Oggetto del desiderio di adulti e bambini, ingrediente principe dei più golosi dessert, utilizzato nella cosmesi ma anche come afrodisiaco dalla fragranza ipnotica. Il 7 luglio si celebra la Giornata mondiale del cioccolato, prelibatezza universale dalla storia centenaria. La prima tavoletta è stata inventata in Inghilterra nel 1847, proprio in questo giorno, dal pasticcere Joseph Fry, fondatore dell’azienda J.S. Fry & Sons. Un’intuizione che avrebbe cambiato per sempre il modo di consumare il cacao e dato origine a un’industria globale che oggi vale miliardi di dollari e traina i mercati.
Secondo l’International Cocoa Organization (Icco), l’organizzazione intergovernativa che monitora il mercato mondiale del cacao, per la stagione 2024/2025 le ‘grindings’ – ossia i processi di macinazione delle fave di cacao – si sono attestate attorno ai 4,6 milioni di tonnellate. L’industria si concentra principalmente in Europa, dove sono presenti i maggiori produttori e trasformatori del cacao. E il Vecchio Continente è anche uno tra i principali esportatori mondiali. Secondo i dati Eurostat, l’Italia si posiziona al quinto posto tra i Paesi Ue per export extra-comunitario di cioccolato, con 92 mila tonnellate spedite nel 2023, pari all’11% del totale comunitario. Sul podio restano Germania (221 mila t, 26%), Paesi Bassi (123 mila t, 14%), Polonia (115 t, 13%) e Belgio (96 t, 11%).
La crisi del cioccolato parte dalla filiera del cacao
Accanto a un mercato in espansione resta però l’ombra di una filiera sempre più in crisi, quella della coltivazione delle fave di cacao. La pianta del cacao è particolarmente sensibile a umidità e alte temperature e ha bisogno di crescere all’ombra di piante più grandi. Cambiamento climatico e deforestazione, tuttavia, ostacolano il lavoro degli agricoltori, che producono meno. La conseguenza? Il cacao costa di più e i produttori ne acquistano minori quantità. Il che si traduce in una ridotta qualità del prodotto acquistato dal consumatore finale: i grandi brand – per non alzare eccessivamente il prezzo sullo scaffale del supermercato – riducono la percentuale di cacao presente nel cioccolato, sostituendolo con lo zucchero. Secondo la Direttiva 2000/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, infatti, la denominazione legale di ‘cioccolato’ prevede una percentuale minima del 35% di cacao. La normativa europea non impone invece un limite massimo allo zucchero: questo significa che un prodotto può essere legalmente commercializzato come “cioccolato” purché rispetti i requisiti minimi di cacao previsti dalla legge.
Al momento il cacao è quotato a circa 5.000 dollari per tonnellata all’Intercontinental Exchange (Ice) di New York, il principale mercato di riferimento per gli scambi internazionali di questa materia prima. Un livello nettamente inferiore al record storico di 12.906 dollari toccato nel dicembre 2024, nel pieno della crisi del cacao dovuta al drastico calo dei raccolti nei due maggiori produttori mondiali, Costa d’Avorio e Ghana, che insieme rappresentano circa il 60% della produzione globale di cacao. L’Icco ha stimato per la stagione 2023/24 un deficit globale di circa 494 mila tonnellate di cacao, il più ampio registrato negli ultimi decenni.
