I segreti del public affairs: a colloquio con Carlotta Ventura (A2A)

Il confronto con territorio e stakeholder chiave di azioni significative: intervista a Carlotta Ventura, Chief communication, sustainability and regional affairs officer di A2A.

Parlare di relazioni istituzionali o public affairs riporta alla mente immediatamente le aule parlamentari o i corridoi dei ministeri, eppure è una visione riduttiva. In realtà è solo la punta di un iceberg che vede la propria base sul territorio, dove i processi decisionali esercitano tutto il loro effetto e in cui operatori economici, cittadini e stakeholder si confrontano e collaborano. Come? Lo abbiamo chiesto a Carlotta Ventura, Chief communication, sustainability and regional affairs officer di A2A.

La sua direzione si occupa di comunicazione, sostenibilità e regional affairs. Non è comune che queste attività siano sotto lo stesso ‘cappello’. Perché questa organizzazione e come si integrano queste aree?
Sono aree che lavorano in sinergia per ottimizzare il valore che il Gruppo è in grado di offrire ai diversi stakeholder. A2A è un player nazionale, con impianti o clienti in tutta Italia e l’approccio che adottiamo è legato all’impatto: per realizzare attività significative nei territori in cui operiamo è essenziale stringere un vero e proprio patto con la cittadinanza, le istituzioni, gli enti, le associazioni. La sostenibilità rappresenta una leva del piano industriale ed è parte integrante della pianificazione strategica aziendale, ma si occupa anche delle attività di rendicontazione e di bilancio di ciò che i nostri business generano sui territori. I regional affairs agiscono a livello locale con la costruzione di solide relazioni con i diversi interlocutori istituzionali, mentre l’area della comunicazione che lavora su brand e advertising gioca un ruolo cruciale nella presentazione del Gruppo attraverso sponsorizzazioni, eventi e collaborazioni che contribuiscono a generare opportunità di sviluppo e presidio. Le media relations supportano tutte le iniziative raccontandole ai cittadini sui diversi canali, dalla stampa al mondo web e social. Queste ‘anime’ agiscono quindi in sinergia, contaminandosi, condividendo e veicolando gli stessi valori e contenuti.

Un esempio concreto di questo approccio sistemico e dell’integrazione delle componenti della direzione è quello dei “Forum Multistakeholder”, un programma strutturato di ascolto e dialogo che prevede tavoli di lavoro ed incontri pubblici per cogliere le istanze delle comunità, favorire il dibattito e creare valore condiviso. Quest’anno realizziamo i forum in 14 diverse località in cui il Gruppo è presente con le sue attività ed è proprio questa l’occasione in cui gli aspetti legati all’organizzazione di un evento si uniscono alla co-progettazione di iniziative con gli stakeholder locali, alla relazione con le istituzioni, alla presentazione dei bilanci di sostenibilità territoriale e al racconto a tutti i cittadini, attraverso i media, dei risultati conseguiti. Questo percorso di collaborazione dura da anni, con un confronto costante con tutti gli attori, e riveste un ruolo chiave per il raggiungimento degli obiettivi del nostro piano industriale.

Quanto ha influito su questo vostro approccio verso gli stakeholder territoriali la presenza di due enti pubblici territoriali nella compagine societaria?
La nostra azienda è caratterizzata da un’importante componente infrastrutturale ed è naturalmente orientata ad un approccio costruttivo con la società civile, le associazioni e le comunità locali. È nel nostro Dna. Un dialogo costante e collaborativo di lungo respiro che accompagna la realizzazione del nostro piano industriale con orizzonte 2035.
Avere soci pubblici come i Comuni rappresenta un valore aggiunto: la loro ragion d’essere è la cura dei territori e dei cittadini. Ed è ciò di cui ci occupiamo anche noi.

A proposito del piano industriale, non solo guarda ben oltre i 10 anni, ma prevede un investimento di 22 mld di euro nella transizione ecologica. Può essere definita una scommessa, tenuto conto del dibattito sulla strategia energetica, non solo nazionale ma anche europea.
Non si tratta di una scommessa ma di una visione chiara e ben definita degli obiettivi che vogliamo raggiungere, in linea con i target nazionali ed europei. L’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini ha delineato una strategia molto concreta incentrata su due pilastri fondamentali, l’economia circolare e la transizione energetica, con un progress solido e strutturato per la realizzazione dei progetti e un monitoraggio continuo della loro concretizzazione. Un Piano per cui è imprescindibile avere il tempo necessario al raggiungimento di obiettivi ambiziosi con rigore e precisione e che si sta dimostrando vincente, sia dal punto di vista dei risultati finanziari sia in termini di apprezzamento da parte delle comunità locali per il lavoro che svolgiamo.

La natura di A2A è quella di una multiutility, tuttavia nel 2020 vi siete definiti una life company. Cosa vuol dire e perché questa trasformazione?
Con multiutility si fa riferimento ad aziende prevalentemente italiane, in molti casi quotate in borsa. Ma si tratta di un termine tecnico, astratto. Freddo. Noi ci siamo chiesti: cosa fa una multiutility? Di cosa si occupa davvero? E dopo un processo di ricerca e analisi, sia all’interno sia all’esterno del Gruppo, la nostra risposta è stata che in A2A ci occupiamo di energia, di ambiente, di acqua; questi sono elementi necessari alla vita e alla sua qualità. Ecco perché ci siamo definiti una Life Company: ci prendiamo cura della vita dei cittadini, dei clienti, delle persone che serviamo ogni giorno. E parlare di ‘vita’ nel 2020, l’anno in cui tutto ciò ha preso forma, è stata una sfida. Ci siamo resi conto che in piena pandemia, mentre molti di noi potevano stare a casa, c’era chi doveva rimanere ‘sul campo’: i nostri operatori che si occupano della raccolta dei rifiuti e dell’igiene urbana, o i colleghi impegnati nella conduzione di centrali e impianti energetici, che lavoravano per garantire i servizi essenziali. Queste persone erano in qualche modo dei caregiver, degli ‘angeli custodi’ che hanno permesso a tutti noi di continuare a vivere in città pulite, in case calde e illuminate. Riconoscere loro questo fondamentale ruolo e chiamarci Life Company è stato importante non solo per raccontarci all’esterno ma ha anche aiutato tutto il nostro Gruppo– circa 14.000 dipendenti – a trovare una forte identità comune.

In queste settimane si parla degli effetti dell’autonomia differenziata in settori chiave. Da quanto ha raccontato, la vostra struttura è perfettamente in grado di adattarsi ai diversi contesti che ne deriveranno.
Decisamente sì. Nel settore energetico e ambientale è fondamentale che ci sia una visione strategica affidata al Governo, all’Unione europea; ma l’attuazione delle decisioni prese a livello nazionale o internazionale avviene poi a livello locale, con iter complessi. Questo aspetto riveste una enorme rilevanza per le aziende come A2A, che si occupano di infrastrutture in questi ambiti strategici e devono gestire procedure multilivello – da autorizzazioni nazionali a piani locali – e coinvolgere diversi interlocutori. Per questo crediamo che sia indispensabile un dialogo costante con il territorio: dal governatore regionale fino alle associazioni di categoria o ambientaliste, siamo costantemente impegnati a cogliere le specificità dei contesti in cui operiamo.

È quello che in altre forme veniva chiamato débat public e che per noi oggi sono appunto i Forum Multistakeholder. Quest’anno, ad esempio, durante questi incontri ci stiamo concentrando su due argomenti molto concreti. Il primo è la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) che coinvolge l’intera supply chain: stiamo affiancando le piccole e medie imprese per supportarle nel processo di adattamento e compliance, e proprio grazie al confronto con queste realtà abbiamo redatto un vademecum che vuole essere un punto di partenza per aiutarle a formalizzare azioni e impegni in ambito Esg. Il secondo tema è la biodiversità, un aspetto di rilevanza enorme a cui ogni singolo territorio dedica molta attenzione.

Le richieste che riceviamo da diverse parti d’Italia, dalla Valtellina alla Sicilia, spesso sono simili e oltre all’attenzione all’ambiente riguardano sempre più la formazione, su cui lavoriamo moltissimo. Abbiamo un programma avviato da tempo, ‘A2A per le Scuole’, con cui promuoviamo i valori della sostenibilità tra le giovani generazioni e che lo scorso anno scolastico ha coinvolto circa 124.000 tra studenti e docenti in progetti di educazione ambientale, a livello nazionale e territoriale, e in visite didattiche ai nostri impianti.

Questo approccio sinergico, composto da più ‘anime’ complementari, è nato da un’idea forte che è tutto fuorché astratta. E credo che sia un modo efficace per ottenere risultati concreti, basati sulla creazione di valore condiviso con tutti gli attori coinvolti.

Poste Italiane Dic 25

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