Materie prime e preziose in rialzo, borse in fibrillazione: dopo l’attacco di Israele contro l’Iran i listini si sono svegliati in ribasso, colpiti dall’ennesimo episodio di tensioni globali. Aumenta l’incertezza, che già pesava sulle stime economiche mondiali.
Lo Stato ebraico ha bombardato nella notte i siti nucleari iraniani e le strutture militari, uccidendo – a quanto risulta – il capo delle forze armate del Paese e quello delle Guardie della rivoluzione, oltre a diversi scienziati. In mattinata poi la tv iraniana ha parlato di nuovi raid israeliani, in particolare sull’impianto di Natanz, dove si trovano le centrifughe sotterranee per l’arricchimento dell’uranio. L’esercito israeliano riferisce di aver intercettato la maggior parte dei droni iraniani lanciati come ritorsione.
L’Iran ha detto che nessuna delle sue installazioni petrolifere è stata colpita nell’attacco. Nonostante questo, l’effetto si è sentito anche sui prezzi del greggio.
Israele – Iran, Piazza Affari apre in ribasso
Anche Piazza Affari ha aperto in ribasso. A pochi minuti dall’apertura degli scambi il Ftse Mib ha registrato una contrazione dell’1,56% a 39.324 punti. Segno meno anche per le altre europee. Francoforte registra un -1,07%, Londra scende dello 0,52% e Parigi dello 0,84%.
In mattinata le piazze asiatiche hanno segnato perdite consistenti: Tokyo ha ceduto lo 0,89% mentre Shanghai ha perso lo 0,75% e Hong Kong lo 0,59%. Giù a -0,87% anche il coreano Kospi.
A Wall Street, in attesa della seduta pomeridiana (orario italiano) i future hanno mostrato comunque un netto calo, in media intorno all’1,50% fra i diversi indici, per poi oscillare in positivo a 0,24%, nel caso di Nasdaq e Dow Jones.
I prezzi del petrolio e dell’oro
In risalita i prezzi del petrolio: il Brent cresce dell’8,45% a 75,22 dollari al barile mentre i future sul Wti segnano +8,85% a 74,06 dollari al barile.
Per quanto riguarda il gas, sul Ttf di Amsterdam i future toccano i 37,7 euro a megawattora (arrivando anche a un +4%).
Il bene rifugio per eccellenza, l’oro, non si ferma neanche stavolta, e guadagna l’1,20% oltre quota 3.400 dollari l’oncia.
Sul greggio gli analisti già fanno previsioni a lungo termine: se si tratterà di un conflitto prolungato, i prezzi resteranno alti per parecchio tempo. Una chiusura dello Stretto di Hormuz, spesso minacciata dall’Iran e da cui passa un enorme quantità del petrolio mondiale, potrebbe far impennare ulteriormente i prezzi, compresi quelli del gas.
