AI e lavoro, il gioco a somma ignota

Milioni di posti a rischio, ma anche miliardi di Pil in più. L’analisi Censis e l’appello di Papa Leone XIV a non dimenticare la dignità umana nell’era dell’intelligenza artificiale.

Quando si parla di intelligenza artificiale, si parla in fondo di qualcosa che non conosciamo ancora. Non sappiamo fino a che punto si spingerà l’innovazione, a quale livello di ‘intelligenza’ potranno arrivare i chatbot e i modelli statistici del linguaggio in grado di produrre una forma di intelligenza simile a un ‘pappagallo stocastico‘, ma pur sempre un pappagallo.

Sappiamo che ChatGpt non pensa, non immagina il mondo, non crea idee nuove. Piuttosto, i modelli esistenti sono straordinariamente capaci di elaborare quantità impressionanti di dati pescando in un sapere che è, appunto, già esistente.

Solo l’intelligenza umana crea idee nuove, solo l’intelligenza umana pensa il futuro e immagina il mondo che verrà. Tale constatazione può apparire rassicurante ma in realtà lo è poco.

Papa Leone XIV, nel suo primo discorso ai cardinali riuniti in Vaticano, ha spiegato la scelta del suo nome in onore di Leone XIII che, con la storica enciclica ‘Rerum novarum‘, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale. Oggi la Chiesa, ha scandito il Pontefice, “offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.

Secondo il rapporto Censis Confcooperative dal titolo ‘Intelligenza artificiale e persone: chi servirà a chi?’, presentato a marzo, circa sei milioni di lavoratori in Italia potrebbero perdere il posto perché sostituiti nel processo produttivo dall’AI. Ma allo stesso tempo, rivela lo studio, fino al 2035 il Pil potrebbe salire dell’1,8%, pari a una crescita fino a 38 miliardi di euro, proprio grazie all’impiego dell’AI.

Sono due facce della stessa medaglia, opportunità e rischi, di una straordinaria innovazione che è destinata a scuotere l’organizzazione del lavoro dalle fondamenta. Secondo il rapporto già citato, saranno almeno quindici milioni i lavoratori che avranno conseguenze sulla propria professione: sei milioni rischiano di essere del tutto soppiantati dalle macchine, altri nove verrebbero invece affiancati dall’AI nello svolgimento delle rispettive mansioni.

È interessante notare che, secondo questa analisi, i più colpiti saranno i laureati mentre i lavoratori con un basso livello di istruzione saranno meno intaccati dal cambiamento.

Davanti alla contemporaneità che avanza, non ha senso cadere in previsioni apocalittiche o catastrofiche: il futuro è più roseo di come lo immaginiamo.

ChatGpt è un’intelligenza generativa alla portata di tutti, con applicazioni utili in diversi settori della nostra vita. L’innovazione non si può arrestare, anzi chi la blocca diventa il big looser di una partita globale dalla quale l’Europa rischia di essere tagliata fuori.

Se la startup cinese DeepSeek è riuscita, in breve tempo e con costi di addestramento inferiori, a imporsi come valida alternativa all’americana ChatGpt, soltanto a febbraio la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha lanciato InvestAI, un piano per mobilitare 200 miliardi di euro che rischia di restare sulla carta.

È lo scenario da scongiurare, e non serve un chatbot per comprenderlo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.