La percezione negativa e la diffidenza continuano a frenare lo sviluppo del franchising in Italia, nonostante il settore abbia raggiunto un fatturato di quasi 34 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. In Italia, il franchising è ancora spesso percepito come un modello poco conosciuto e sottovalutato, nonostante il grande potenziale dimostrato in molti Paesi europei, dove una maggiore cultura imprenditoriale ne ha favorito lo sviluppo. In Francia, ad esempio, il modello del franchising registra numeri significativamente maggiori in termini di partecipazione e interesse.
Questo è uno dei temi centrali affrontati durante il Franchising Forum, l’evento in programma il 4 e 5 giugno a Milano presso il Quark Hotel, che riunisce esperti e operatori del settore per discutere delle strategie più efficaci per creare e gestire reti di franchising nel 2025. “Il problema principale del franchising in Italia è culturale“, spiega Enrico Tosco, Ceo di Reting e tra gli organizzatori dell’evento. “Quando si parla di franchising, molte persone sono immediatamente diffidenti. Questa percezione è il risultato di anni in cui il termine è stato abusato da imprenditori che hanno sfruttato il modello per vendere qualcosa che non conoscevano. La conseguenza è che oggi, nonostante il franchising sia presente in Italia dagli anni ’50, questo mercato non è mai davvero decollato”.
I numeri, tuttavia, raccontano una storia di crescita: secondo i dati di Confcommercio, il numero di punti vendita in franchising in Italia è aumentato, raggiungendo 65.806 unità, con un incremento di 4.664 rispetto al 2022. Un trend positivo che si riflette anche nelle previsioni degli operatori del settore. “Nel triennio 2023-2025, l’89% dei franchisor intervistati prevede nuove aperture sia in Italia che all’estero, con un conseguente aumento degli occupati”, sottolinea Tosco. “Questo dimostra che, nonostante le difficoltà percettive, il modello funziona e continua a espandersi”.
Uno dei problemi evidenziati dagli esperti è la mancanza di regolamentazione efficace. “in Italia esiste una legge, la 129 del 2004, che è scritta bene ma che non prevede sanzioni per chi non la rispetta”, afferma Tosco. “Questo significa che ogni giorno troviamo reti di franchising che non rispettano le linee guida di questa legge, ma che non subiscono conseguenze. Ad esempio, la legge richiede che il marchio sia registrato e che ci sia stata una sperimentazione adeguata prima di proporre il franchising, ma molti operatori ignorano questi requisiti”.
Un altro ostacolo allo sviluppo del settore è la frammentazione delle associazioni di categoria. “Invece di esserci una sola grande associazione come in tutte le altre nazioni del mondo, in Italia ce ne sono tre che hanno iniziato a parlarsi tra loro soltanto da qualche anno – spiega Tosco – anche se manca ancora un approccio culturale unitario”.
Il Franchising Forum di Milano si propone proprio di affrontare queste problematiche, riunendo fondatori e manager delle più importanti reti che operano in Italia per condividere esperienze e best practice con le reti emergenti. “L’obiettivo è insegnare a fare franchising secondo le nuove regole del mercato, che è profondamente cambiato soprattutto dopo Covid-19”, sottolinea Tosco.
Tra i relatori ci saranno rappresentanti di importanti gruppi come Accor Hotels, che gestisce 40 brand in tutto il mondo, oltre a numerosi altri operatori di successo nel settore. “Vogliamo che le persone comprendano che il franchising è un modello di business serio che, se implementato correttamente, può portare grandi benefici sia ai franchisor che ai franchisee”, conclude Tosco. L’evento, che ha riunito 150 partecipanti, rappresenta un’importante occasione di networking e formazione per chi opera o intende operare nel settore del franchising. La crescita del settore, testimoniata dai numeri in aumento, suggerisce che, nonostante le difficoltà percettive, il franchising continua a rappresentare un’opportunità significativa per l’economia italiana.
