in Italia ogni anno danni per 500 milioni di euro

Granchio Blu

Del famigerato granchio blu se ne è parlato così tanto che, nonostante abbia causato nel 2023 una crisi senza precedenti nel settore della molluschicoltura, alla fine è arrivato sulle tavole degli italiani. Il ‘Callinectes sapidus’ è solo una delle circa 600 specie ‘invasive’ presenti in Italia, ma l’impatto di ognuna di esse sull’ecosistema e sull’economia nostrani è difficilmente quantificabile. Piero Genovesi, responsabile Fauna di Ispra e presidente emerito del gruppo specialistico dell’Iucn sulle specie invasive, spiega che le stime degli esperti per il nostro Paese sono superiori ai 500 milioni di euro all’anno. Nel 2023 l’Istituto, in un lavoro di ricerca con centinaia di esperti in tutto il mondo, ha evidenziato che gli impatti legati alle specie aliene complessivamente superavano i 420 miliardi di dollari. “Quello che dà un quadro più realistico di questi impatti è che i costi quadruplicano ogni 10 anni”, sottolinea l’esperto. Le conseguenze si riscontrano su diversi settori. “Non solo sulle produzioni agroalimentari; pensiamo alla salute con l’arrivo della zanzara tigre o di altre zanzare che hanno provocato la diffusione di tanti virus e arbovirus”, ricorda Genovesi. “Se consideriamo le produzioni agro-pastorali, abbiamo l’esempio del granchio blu, che è costato oltre 50 milioni di euro, o della cimice asiatica, per la quale il primo anno si sono stimati almeno 356 milioni di euro di danni alla produzione frutticola della Val Padana”.

Come le specie invasive arrivano nei nostri ecosistemi

È l’uomo che “trasporta attivamente al di fuori della loro area naturale”, queste specie ‘aliene’, spiega Genovesi. È un “fenomeno artificiale: a volte le portiamo intenzionalmente, come quando prendiamo un pappagallino dall’Africa o dall’Asia e lo liberiamo nelle nostre città; a volte le portiamo accidentalmente, ad esempio quando trasportiamo merci dal resto del mondo arrivano, con loro, anche gli insetti”. Il granchio blu, infatti, è originario della costa atlantica occidentale, dal Canada all’Argentina, ed è sbarcato in Europa principalmente attraverso le acque di zavorra delle navi mercantili. Il riscaldamento delle acque e gli inverni più miti ne hanno favorito la rapida espansione. In Italia è presente da decenni, ma tra il 2022 e il 2023 la sua popolazione è esplosa, soprattutto nell’Adriatico.

Solo il 10-15% delle specie ‘aliene’ causa danni alla biodiversità o all’attività dell’uomo ma, di fatto, la loro diffusione in Italia è in crescita. Nel nostro ecosistema “Il numero di specie aliene è più che raddoppiato negli ultimi 30 anni e in tutto il mondo abbiamo visto una forte accelerazione negli ultimi decenni”, avverte Genovesi. Un fenomeno – spiega – “legato alla globalizzazione dell’economia e quindi all’aumento di trasporti, commerci, turismo. L’Italia è più colpita di altri Paesi perché siamo al centro di tante rotte commerciali e anche perché il nostro Paese ospita ambienti molto diversi dove si possono insediare sia specie tropicali che quelle legate a climi più freddi”. Secondo la ‘Relazione sulle specie aliene in Italia: status, normativa e strategie di contrasto’ a cura di Ispra/Snpa, il numero medio di specie introdotte per anno è aumentato in modo esponenziale nel tempo, passando da 6 specie all’anno degli anni ’70, a 16 nello scorso decennio e arrivando a 25 specie all’anno nel decennio in corso.

Contrastare il fenomeno si può, a partire dalla prevenzione

Ci sono, tuttavia, degli accorgimenti o strategie per controllare o limitare la diffusione di queste specie invasive. Genovesi sostiene che “La prevenzione è di gran lunga la strategia più efficace. Ad esempio, con il trattamento delle acque di zavorra prima che le navi raggiungano i porti come previsto da una convenzione internazionale. O con le trappole per formiche nei luoghi a rischio, come i porti, per evitarne il trasporto accidentale con le piante o il terreno, come avvenuto con la formica di fuoco arrivata in Sicilia qualche anno fa”. E poi “Occorre essere più rapidi. Noi siamo purtroppo molto lenti nel mettere in atto misure di contrasto; quando segnaliamo nuovi arrivi di specie, bisogna intervenire molto rapidamente, rimuovendole nelle prime fasi in cui le registriamo, in questo modo i costi sono molto più contenuti e gli interventi molto più efficaci. La prevenzione e il trattamento rapido sono le forme più efficaci di intervento”.

Poste Italiane Dic 25

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